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Underground • Pub • Londra • Inghilterra

MessaggioInviato: 28/11/2014, 12:44
da Monique
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Il Pub "Underground", situato nella zona babbana di Londra, è probabilmente il luogo di ritrovo per giovani - sia maghi che babbani - più famoso di tutta la città: l’ambiente è caldo e confortevole, caratterizzato da arredi in legno; otre alla sala interna, viene allestito un dehor esterno durante i mesi caldi, in modo tale da dare la possibilità ai clienti di cenare anche all’aperto.

L'Underground è famoso anche per le serate a tema che vi si organizzano nel corso della settimana: il martedì è la serata dedicata alle coppiette, con menu ed allestimenti in stile romantico; il giovedì c'è la serata karaoke, dove tutti possono buttarsi e provare le loro doti canore; il sabato, invece, la serata discoteca, dove i clienti sono invitati a lanciarsi in pista e ballare fino allo sfinimento! Tutti i giorni, inoltre, viene servito l’happy-hour, accompagnato da deliziosi aperitivi, e la domenica c'è anche la possibilità di seguire le partite del Campionato di Quidditch grazie alla modernissima magi-tecnologia di cui dispone il pub.

Tra le specialità del pub ci sono le fritture, che vengono servite anche a pranzo insieme a bruschette, insalate e pizze: la varietà del menu costituisce il suo punto di forza principale, poiché propone una vasta gamma di prodotti di ottima qualità a prezzi contenuti. La sera, allo stesso modo, si potranno gustare tante altre specialità, dalla carne alla brace a panini imbottiti, fino ai dolci più golosi; in più, per accompagnare le proprie ordinazioni, si potranno scegliere tra le migliori birre in bottiglia, tra cui un’ottima birra belga.
Infine, per chi avesse voglia di gustarsi solo degli ottimi cocktails preparati sul momento con un po' di scena, i migliori Bartenders in circolazione saranno pronti a dare spettacolo e a servire velocemente orde di clienti assetati.

La proprietaria dell'Underground si chiama Olivia Underwood, ma tutti la conoscono semplicemente come "Liv".

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È una donna pratica, concreta e materialista, che ha il profitto come obiettivo principale: tuttavia è anche gentile, corretta ed onesta verso i dipendenti, e non è restia a trattare con un occhio di riguardo alcuni clienti... sempre se questi sono disposti a pagare, ovviamente!

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 28/11/2014, 15:33
da Zoé
∂ Retro Pub • Venerdì 29 Aprile • ore 22.34 ∂


Ah, eccoti!
Sei di nuovo in ritardo, lo sai?


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Lo so, scusa.
Ho finito tardi all'ospedale, un'emergenza dell'ultimo minuto...


Sì sì, va bene, muoviti però!
Con Liv ti ho coperta io, ho detto che eri qui mezz'ora fa ma che ti sei sentita poco bene... quindi ringraziami, baciami il culo e porta il tuo di là il prima possibile!


Sei la migliore Bree...
A proposito, vado bene così?


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Intendi dire se sembri abbastanza una cattiva ragazza con cui sfogare i propri istinti carnali sul bancone del pub? Assolutamente sì, ma togliti il giubbotto di jeans, sai che per Liv più pelle facciamo vedere e meglio è!

Per attirare i clienti, naturalmente.
A Liv interessava poco vedere i suoi dipendenti in abiti succinti.
Ma sapeva bene quanto l'aspetto esteriore attirasse la clientela dell'Underground.
Per questo le ragazze erano "invitate" -costrette- ad indossare gonne corte e top scollati.
I ragazzi, invece, dovevano tassativamente presentarsi con maglie aderenti che mettessero in mostra i muscoli.
Il che spiegava anche perché i dipendenti di Liv fossero tutti bei/belle ragazzi/e.

Ah, eccoti qui!
Come ti senti Z?


Un'abitudine di Liv, abbreviare i nomi di chi lavorava per lei.
Anche chi, il nome, l'aveva composto di tre lettere.
O quattro, nel caso di Bree.

Meglio Liv, scusa se ci ho messo un po'...

Non fa niente, hai una bella cera, e tanto mi basta... ai clienti non piace vedere ragazze con la faccia malaticcia, e stasera siamo già pieni!
B, quel tavolo laggiù aspetta qualcuno che prenda le loro ordinazioni.


Vado subito!

Z, il bancone è tutto tuo.

Tranquilla Liv, è in ottime mani!

E lo era davvero.
A Zoé veniva facile lavorare all'Under -abbreviativo usato dai dipendenti e dalla clientela affezionata- tanto quanto girare per i reparti del San Mungo, a Medicina Interna.
Era nata per quei lavori.
Forse più per il primo, ma anche il secondo le piaceva, la faceva sentire utile al prossimo.
Chiaramente la ragazza che, ora, si era messa dietro al bancone, non aveva nulla a che spartire con la Medimaga che era di giorno.
Ma era quello il bello... essere due persone insieme.
Minigonna di jeans, stivali a tacco alto sotto al ginocchio, top nero senza spalline, trucco e capelli rock: Zoé sapeva come presentarsi all'Under e come attirare i clienti.
Forse era anche per questo che Liv le perdonava i suoi innumerevoli ritardi.

Allora, chi vuole un drink?

Domandò ad alta voce, facendo volare uno shaker tra le esclamazioni dei presenti.
Il bancone era già pieno di clienti assetati.
Ed assatanati, anche.
Ma quello non era un suo problema.
Ci avrebbe pensato Liv a metterli in riga.

Spoiler:
Aristide

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 28/11/2014, 17:51
da Aristide
{ Pub Underground | Venerdì 29 aprile | Ore 22:38 }


Come potrebbe trascorrere la serata un magiAvvocato di venerdì?
Molti potrebbero vedere gli avvocati come persone fedeli in tutto e per tutto alla loro etica professionale e civile; forse avrebbe dovuto essere proprio così, ma se si parlava di Aristide Doukas allora bisognava tener conto di tutte le eccezioni. Una vera tristezza quei magiAvvocati cialtroni che mantenevano il vestito sia fuori che dentro l'ufficio o il Ministero. Aveva un'ottica diversa in merito alle attività "extra-lavorative". In primis si sentiva libero - e in parte aveva ragione - di condurre la sua vita privata come meglio gli aggradava, senza badare alle opinioni altrui o dei suoi clienti; certo, questo comportava un giudizio negativo, magari avrebbe allontanato la clientela, ma lui era sotto un tetto di ferro, perché la gente che si recava da lui non guardava, o meglio, ignorava la sua vita da "ragazzaccio": il nome di Isaac Pendleton era una garanzia a tutti gli effetti, la clientela era assicurata, di conseguenza il denaro era assicurato.
Una vera e propria fortuna la sua: aver trovato lavoro presso l'avvocato più temuto e famoso al tempo stesso di tutta l'Inghilterra era una garanzia non a vita, ma quasi; il fatto che poi era divenuto suo socio minore era una certezza in più.
Dunque a chi interessava se quella sera si fosse vestito con una maglietta e un paio di jeans aderenti e con una giacca di pelle? Era libero di fare quello che voleva, un po paradossale per chi ha studiato la legge, altrettanto coerente per chi la tradiva al tempo stesso.

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Aveva deciso di divertirsi quella sera, dunque aveva trovato un pub in cui poter bere e adocchiare qualche ragazza con cui spassarsela: il pub Underground era probabilmente quello più indicato per i programmi che si era prefissato. Non era mai stato in quel posto, ma molti gli avevano parlato del tipo di gente che lo frequentava: dal più fuori di testa al bravo ragazzo, dalle brave ragazze in compagnia del proprio partner alle ragazze che tradivano il proprio ragazzo lo mollavano al bancone per scoparsi un altro nel vicolo fuori dal locale.
Era proprio il posto adatto, dunque.
Il locale era frequentato anche da babbani, dunque avrebbe dovuto essere cauto con la magia, altrimenti sarebbero stati guai seri, e questo avrebbe gravato sulla sua posizione lavorativa.
Di certo non si aspettava però di trovare ragazze sexy quando aveva infilato solo una gamba dentro il locale: lì i pezzi grossi partivano dalle cameriere, che indossavano abiti molto succinti, e finivano davanti la porta del locale, dove alcune cacciavano grosse volute di fumo di sigaretta - e non solo - dalla bocca.
Prima di perdersi in mezzo alla folla voleva bere qualcosa, dunque si fece spazio tra la folla per raggiungere il bancone; la barista era una ragazza molto attraente: il corpo sinuoso, i capelli scombussolati che le davano un tocco di proibito, gli occhi azzurri, penetranti, incorniciati da una linea di matita nera. Le labbra erano carnose - immaginava già il sapore dei suoi baci - e la sua pelle era in buona parte scoperta, liscia, chiara, morbida alla vista.
L'altra barista girava fra i tavoli del locale per richiedere le ordinazioni, molto carina anche lei, ma quella lì dietro il bancone era il pezzo forte.

Allora, chi vuole un drink?

Domandò a gran voce la ragazza mentre la folla urlava e la acclamava.
Si destreggiava bene con lo shaker, evidentemente aveva sempre praticato quel lavoro: era una professionista.
Alzò un angolo della bocca e si schiarì la voce per poi richiedere il suo drink: alzò la voce abbastanza affinché lo ascoltasse.

Un Long Island Iced Tea!
Sempre se sei capace di farne uno...


I presenti guardarono male il nuovo arrivato: ovviamente c'era un turno da rispettare, ma non gli importava, anche perché nessuno di loro rispettava davvero il turno. Si voltò verso i pochi che non si erano lasciati sfuggire il suo atto di furbizia. Rispose con un'occhiataccia, come per far capire "Sparite prima che vi faccia a pezzi". E così fecero, sempre con quell'aria scocciata.
Ora avrebbe potuto chiacchierare in tranquillità con la barista, sempre se lei fosse stata disposta a dargli retta: aveva trovato la sua preda, anche se catturarla avrebbe richiesto l'intera serata, poiché di certo non poteva avere un po di privacy con lei durante il suo turno di lavoro.

Spoiler:
Zoé

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 28/11/2014, 19:14
da Zoé


Jordan aveva già fatto partire la musica.
Era davvero bravo come DJ, sceglieva sempre belle canzoni -per il suo gusto, naturale.
E ad un volume tale da permettere di non sgolarsi, per parlare, il che faceva molto per la buona reputazione di un locale.
Adorava muoversi e preparare cocktails a tempo, rendeva tutto più divertente.
E poi anche i clienti si distraevano, accettando più placidamente l'attesa.
Zoé, in teoria, non era da sola dietro al bancone, comunque.
Daniel, un altro Bartender, avrebbe dovuto affiancarla.
Avrebbe, sì.
Lei non era l'unica a fare spesso ritardo.

Non mi ammazzare!

Lo farò se non porti il culo qui e non mi dai una mano, Dan!

Ribatté lei, rifilandogli un'occhiataccia.
Ma come si faceva a rimanere arrabbiati con uno che ti fissava con quello sguardo da cucciolo?

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Liv si è accorta che sono in ritardo?

Io non le ho detto niente, se sei fortunato non ci avrà fatto caso.
Ma mollami qui da sola un'altra volta e giuro che...


Mi ammazzi, lo so!

Ma non lo faceva mai.
Zoé voleva bene a tutti, lì dentro.
Bree, Dan, la stessa Liv.
Erano la sua famiglia, in qualche modo.
Una incasinata, caotica, rumorosa, strana famiglia di pazzi.
Ma era bello avere qualcuno su cui contare, specie perché non tutti i clienti erano tipi semplici da gestire.
La maggior parte in realtà era simpatica.
Scherzavano, con lei, stuzzicandola bonariamente.

Zoé, amore mio, quando ti posso portare a casa a conoscere mia madre?

Non ti conviene Zack!
Non lo vedi che sono una cattiva ragazza? Tua madre non mi sopporterebbe!


Sei uno zuccherino, tesoro, mica come quell'acida del tuo capo!

Attento Matt, se ti sente Liv la prossima volta che metterai piede all'Under lo farai senza palle!

Rise, la mora col viso da bambola.
In realtà lì dentro rispettavano tutti Liv.
Era lei che mandava fuori a calci in culo i clienti troppo ubriachi o molesti, lei che si prendeva cura dei dipendenti.
Zoé ricordava che, una volta -aveva appena iniziato a lavorare lì- un uomo che aveva servito nel pub l'aveva aspettata fuori, per importunarla.
Ricordava anche di aver avuto paura, non sapendo come reagire.
Era stata Liv ad aiutarla, a pretendere che Daniel l'accompagnasse a casa ogni sera.
Un po' come una mamma.
Una cinica, materialista e scontrosa mamma rompiscatole.

Un Long Island Iced Tea!
Sempre se sei capace di farne uno...


Lo sguardo si spostò sul ragazzo che aveva appena parlato.
Ragazzo... uomo, più che altro.
Una trentina d'anni, stimò Zoé, forse poco di meno.
D'altronde con un lavoro come il suo, l'occhio prima o poi ce lo si faceva.
Sorrise, ascoltando le lamentele di qualche cliente che voleva essere servito prima.

Su su, fate i bravi... vi servo tutti, che problema c'è?
Il signore qui è nuovo, fatemelo battezzare come si deve!


O perlomeno, lei non l'aveva mai visto.
Magari in realtà era già stato lì altre volte, ma visto che veniva servito prima, gli conveniva reggere il gioco e rimanere in silenzio.
Lei, dal canto suo, cominciò a prendere l'occorrente per il drink richiesto.
Vodka, gin, tequila, rum bianco, triple sec, succo di limone, sciroppo di zucchero, cola.
Era una preparazione relativamente semplice.
Stava tutto nella giusta miscela degli ingredienti, nel loro dosaggio.
Ma se Liv la voleva ogni sera dietro al bancone, un motivo ci doveva essere.
La musica le dava il ritmo con cui lanciare in aria bottiglie, shaker e cubetti di ghiaccio.
Le dava anche il ritmo per quando muoversi, ruotare su se stessa, afferrare un oggetto dietro la schiena o con un movimento sinuoso del corpo.
Sapeva quello che faceva, era evidente.
D'altronde, a ciascuno il suo campo.

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Glielo mise davanti con un sorriso accattivante.
Anche flirtare coi clienti era qualcosa che Liv approvava.

Soddisfatto, dolcezza?

Gli chiese lei, facendogli l'occhiolino con aria maliziosa.
Dopotutto anche essere attraente le riusciva naturale... quasi quanto fare la Bartender.

Spoiler:
Aristide

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 28/11/2014, 22:23
da Aristide
Era davvero un locale con i fiocchi: chiunque poteva recarsi lì per distrarsi un po, magari mandando giù qualcosa di forte, così i pensieri scendevano con l'alcol.
Nonostante non fosse un weekend l'underground era davvero gremito di gente: probabilmente dei disoccupati o figli di papà, che avevano già tutto bello e pronto, con un'eredità corposa in mano in un futuro. Lui invece non poteva concedersi quelle ore piccole, il mattino dopo lo aspettava una sedia, una scrivania, dei clienti che avevano commesso qualche guaio (la maggior parte dei loro clienti era gente che aveva commesso un reato), perché erano sicuri che rivolgendosi a Pendleton l'avrebbero passata liscia, o perlomeno avrebbero ottenuto uno sconto della pena di assai ridotto rispetto a quanto spetterebbe loro.
La ragazza mora dagli occhi azzurri fu affiancata poco dopo da un ragazzo giovane: aveva notato che i dipendenti di quel posto avevano tutti un bell'aspetto; la proprietaria puntava molto sul loro aspetto per attirare i clienti. Se così era allora funzionava.
Si rivolse alla ragazza con quel tono provocatorio, ma lei non se la prese, anzi stette al gioco e accettò la sfida del Long Island che le aveva lanciato: in effetti un Long Island era un cocktail semplice, ma non del tutto, perché - se fatto bene - richiedeva le giuste dosi.
Dal modo con cui si muoveva, comunque, la sua era una sconfitta in partenza: era esperta, ma in realtà lui non aveva ordinato quel drink per vederla fallire - perché sapeva che lei sarebbe riuscita nell'intento - ma per attaccare bottone con lei [Carisma (Fascino) = 19]. Con un minimo di ragionamento probabilmente ci era arrivata anche lei.
Nel frattempo che la ragazza mischiava i vari alcolici si poggiò ad una di quelle sedie da bar di legno, mentre studiava ogni suo movimento; c'era qualcosa in lei che andava oltre la professionalità che mirava proprio all'attenzione e alla stupefazione del cliente.

Sorprendente...

I presenti assistevano allo spettacolo a bocca aperta, urlando e acclamando la bartender per la sua bravura innegabile.
Quando gli posò il bicchiere colmo di Long Island davanti agli occhi, non la ringraziò, ma con un cenno della testa le fece capire il suo stupore, poi assottigliò gli occhi mentre portava il bicchiere alle labbra e ne bevve un sorso, poi lo riposò sul tavolo e riportò lo sguardo su di lei, leccandosi appena il labbro superiore inumidito dalla bevanda.
La sua bravura non era solo nei movimenti, ma anche nella precisione del dosaggio dei componenti alcolici.
Non mostrò comunque il suo compiacimento davanti il suo sorriso sexy a dir poco.

Soddisfatto, dolcezza?

Le sorrise di rimando, per poi limitarsi a gratificarla con un complimento discreto: che caratterino bastardo quel Doukas.

Non male...

Bevve ancora un po dal bicchiere: era stato davvero un bugiardo dicendo "non male". A suo parere era il migliore Long Island Iced Tea che avesse mai assaggiato. Ovviamente era nel suo carattere fare il bastardo, non per nulla era un magiAvvocato, non per nulla era socio del migliore nel suo campo.
Sperava proprio che la ragazza potesse donargli qualche attenzione in più comunque: quel caratterino così sfacciato nascondeva qualcosa, lo leggeva chiaramente, oltre gli splendidi e limpidi occhi azzurri.
A giudicare da come si rivolgevano i clienti aveva con loro un rapporto molto confidenziale: se non aveva sentito male poco prima qualcuno di loro l'aveva chiamata Zoé, ma non era sicuro si trattasse del suo vero nome: probabilmente un diminutivo o roba del genere.

Brava, Zoé.

Disse facendo cadere l'accento sul suo nome: un nome insolito, ma se le avesse rivelato il suo probabilmente sarebbe scoppiata a ridere. Infatti era un nome greco: i nonni paterni avevano premuto molto sul fatto che si chiamasse così. Lui lo odiava, sembrava il nome di una di quelle Muse della mitologia greca.
Con pochi sorsi il bicchiere era già vuoto, perciò si rivolse di nuovo a lei per ordinare un altro drink, ovviamente non uno a caso, ma uno abbastanza, come dire, passionale.

Come te la cavi con il Sex on the beach?

Pronunciò il nome del cocktail avvicinandosi al suo viso, sempre se lei glielo avesse permesso: c'era una decina di centimetri a separare le loro labbra.
Ovviamente la sua richiesta era anche un gioco di parole, una domanda a doppio senso abbastanza maliziosa, ma qualcosa gli diceva che con lei non avrebbe mai osato abbastanza: un osso duro quella Zoé.
Sorrise appena, scostandosi da lei e ritornando al suo posto, sulla sedia, per poi guardarsi un po in giro, dando un paio di occhiate a destra e sinistra.
In verità non sapeva nemmeno se lei fosse o meno una strega: buona parte di loro era babbana, ma non era certo un fissato Purosangue: che si sbattesse una strega o una babbana era indifferente.

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 28/11/2014, 23:46
da Zoé
Non male...

Un cliente sostenuto... i miei preferiti.

Soffiò Zoé, lo sguardo illuminato dalla malizia.
Quando si faceva la Bartender, se ne vedevano tanti di clienti.
Quelli depressi, in cerca di alcol per dimenticare i loro dispiaceri.
Quelli impacciati, che sembravano quasi chiedere scusa -per cosa non lo sapeva- mentre facevano la loro ordinazione.
Quelli su di giri, convinti che fosse "da fighi" frequentare l'Underground e per questo ci andavano.
Quelli moralisti, che passavano metà del loro tempo a spiegare agli altri clienti perché non dovessero bere.
Quelli chiacchieroni, che non cercavano altro se non qualcuno da sfinire di parole.
Quelli rimorchioni, che volevano solo trovarsi una ragazza -o un ragazzo, a volte- da scoparsi la notte.
Quelli difficili, a cui non andava bene niente e che avevano sempre qualcosa da ridire su tutto.
E quelli come l'uomo che aveva di fronte, i sostenuti.
Quelli che non davano soddisfazione, che facevano un po' i misteriosi, come se volessero tenere gli altri sulle spine.
Di tutte le tipologie, quella era la preferita di Zoé.
Forse perché c'era più gusto a farli sbottonare, forse perché era più divertente cercare di capire qualcosa di loro dato che parlavano poco o niente.

Brava, Zoé.

Grazie, dolcezza.

Rispose lei, con un sorriso accattivante.

Però non vale, io il tuo nome non lo so.
Non mi merito di conoscerlo, dopo averti servito quel fantastico drink?


Perché era fantastico.
Lo sapeva lei, e lo sapeva anche lui.
Mentre l'altro beveva, la mora si dedicò ad altri clienti.
Per ognuno, Zoé improvvisava uno spettacolo coi propri attrezzi del mestiere.
Far sentire ogni cliente speciale, quella era una filosofia di Liv da seguire alla lettera.
In lontananza, Bree stava palesemente flirtando con un bel ragazzo seduto ad un tavolo, da solo.
Sorrise tra sé, la Bartender, chiedendosi quanto ci avrebbe messo prima di portarlo in bagno.
Tanto l'importante era che Liv non lo venisse a sapere.

Come te la cavi con il Sex on the beach?

Sono un'esperta in quel campo, tesoro...

Replicò lei, leccandosi appena le labbra mentre prendeva nuove bottiglie e le faceva volare in alto, a mo' di giocoliere.
Vodka, peach schnapps, succo d'arancia e succo di mirtillo rosso, quella era la sua versione.
Sapeva che ne esistevano altre, ma quella era la ricetta ufficiale secondo la IBA -International Bartenders Association.
Altro ghiaccio, altro shaker, altra musica con cui andare a tempo.
Muoveva il bacino, ballava sul posto agitando i capelli, facendo danzare i fianchi.
Ci sapeva fare, la Medimaga che nessuno, lì, avrebbe mai considerato tale.
Poco dopo, era tutto pronto.
Una fettina d'arancia ed un bicchiere pieno dell'alcolico, l'uomo ne sarebbe stato felice.

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Avanti, vediamo se questo ti piace.

Lo sfidò quasi, prendendo una bottiglia di birra che usò per brindare con un altro cliente.
In realtà la bottiglia era piena d'acqua.
Doveva per forza prendere quel genere di provvedimenti, con un lavoro come il suo.
Di clienti che volevano brindare con lei ce n'erano a dozzine.
E se avesse bevuto birra ogni volta, non avrebbe retto fino alla fine della serata.
O il suo fegato sarebbe collassato prima, comunque.

E se ti piace... -tornò a guardare il cliente sconosciuto- Mi devi qualche informazione su di te.
Ci stai, o hai paura di farti conoscere, sweetheart?


I soprannomi erano all'ordine del giorno, all'Under.
Anche verso i clienti.

Spoiler:
Aristide

Re: Underground Pubua

MessaggioInviato: 29/11/2014, 17:55
da Aristide
Un cliente sostenuto... i miei preferiti.

Sei solita classificare i clienti? Mi sentirei offeso se non avessi una categoria solo io, a parte.

Scherzò lui, auto-elogiandosi: ovviamente il suo tono era ironico, anche se non sapeva fino a che punto.
In teoria le ragazze si facevano facilmente abbindolare dai tipi misteriosi, un po sulle loro, che amavano stuzzicare e ritrarre la mano subito dopo: quella sorta di indecisione maschile sembrava mandare su di giri il genere femminile. Per questo molte volte i ragazzi mollati dalla propria ragazza assumevano un atteggiamento di menefreghismo, proprio per far sì che la ragazza notasse questo lato di lui più virile e forte al fine di farle tornare da loro.
Nel suo caso, invece, non era mai stato mollato: una sua caratteristica quella di essere sempre un passo avanti la massa. Cinico? Leggermente, ma non era il tipo che si dava arie in pubblico, magari per fare il don Giovanni; per lui contavano solo i fatti, non le parole: inutile vantarsi della propria capacità di farsi tante ragazze, se poi farsene una era pure molto.
I suoi occhi parlavano per lei: se non fosse a lavoro, Aristide dubitava che si sarebbero trattenuti a parlare di cocktails. In quel momento desiderava che non fosse la bartender di quel locale tanto cool.
Si complimentò per l'ottimo drink, e lei ringraziò lui.

Però non vale, io il tuo nome non lo so.
Non mi merito di conoscerlo, dopo averti servito quel fantastico drink?


Ma questo è il tuo lavoro...
Per ogni cliente che servi vuoi sapere il nome?


Disse lui con un mezzo sorriso dipinto sul volto, usando sempre quel tono caldo per poi farle un occhiolino.
Subito dopo si spostò verso altri clienti, perché giustamente non poteva dedicare l'intera serata a lui, quando c'era parecchia gente da soddisfare lì dentro. Osservò come faceva volare quelle bottiglie, i movimenti veloci delle braccia, i movimenti del bacino, e poi più giù: il suo istinto predatore era troppo insistente e tenerlo a bada costava troppa fatica, per cui tanto valeva concedersi tutti quegli sfizi da "bad person".

Il suo lato B non scherza mica...

Distolse in fretta lo sguardo, proprio quando lei faceva ritorno da lui, il "cliente sostenuto", come l'aveva definito la ragazza.
Decise di metterla ancora alla prova, richiedendo un Sex on the Beach: aveva giocato molto sul nome, tanto per stuzzicarla ulteriormente, per incuriosirla ancora di più.
La sua risposta, comunque, gli fece capire che aveva afferrato il suo gioco di parole e gli aveva confermato anche che anche a letto sapeva muovere il bacino, forse meglio di come faceva dietro il bancone. Almeno quello era ciò che aveva percepito lui e in realtà lei aveva solo risposto alla prima domanda, quella concreta.
Il suo cocktail arrivò poco dopo, ma per lui il piacere stava nel vedere lei all'opera, più che bere. Il colore del liquido che riempiva il bicchiere quasi fino all'orlo era sfumato: partiva dal rosa pesca sul fondo e si tingeva di un rosso più intenso verso l'orlo.
Lei prese una bottiglia contenente probabilmente birra: era meravigliato del fatto che la proprietaria permettesse di bere ai suoi dipendenti durante il turno di lavoro.

Avanti, vediamo se questo ti piace.

Con questo rischi, Zoé...

La osservò mentre beveva dalla bottiglia di birra con uno dei clienti poco più in lì.
Zoé tornò a guardare Aristide, come se volesse qualcosa da lui; la proposta - cioè la sfida - che gli lanciò dopo lo incuriosì molto: diciamo che sapeva trattare bene, per quello poteva fare anche il magiAvvocato. Non sapeva il suo lavoro, una volta saputo avrebbe subito collegato tutto: la sua eloquenza, la capacità di mettere alle strette con poche domande... Insomma, tutte caratteristiche tipiche di qualcuno che svolgeva quel mestiere.

E se ti piace...

M-mh?

Mi devi qualche informazione su di te.
Ci stai, o hai paura di farti conoscere, sweetheart?


Allora accetto la sfida, anche se so che è una battaglia persa in partenza.

E certo che era una battaglia persa fin dall'inizio: dalla velocità con cui aveva preparato il Long Island doveva supporre che preparare un Sex on the Beach non le avrebbe richiesto difficoltà, anche se si trattava di un preparato particolare, poiché non c'era un procedimento fisso e i baristi lo facevano come meglio credevano. Per cui non era detto che la sua "ricetta" avrebbe soddisfatto il suo palato esperto in bevande alcoliche (ne aveva passato di sbronze).
Un'altra menzogna quella: era sufficiente vederla ondeggiare per ottenere la sua approvazione.
Dunque Aristide avvicinò il bicchiere alla bocca e lo inclinò quel tanto che bastava affinché potesse assaporare l'essenza dell'alcolico.
L'essenza di mirtillo rosso catturò il consenso della lingua, il retrogusto di vodka gli scaldò la gola, poi l'esofago, per poi disperdersi nello stomaco.
Sorrise appena: la maga dei cocktail.

Ora potrei dirti che non mi piace, ma mentirei e tu lo sapresti: sei molto sicura di te, lo vedo.

Esitò, abbassando un attimo il capo, come se darle informazioni di lui gli costasse un mutuo a vita.
In realtà era solo dovuto al fatto che gliel'aveva data vinta, seppur consapevole del fatto che avrebbe perso. Orgoglio da avvocato: non saper perdere.

Aristide Doukas, 29 anni, Magiavvocato, socio di Isaac Pendleton.
Credo di averti detto troppo, per il momento è tutto.


Stesso sorriso malizioso, stesso sguardo scrutatore, stesso Doukas bastardo.
Cosa ci si potrebbe aspettare da un avvocato, del resto?

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 30/11/2014, 0:31
da Zoé
Sei solita classificare i clienti? Mi sentirei offeso se non avessi una categoria solo io, a parte.

Una categoria a parte?
Dovresti dimostrare di meritartela, splendore.


Replicò Zoé, divertita.
Sostenuto ed egocentrico.
Ancora meglio.
I prevedibili, come clienti, davano ben poche soddisfazioni.
Ci si metteva poco o niente a capire cosa volessero, quando e perché.
La cosa bella, invece, era lasciarsi stupire come lei stupiva loro quando preparava dei cocktails.
Era uno scambio equo, in fondo.
Il minimo, visto che passava tutta la sera a donare loro un po' di magia senza bacchetta.
Quella che faceva sotto le coperte invece, di magia, era un privilegio riservato a pochi.
L'uomo davanti a sé, ad esempio, probabilmente se la sarebbe scopata volentieri.
Non lo diceva perché si sentiva più figa delle altre.
O perché pensasse che tutti i maschi dovessero andarle dietro -Bree, ad esempio, non concepiva la possibilità che un uomo etero non la volesse.
Ma faceva quel lavoro da così tanto tempo -Intuito/Perspicacia 26- che un po' l'occhio l'aveva allenato.
E capiva quando un maschio la desiderasse.
Lei, dal canto suo, non avrebbe rifiutato una sveltina con lui.
Era bello, sicuro di sé.
E sapeva apprezzare i suoi cocktails.
Già solo con quello guadagnava un sacco di punti.

Ma questo è il tuo lavoro...
Per ogni cliente che servi vuoi sapere il nome?


Naturalmente.
Altrimenti come potrei farvi sentire tutti speciali?


Anche quello era lavoro, in fondo.
Coccolare, vezzeggiare coloro che entravano all'Under.
Non lo faceva solo lei, comunque.
Anche i camerieri erano gentili e premurosi.
Liv stessa, nonostante sapesse essere una stronza rompipalle, coi clienti era diversa.
Era business, era ciò che le permetteva di portare a casa uno stipendio.
E poi non le pesava sorridere, flirtare, scherzare.
Finché tutto rimaneva sui binari giusti, naturalmente.
Dopo ci pensava la proprietaria del pub.
Il secondo cocktail che l'uomo ordinò fu un classico quasi quanto il primo.
Ma era quello il fascino di certi drink.
La loro classicità.
L'essere senza tempo.
Vecchi, ma sempre attuali in qualche modo.

Con questo rischi, Zoé...

Mi piace rischiare…
Quasi sempre ne vale la pena.


E non si poteva sapere se valesse o meno, senza provare.
A volte andava bene, a volte era solo un enorme buco nell'acqua.
Ma anche gli errori erano utili.
Da essi, Zoé aveva imparato molto.
E difficilmente li commetteva due volte.
In quel frangente, ad esempio, il gioco poteva valere la candela.
Sfidarlo a rivelarsi, se il drink gli fosse piaciuto.
In effetti sì, quella era una situazione diversa.
Perché la mora sapeva che sarebbe stato così, che lui avrebbe adorato il liquido colorato nel bicchiere.
Ma a volte era altrettanto divertente vincere con facilità.

Allora accetto la sfida, anche se so che è una battaglia persa in partenza.

Un uomo che sa dichiararsi sconfitto.
Forse ho sbagliato la categoria, dopotutto…


Quella in cui l'aveva classificato, ovviamente.
Oppure, pur essendo sostenuto, sapeva quando alzare le mani in segno di resa.
Lo osservò assaggiare il drink, assaporarne il gusto alcolico.
C'era un che di erotico, secondo Zoé, nella sensazione di calore che scendeva giù per la gola, quando si beveva dell'alcol.
In quel momento le venne anche spontaneo chiedersi se prima, vedendola muovere il bacino, gli fosse venuta un'erezione.
Quasi ci sperava, in effetti.
Le piacevano le lusinghe maschili, dopotutto.
Specie quelle che gli uomini stessi -in quanti impulsi- non potevano controllare.

Ora potrei dirti che non mi piace, ma mentirei e tu lo sapresti: sei molto sicura di te, lo vedo.

Ho un ottimo intuito. -replicò lei, con un occhiolino leggero- E so di essere brava nel mio lavoro.
Anche tu pensi di essere bravo, nel tuo?


Gli chiese, quasi provocatoria.
Quale fosse la sua professione, in realtà, non lo sapeva.
Ma la risposta non tardò ad arrivarle.

Aristide Doukas, 29 anni, Magiavvocato, socio di Isaac Pendleton.
Credo di averti detto troppo, per il momento è tutto.


Aristide.
Di sicuro ai genitori piacevano i nomi particolari.
Forse troppo.
Ma doveva piacere a lui, non agli altri.
E se non lo gradiva, poteva sempre trovarsi un soprannome.
O andare all'anagrafe -essendo maggiorenne da un pezzo- e cambiarselo.
Fu il nome di Isaac Pendleton, tuttavia, a catturare la sua attenzione.
Ovvio che lo conoscesse.
Tutti a Londra lo conoscevano, per sentito dire.
Tutti i maghi, perlomeno.
Il MagiAvvocato di fronte a lei aveva parlato con leggerezza volontaria della sua natura.
La mora non ne aveva fatto parola, però.
Aveva capito da qualcosa che anche Zoé era una maga?
O aveva rischiato, magari giustificandosi con l'essere un po' brillo?
Non che le interessasse, comunque.
Sogghignò, annuendo.
A volte l'aveva anche visto lì all'Under, Pendleton, con appresso una qualche sgualdrina di passaggio -nei giornali aveva visto una sua foto con la moglie, che di sicuro tutto aveva tranne che l'aspetto di una poco di buono.

Stai col pezzo grosso, allora.
Quanti innocenti hai già sbattuto in carcere?


Poteva sembrare sfacciata, quasi infastidita dalla sua professione.
In realtà sorrideva, ironica.
Sì, naturalmente le piaceva provocare, ma non lo giudicava.
Ognuno faceva ciò per cui era portato.
Se Aristide era portato per difendere/accusare le persone, che ne traesse profitto.
Era la legge di natura, in fondo.

Perciò, se mi trovassi nei guai…

Si sporse un poco.
Le braccia appoggiate al bancone, la schiena incurvata in avanti.
I capelli che le ricadevano sulle spalle, circondandole il viso.
Lineamenti di una bambola che di candido e puro non aveva quasi nulla.

… tu mi verresti a salvare, dolcezza?

Spoiler:
Grazie a Sandyon e Monique per la licenza poetica su Pendleton! ^-^

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 30/11/2014, 12:18
da Aristide
Una categoria a parte?
Dovresti dimostrare di meritartela, splendore.


Il vero carattere di lei si stava mostrando pian piano: se prima non aveva reagito a tutte le sue provocazioni, ora aveva dato una risposta con il botto, ottenuta dall'accumulo di risposte non date in precedenza.
Beh questo gli piaceva eccome, altrimenti se il gioco era retto solo dalla sua parte sarebbe diventato monotono e noioso; che lei gli stesse dando filo da torcere significava che un minimo interesse - oltre quello del giocare con il cliente - ci doveva pur essere. In effetti non era per lui difficile distinguere un comportamento vero da uno falso, rientrava nella sua quotidianità dopotutto.
Anche se non lo dava a vedere, la ragazza amava le attenzioni dei clienti, il fatto che la acclamassero, che la guardassero le dava un'enorme soddisfazione; così come era facile accorgersi della preferenza di alcuni clienti rispetto ad altri.
Stasera puntava ad acchiapparsi i volti nuovi? Oppure era realmente sincera quando lo stuzzicava e gli dava prova di essere degno di attenzioni in più rispetto ad altri clienti nel locale? Questo lo avrebbe intuito continuando a interloquire con lei.
Rispose poi alla sua richiesta di maggiori informazioni sul suo conto, il suo nome ad esempio, assumendo anche un carattere di reale interesse, o mirato interesse:

Naturalmente.
Altrimenti come potrei farvi sentire tutti speciali?


Non si rendono speciali le persone ricordando il suo nome, ci vuole reale interesse...

Un'altra provocazione che sarebbe stato impossibile non cogliere: lo sfondo erotico della conversazione era ormai una carta scoperta, dunque lei avrebbe capito che dietro ogni affermazione c'era un significato preciso o un messaggio nascosto.
Allora la sfida che gli lanciò dopo averle richiesto un Sex on the Beach richiamò molto la sua attenzione: le avrebbe detto qualcosa su di lui solo se il cocktail lo avesse soddisfatto.
L'ambiguità del cocktail stava nella varietà della preparazione, dunque sul gusto personale del cliente: lei sarebbe stata certa che il suo modo di preparare quel drink ambiguo lo avrebbe soddisfatto?
Non gli pareva il caso di tirarsi indietro, non era mica un codardo.

Un uomo che sa dichiararsi sconfitto.
Forse ho sbagliato la categoria, dopotutto…


Allora mi classificheresti tra i clienti stupidi se mi nutrissi anche solo un attimo dell'idea che tu possa perdere questa sfida...
Orgoglioso, ma non di certo sciocco: riconosco una sconfitta quando ne vedo una.


L'esito arrivò dopo un minuto circa: il colore del cocktail era azzeccato, dunque Aristide si era avvicinato e aveva bevuto, sorpreso ancora una volta dall'equilibrio preciso tra i vari alcolici presenti all'interno. del Sex on the Beach.
Comunque la sua vittoria era risaputa, dunque aveva diritto a cederle informazioni sul proprio conto, così come le aveva promesso. E se invece di essere sincero le avrebbe detto che quel cocktail non lo aveva soddisfatto? Un'idea intelligente, certo, ma non nel caso di quella bartender: la sua sicurezza, la sua determinazione, la sua bravura le avrebbe riconosciute chiunque, persino lei sapeva quanto valeva, ed era evidentemente sicura di vincere quella sfida, vista l'espressione serena e vittoriosa che aveva stampata sul viso, tipica di chi pregusta una vittoria molto facile.
Dopotutto avrebbe dovuto fare a meno di darle testa attraverso quella sfida, ora stava acquistando punti. Forse si stava facendo abbindolare lui, era ora di mettere la situazione in pari.

Ho un ottimo intuito.
E so di essere brava nel mio lavoro.
Anche tu pensi di essere bravo, nel tuo?


Mmh... Abbastanza...

Rimase sul vago, rivolgendo lo sguardo in su, ripensando al gran numero dei loro clienti - suoi e di Pendleton - che erano riusciti a passarla liscia, di persone innocenti che avevano convertito in colpevoli, un vero dispiacere, certo, ma era il suo lavoro: stabilire l'innocenza del proprio cliente secondo l'applicazione della legge da parte dell'avvocato. Se si considerava che i loro clienti erano tutte persone con i soldi in tasca, si poteva dire che con loro vigeva la legge del più forte: il più debole schiacciato dal più potente, ovviamente a livello di possibilità economica.
Era stato abbastanza modesto nel dire "abbastanza" dal momento in cui era socio del magiAvvocato più temuto dell'Inghilterra: se era il più temuto un motivo ci doveva pur essere e tutti erano a conoscenza della mente malata di Pendleton in fatto di questioni giuridiche, e Doukas aveva avuto un buon maestro in materia.
Dunque non era il caso di mentire, un tentativo fallimentare quello: si presentò a Zoé come magiAvvocato e socio di Pendleton, come se avesse già assodato che Zoé era una strega. Ecco perché non doveva frequentare luoghi in cui vi erano anche Babbani, perché lui era cresciuto tra Purosangue e aveva conosciuto luoghi frequentati da maghi: insomma, lui era vissuto sempre nel mondo magico, di rado era stato al di fuori di esso.
Comunque aveva supposto [Intuito (Perspicacia) = 18] che i gestori del Pub dovessero essere per forza maghi, altrimenti non si sarebbe spiegata l'affluenza di tanti maghi: di solito i maghi frequentavano i luoghi gestiti da altri maghi, mentre i Babbani non sapevano dell'esistenza del popolo magico, dunque la loro mente non sfiorava nemmeno quel pensiero.
La reazione di Zoé fu tranquilla, perciò non aveva commesso errori e poteva fare a meno di obliviarla. La sicurezza del Mondo magico era fondamentale, uno come lui non poteva permettersi di commettere errori del genere, avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione anche perché non sapeva quante altre volte gli sarebbe potuta andare bene.

Stai col pezzo grosso, allora.
Quanti innocenti hai già sbattuto in carcere?


Io non ho sbattuto in carcere nessuno...
La legge provvede a questo, io provvedo solo ad applicarla a favore dei miei clienti, come i miei avversari fanno con i loro: un duello ad armi pari, no?


Disse lui, difendendosi come saprebbe fare solo un avvocato: in quel momento gli vennero in mente i tre cardini ciceroniani dell'arte oratoria: deficere, delectare, movere.
Tre criteri da rispettare per generare un discorso eloquente, efficace, forte, che muovesse l'ascoltatore al consenso, al'approvazione. Cicerone fu uno tra i più grandi avvocati, uno dei primi studiati durante il suo percorso, uno dei quali a cui lui aveva improntato la sua tecnica, il suo modo di procedere, il modus operandi, tanto per rimanere fedeli a Cicerone.
Nonostante il tono di Zoé era ironico, aveva notato nella frase stessa un tono di accusa, infastidito quasi: a chiunque del resto dava fastidio l'avvocato che faceva condannare i colpevoli. Lui e Pendleton erano nella lista nera, per così dire, ma solo perché facevano bene il loro mestiere, perché compromettevano la loro etica per il lavoro. Positivo? Quello era un giudizio relativo; quante persone aveva visto che erano disposte a tutto pur di condurre bene il loro lavoro? Perché condannare lui, dunque?
Non mosse nessuna accusa a Zoé, continuò semplicemente a mantenere il gioco attivo fra di loro.

Perciò, se mi trovassi nei guai…

Qualcosa nell'atmosfera cambiò: Zoé si protrasse oltre il bancone di legno, i capelli ribelli ricaddero in avanti incorniciandole il viso, gli occhi azzurri erano molto più affascinanti ed ipnotici da vicino; per un momento si chiese come fosse oltre le mura di quel locale, se fosse la stessa provocatrice, lo stesso spirito seduttore, se avesse la stessa personalità.
Quello non doveva interessargli, ma quel pensiero aveva avuto una certa prepotenza nella sua testa. Si scosse, rendendosi conto della vicinanza fra loro.
Qualcosa oltre la vita si mosse leggermente, come in fase di risveglio.

… tu mi verresti a salvare, dolcezza?

Aristide la osservò dritto negli occhi: grigio contro azzurro, un accostamento perfetto, armonioso, sfumato.
Se si aspettava che si lasciava sopraffare da quei modi che, lo ammetteva, erano eccitanti, si sbagliava di grosso: ci voleva qualcosa di più per sopraffare lo spirito di Doukas, perciò Zoé doveva metterci qualcosa di più.
Lui la prese in contropiede, avvicinandosi a lei ancora di più, le labbra dei due erano a un soffio, poteva sentire il suo respiro morbido, e lei avrebbe potuto sentire il suo alito che sapeva di vodka e mirtillo, un sapore dolce.
Attese un poco prima di rispondere, cercando le giuste parole.

Sai cosa faccio con i clienti che non mi piacciono?
Li faccio stare sulle spine; poi, se mi piacciono, decido di tirarli via dalla merda.
Devi conquistarti la mia grazia, mia bella Zoé!


Poi si allontanò con lentezza, prese il bicchiere, lo levò verso di lei con un occhiolino e bevve con un sorriso malizioso e d'intesa al tempo stesso.
Davvero credeva di farlo cedere precocemente? Palla al centro!

I ruoli rimangono gli stessi... Tu preda, io predatore.

Re: Underground Pub

MessaggioInviato: 30/11/2014, 16:21
da Zoé
Si stava divertendo a punzecchiarlo.
Ma per lei, ogni cliente che attaccava bottone era una potenziale fonte di divertimento.
D'altronde, era fondamentale trovare qualcosa di leggero nel proprio lavoro.
Altrimenti sarebbe diventata matta molto prima.

Non si rendono speciali le persone ricordando il suo nome, ci vuole reale interesse...

Credimi tesoro, chi viene qui spesso anela solo un po' di attenzione…
E ricordare i loro nomi li fa sentire importanti.


Non era una legge universale per tutti, naturalmente.
Molti volevano solo farsi un drink o due e poi andarsene.
Ma Zoé aveva comunque sperimentato nel tempo che, a prescindere dal bisogno di attenzioni del cliente, faceva loro sempre piacere scoprire che lei li ricordava.
A quelli più affezionati riusciva persino ad associare i cocktails preferiti.
Ed in un mondo cinico come quello, dove ognuno pensava per sé, anche piccoli gesti come quello erano pregni di significato.

Allora mi classificheresti tra i clienti stupidi se mi nutrissi anche solo un attimo dell'idea che tu possa perdere questa sfida...
Orgoglioso, ma non di certo sciocco: riconosco una sconfitta quando ne vedo una.


Se non altro aveva un po' di buon senso.
Intestardirsi su qualcosa di ovvio era, per la mora, una prova di puerilità.
Da un bambino certe cose si accettavano, da un adulto… un po' meno.
Aristide aveva, se non altro, dimostrato di non essere infantile in quell'occasione.
Se fosse così sempre, o se quello fosse stato un semplice caso -magari volto a colpirla positivamente- non avrebbe saputo dirlo.
Col tempo e con le esperienze, la Bourgeois aveva imparato che nel 90% dei casi le persone mentivano.
Oppure, semplicemente, omettevano la verità, plasmandola a seconda delle loro esigenze.
A volte, quindi, le persone s'improvvisavano socievoli anche quando erano scontrose per natura.
Serene, quando erano arrabbiate.
Calme, quando erano nervose.
Felici, quando erano tristi.
Comprensive, quando erano intransigenti.
Umili, quando erano orgogliose.
Così, anche il MagiAvvocato avrebbe potuto mentire sul proprio essere.
Manipolarlo.
Plasmarlo.
Tanto lei non l'avrebbe mai saputo.
Ma una cosa la sapeva: il suo Sex on the Beach -come tutti i cocktails che preparava- era fantastico.
Non era questione di superbia, ma di consapevolezza.
Zoé era consapevole di essere brava in quello che faceva.
Ed evidentemente, anche Aristide lo pensava di sé.
Doveva pensarlo, se lavorava con Pendleton.
Non poteva dire di apprezzare l'avvocato magico più famoso di Londra.
O d'Inghilterra, a dirla tutta.
Capiva il senso del suo lavoro, il fulcro vitale di esso.
Lui difendeva chi lo pagava.
Che fosse innocente o colpevole, aveva poca importanza.
Non tutti i MagiAvvocati lavoravano in quel modo, per quel che ne sapeva lei.
Alcuni seguivano la loro etica, la loro morale.
Pendleton non rientrava nella categoria.
E l'uomo di fronte a sé nemmeno, evidentemente.
Giudicarlo? No, non le andava, era inutile.
Ognuno faceva della sua vita ciò che voleva, sempre.
E fino a che questo non pestava i piedi della mora, per lei Aristide e il suo Mentore -poteva definire così Pendleton?- potevano difendere chiunque li pagasse profumatamente per farlo.

Io non ho sbattuto in carcere nessuno...
La legge provvede a questo, io provvedo solo ad applicarla a favore dei miei clienti, come i miei avversari fanno con i loro: un duello ad armi pari, no?


Dipende.
Se tu difendi un uomo che ne ha ucciso un altro che ha i soldi per permettersi i tuoi servizi, mentre la moglie della vittima non ha soldi per pagarsi a sua volta un difensore altrettanto bravo…
-cominciò a dire, leggera nel tono nonostante l'argomentazione seria che stava esponendo- O se magari l'uomo che stai difendendo è conosciuto e potente nel mondo magico, e dunque può influenzare la legge piegandola al suo volere corrompendo il giudice che prende le decisioni… allora dimmi.
Dov'è la parità?


Era forse l'affermazione più lunga che avesse fatto, con lui.
Ma d'altronde era stato lui, con la domanda precedente, a chiederle di riflesso un parere.

Se davvero si dovesse combattere ad armi pari, come minimo le due parti dovrebbero affidarsi a Difensori Legali forniti gratuitamente dal Ministero… e nemmeno in quel caso è garantita la totale parità.
La legge è uguale per tutti, chi la applica no.


E purtroppo chi la applicava spesso e volentieri non era imparziale e giusto, anzi.
Ma era agli uomini che ci si doveva gioco forza affidare, agli "applicatori", non alla legge in sé.
Quello era, naturalmente, sempre il suo punto di vista personale.
Il che non significava dover avere forzatamente ragione, non voleva certo dire ch'esso fosse giusto universalmente.
Aveva una bella testa -Elaborazione 19- ma non pretendeva di essere portatrice di chissà quali verità.
Solo, nella sua ottica, la parità si perdeva nel momento in cui si difendeva chi aveva i soldi per pararsi il culo ed uscirne immacolato.
Considerando che Pendleton non faceva beneficenza, chi richiedeva il suo lavoro, era disposto a pagarlo profumatamente.
E chi aveva così tanti soldi, poteva anche usarli per facilitarsi la vita.
Chi non ne aveva, invece, si doveva arrangiare.
E quasi sempre perdeva, impossibilitato a far vincere la giustizia contro la corruzione.
Che poi quello fosse il modo in cui le cose giravano, era un altro discorso.
Di sicuro, però, farsi amico Pendleton o chi lavorava per lui poteva portare a non pochi vantaggi.
Ad esempio, i familiari di Aristide avrebbero potuto contare sull'appoggio del figlio e probabilmente del Mentore, in caso di bisogno.
Lei, dal canto suo, continuava a stuzzicarlo.
Non credeva che le sarebbe servito mai un MagiAvvocato.
Non uno come Pendleton, che si occupava solo dei casi più importanti -e così anche i suoi soci.
Né credeva che bastasse fare la carina col Doukas per ottenerne dei favori.
Le sue erano semplici e genuine provocazioni tanto per sorridere un po', vedere se e quanto fosse capace di reggere il gioco con lei.
Lo osservò avvicinarsi al suo volto.
Poteva respirare il respiro che usciva dalla sua bocca.
Vodka e mirtillo, il connubio perfetto.
Quello di lei sapeva ancora delle fragole mangiate di corsa prima di arrivare all'Under.

Sai cosa faccio con i clienti che non mi piacciono?

Li mandi a farsi fottere? -ipotizzò lei con un ghigno.

Li faccio stare sulle spine; poi, se mi piacciono, decido di tirarli via dalla merda.
Devi conquistarti la mia grazia, mia bella Zoé!


Credevo che bastasse pagarti, per ottenere i tuoi servizi…
Un po' come tu stai facendo ora: paghi, ed io ti servo ciò che desideri avere.


Un attimo di pausa.

O almeno una parte…
Scommetto che c'è ben altro che vorresti da me, ma che non puoi ottenere semplicemente pagando.


Voce più bassa.
Calda, maliziosa, erotica.
Provocatoria, come sempre, e sensuale.
Quella di chi lo stava stuzzicando ancora, ma su un piano ben più sessuale dei precedenti.

Sbaglio, Doc?

Il suo nuovo soprannome.
Doc.
Da Doukas ovviamente.
Era difficile trovare un diminutivo per Aristide, mentre sul cognome ci si poteva giocare.
Avrebbe fatto il sostenuto, o avrebbe riconosciuto la propria debolezza?
Zoé voleva dargli la possibilità di stupirla ancora.