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Sala Grande

Messaggioda Cyprus » 10/10/2013, 15:14

[Cyprus Wizarding School - Primi di Novembre - anno 2106/ore 9.49]


Signor Nightmare, la posta!

Non era strano che, alla Cyprus, le matricole facessero da galoppini agli studenti più grandi, specie coloro che appartenevano all'élite del Coro: in effetti i musicanti americani era come delle celebrità nella scuola degli USA, trattati come delle star irraggiungibili e che di certo non potevano passare il tempo a recuperare la posta, o a prendere i libri dal proprio dormitorio tra una lezione e l'altra; per questo c'erano gli studenti dei primi anni, che ben volentieri facevano tutto al posto dei compagni più anziani così da poter ottenere qualche briciola della loro popolarità.
Strano, invece, era che Devo Nightmare ricevesse delle lettere: sua madre non gli scriveva mai, se non in casi gravissimi, e in quanto ai suoi patrigni... ora era al sesto, con cui la madre si era sposata da circa due mesi, ma non aveva minimamente legato con lui... né coi precedenti, a dirla tutta; ancora più strano, comunque, era che invece di vedersi consegnata una lettera, Devo Nightmare si ritrovò di fronte un gufo che lo fissava con aria truce.

... cosa significa?

E-ecco... signor Nightmare, ho provato a prendere la lettera da questo gufo, ma non ha voluto sentir ragioni e mi ha beccato le mani fino a che non l'ho lasciato venire da lei.

Devo posò lentamente lo sguardo sul bambino 11enne che aveva accanto, il quale deglutì sonoramente e fece un passetto indietro, dispiaciuto; senza aggiungere altro, il ragazzo prese la lettera dalla zampa del gufo, che per quanto scontroso si lasciò toccare da lui, e la lesse dopo aver fatto un cenno al primino di andarsene, lasciando che un sorriso sadico gli comparisse lentamente sul volto.

[Hogwarts - Primi di Novembre - anno 2106/ore 8.12]


Com'era partito, Gilbert tornò dalla sua proprietaria, Caroline Priscilla, con la risposta da lei tanto agognata: planò nella Sala Grande di Hogwarts e si fermò proprio davanti alla sua padrona, fissandola quasi scocciato mentre allungava la zampetta per consegnarle la missiva che, al suo interno, sarebbe stata piena della grafia sottile ed ordinata di Devo, e che si sarebbe accompagnata ad un piccolo dono per lei.


9 Novembre
Sala Comune Aquilarossa


Mia dolce bambolina,

non credevo avresti trovato il coraggio di scrivermi, alla fine.

Rientrare alla Cyprus è stato molto piacevole, ma ammetto di aver affrontato viaggi migliori di quello da Hogwarts.
Lieto di essere stato nei tuoi pensieri, anche tu hai occupato molto i miei, seppure abbia cercato di allontanarti dalla mia mente: non credevo t'interessasse frequentarmi, e mi stavo preparando a dimenticarmi di te... ma a quanto pare hai deciso diversamente.
Mi piacerebbe frequentarti, Caroline, e naturalmente hai la mia parola che per tutto il tempo in cui ci frequenteremo, le mie attenzioni non si poseranno su nessun'altra: d'altronde, nemmeno ne avrei modo visto che non c'è nessun'altra bella quanto te, né ad Hogwarts, né alla Cyprus.

Quando ho perso mio padre, le prime vacanze di Natale sono state le più difficili per me... so come ti senti.
L'unico consiglio che mi sento di darti, è di trovare un posto che ti faccia stare bene: non importa se sia camera tua, il giardino, sul ramo di un albero o in soffitta, trova quel posto... e quando sentirai che stai per esplodere, rifugiati lì.
Ti aiuterà.

Gli esami non mi preoccupano, la mia media è alta e so che passerò i M.A.G.O. senza problemi: stavo pensando di fare praticantato in uno studio magico di avvocati, a Londra... tu che ne pensi?
Potrei starti vicino, e potremmo vederci spesso. Ammesso che la cosa t'interessi, s'intende.

Li conosco, anche se non troppo bene.
Magari potremmo andarci insieme al concerto, un'occasione in più per vedersi: ti piace l'idea, o hai paura di passare una serata da sola con me?

Fossi in te non lo spererei troppo... perché la prossima volta che ti sarò vicino come quando ci siamo salutati, al giardino, non mi limiterò ad un casto bacio sulla guancia...

Buon Natale, bambolina.

Devo


P.S. Ti ho preso un regalo di Natale, lo troverai con questa lettera: è una stupidaggine, ma mi ricordava il tuo sguardo e l'ho comprata.
Anche se i tuoi occhi sono molto più belli... specialmente quando brillano per me.

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Messaggioda Martha » 27/01/2014, 18:34

[Ufficio di Pozioni -> Sala Grande - Fine Maggio 2107, ore 19:45 circa]


Era stata una giornata a dir poco lunga, quella che aveva visto quel giorno Martha Bennet impegnata nelle sue solite faccende. La pozionista non poteva ricordare nulla, ma quella stessa mattina aveva assistito alla manifestazione del potere di Melia, in combutta con il professore di Alchimia e suo amante, Dylan Connor. La donna, vittima inconsapevole insieme al Delfino Jorge Alvares, era stata ipnotizzata dalla prefetta di Serpeverde e poi costretta a seguire ogni singolo ordine da parte delle due aberrazioni. Il loro scherzetto avrebbe portato la docente ad attraversare un brutto periodo per almeno 45 giorni -tanto infatti sarebbe durata l'ipnosi della Herbert- nel quale la sua mente sarebbe stata lacerata da continue immagini e fantasie sessuali riferite ai suoi colleghi di lavoro. Martha non aveva idea in realtà di quello a cui stava andando incontro una volta uscita fuori dal suo ufficio: per lei quella era stata una giornata come tutte le altre che ben presto si sarebbe conclusa, con una buona cena insieme agli altri docenti e del tempo passato nella sua camera privata su alla Torre Ovest.
Fu con un'espressione neutra sul volto, quindi, che la pozionista scese le scale, raggiungendo i livelli più bassi del Castello, fino ad entrare finalmente in Sala Grande. Erano le 19:47 e la sala non era ancora gremita del tutto: gli studenti si apprestavano a riempire le file dei tavoli, attendendo che le deliziose portate cucinate dagli Elfi Domestici arrivassero proprio sotto le loro bocche fameliche e affamate. Martha, dal canto suo, si diresse senza dire una parola verso il tavolo dei professori, sedendosi accanto ad Irvyne Trigger, il docente di Astronomia.

Buonasera, collega.

Buonasera a lei, Miss Bennet.
Ha passato una piacevole giornata?


Nel momento stesso in cui gli occhi di Martha incrociarono la figura dell'uomo, qualcosa di strano avvenne nella sua mente: un'immagine, più veloce di un lampo, di due corpi nudi avvinghiati.

Immagine


L'uomo le stava sopra, spingendo dentro di lei ad un ritmo veloce e costante. Il respiro era rapido, frenetico, un ansimo continuo di piacere e lussuria. La donna lo fissava sorridendo, intimandogli di andare più forte, mentre le gambe si avvinghiavano al suo corpo nudo. Sembrava si stesse divertendo parecchio, mentre Irvyne Trigger la possedeva sulla scrivania del suo ufficio...


Miss Bennet...collega!
Si sente bene?


Come?

La docente appariva spaesata, deconcentrata, come se la sua mente non fosse lì ma altrove -più precisamente nell'ufficio di Astronomia- incapace di concentrarsi su quanto l'uomo le stava dicendo.

...e non ho ricevuto risposta, quindi mi sono preoccupato.
C'è qualcosa che non va?


No...niente...- a parte le urla di godimento e i gemiti di piacere che continuavano a risuonare nella sua mente -Mi scusi, stasera preferirei stare...per conto mio...

Non si preoccupi, la comprendo.

Martha fu costretta a chiudere gli occhi e a voltarsi dall'altra parte per evitare che quelle immagini, così assurde e così poco rispettose della persona seduta al suo fianco, continuassero a distrarla e a farla impazzire. Già, perchè nel momento stesso in cui gli effetti dell'ipnosi di Melia si erano attivati -e di conseguenza anche quella prima, iniziale fantasia- la donna percepì chiaramente l'eccitazione che si era formata in mezzo alle sue gambe, lasciandola spaesata e del tutto priva di difese. Era strano per lei perdere così tanto il controllo -anzi, era strano che lo avesse perso in quel momento, di fronte ad Irvyne e con Irvyne- ma in quel momento la docente non possedeva la concentrazione che le serviva per poter analizzare a fondo il problema.
Anche perchè il suo sguardo incontrò un altro docente, quando si rialzarono dal piatto nel quale erano stati fissi fino a quel momento.
Vergil Cartwright.

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Il bel ragazzo palestrato fissava beato il seno della donna. Le sue mani si chiudevano su di esso, stringendolo, palpandolo, accarezzandolo in tutti i modi possibili. La docente lo invitava ad avvicinarsi, ad assaggiare meglio quel piatto prelibato gustandolo con la bocca. Il ragazzo fu ben felice di provvedere subito alla richiesta della sua partner: le labbra si schiusero, lasciando che la lingua facesse appena capolino dalla bocca rude del professore di Volo, prima di calare sul seno nudo e formoso della pozionista sopra di lui...


Non era possibile.
Martha non riusciva a credere che la sua mente fosse così perversa addirittura da fissarsi su un ragazzo come Cartwright. No, non lo aveva mai visto come un uomo -in fondo per lei Vergil era rimasto lo studente che cacciava fuori dall'aula un giorno si e l'altro pure- quindi era impossibile che lei avesse delle fantasie su di lui. Eppure, da come sentiva il proprio corpo reagire a quei pensieri, quasi che Cartwright fosse veramente lì a fare ciò che stava immaginando, la donna non poteva dare per scontato che forse il suo inconscio trovava il biondo...molto attraente.
E la cosa, la preoccupava non poco.

Buonasera Irvyne...Martha...

Una voce amica- se così si poteva definire- finalmente. Martha si sentiva imbarazzata all'idea di aver appena fatto dei sogni erotici ad occhi aperti su suo marito, ma per lo meno era sicura che concentrandosi solo sulla Sempreverde Lindë Vilvarin non avrebbe avuto ulteriori immagini inadeguate in quel luogo e con quelle persone. Peccato che, invece, la vista della donna avrebbe scatenato ulteriori fantasie nella mente della pozionista, contribuendo ad alimentare l'eccitazione che ora stava diventando a dir poco insostenibile.

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Ora era la pozionista che si dedicava gentilmente al seno piccolo e delicato della Sempreverde. Il capo dei Terran gemeva sotto le carezze della lingua di Martha, mentre le sue dita si intrecciavano ai capelli nero corvino di lei. La Bennet sorrise fra sè, distogliendo per un attimo l'attenzione dal seno di Lindë e fissandola invece sulle sue labbra, che la pozionista andò a baciare con intensità. Le mani intanto accarezzavano l'intero corpo dell'erbologa, fino a scendere lungo la schiena ed arrivare in fondo, vezzeggiando quella che considerava la parte più seducente di lei...


Martha si alzò di scatto, scatenando la reazione dei suoi colleghi, che si girarono -forse spaventati- in sua direzione. Gli occhi della donna si posarono lontano da lì, verso altri volti conosciuti -Tisifone, Monique, Sandyon, Lucas, Logan e lo stesso Dylan- e da ognuno di essi la sua mente ricavò un'immagine, una più perversa dell'altra, accavallando tutte quelle fantasie erotiche fino a renderla...un lago.
Se in altre occasoni quello fosse un bene, lì in quel luogo invece diventava un elemento di disturbo troppo prepotente da riuscire a combattere. Mandando al diavolo tutta la compostezza di cui era capace, Martha se ne andò senza dire parola, fuggendo dalla Sala Grande. Scelse la via dell Torre Ovest, per rinchiudersi nelle sue stanze e lì mettere fine a quel supplizio che le stava incendiando il corpo e un particolare organo di esso.
Tuttavia, la docente di Pozioni non poteva prevedere che quella stessa notte - e in quelle a venire- i sogni l'avrebbero tormentata, al punto tale da spingerla a prendere seri provvedimenti sull'intera faccenda.
E a chiedersi che cosa ci fosse di sbagliato in lei.

[Fine - Autoconclusiva]
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Messaggioda Elisabeth » 06/02/2014, 18:15

[Biblioteca -> Sala Grande - Inizio Novembre 2107, ore 19:30 circa]


Conclusa l'ultima lezione prevista per quel martedì pomeriggio Elisabeth si rifugiò in biblioteca.
Le prove con il coro le portavano via molto tempo ed il poco disponibile, veniva utilizzato dalla Serpina per studiare recuperando così qualche ora di sonno extra, che male non faceva di certo.
In quel momento Elisabeth stava rileggendo i suoi appunti per integrarli con quello che era riuscita a recuperare dal libro di testo e dai numerosi libri che aveva preso nel reparto di Trasfigurazione.


Il Melofors e Mutatio Caput sono consideri “Incantesimi a Trasfigurazione Parziale”, poichè interessano una sola zona del corpo la testa. Per eseguire il "Melafors" la trasfigurazione avviene effettuando un giro e tre quarti in senso antiorario e pronunciando l'incanto, solita raccomandazione concentarsi ed avere bene a mente il risultato da raggiungere e cioè una testa tramutata in una bella zucca.


Saprei io contro chi utilizzare questo incantesimo.
Sai quante belle zucche vuote in giro per Hogwarts.


Pensò la Serpina con un ghigno malefico dipinto sul viso, immaginando le teste dei mal capitati tramutate in zucche vuote.
Voltandosi verso la finestra poco lontano si accorse che fuori era buio e da come brontolava il suo stomaco, visto che aveva avuto la brillante idea di saltare la merenda, l'ora di cena era ormai prossima.
Si alzò in piedi e riordinato velocemente il tavolo che aveva occupato, rimettendo al suo posto i libri che aveva preso in prestito, per lo meno nessuno poteva lementarsi che fosse disordinata, e riponendo i suoi ed il blocco sul quale aveva preso i suoi appunti nella tracolla lasciò la biblioteca diretta nella Sala Grande.
Giunta in Sala Grande andò a sedersi al tavolo Serpeverde, pregustando una cena tra amici e di fatti poco dopo venne raggiunta da Patricia e Britney, ma c'era posto anche per la Draghessa che aveva incrociato nel corridoio sempre se, avesse avuto voglia di cenare insieme a lei.

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Messaggioda Aowin » 14/02/2014, 13:46

Appena si concluse la lezione di Difese contro le Arti Oscure, Aowin era affamata eppure aveva fatto merenda prima di andare a lezione, ma la fame era qualcosa che non riusciva ancora a gestire anche se era magrissima. Appena entrò in Sala Grande vide alcuni studenti che conosceva e sorridendo si diresse nel loro tavolo vedendo che c’era un posto libero. Posò gli occhi su Elisabeth la serpeverde e si sedette, non aveva conosciuto ancora nessuno studente della casata serpeverde ma da come vedeva gli altri ragazzi di quella casata alcuni erano veramente antipatici.

Ciao posso unirmi a voi?
Io sono Aowin piacere di conoscerti


Aowin era sempre gentile e pronta a fare nuove amicizie ma rimaneva sempre sulla difensiva con i membri di quella casata, ma Elisabeth non gli dava l’impressione di essere come gli altri, aveva qualcosa nel suo sguardo che piaceva molto ad Aowin.

Oh mamma ho una fame tremenda….

Si sedette appoggiando i libri sulla panca vicino a lei attendendo che il preside dasse il via per iniziare a mangiare.

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Messaggioda Jorge » 17/02/2014, 23:29

[Lunedì ore 7.30 – Dormitorio dei Delfinazzurro – Fine Maggio 2107]


Tumph! Frushh! Touch! Ahio! Sbamm!

Cullato dai rumori familiari del Dormitorio in fase di risveglio, Jorge si crogiolava nel tepore del suo letto in attesa che arrivasse il momento di alzarsi, meravigliandosi ancora una volta di quanto l'uomo fosse un animale adattivo - sempre ammesso che quella parola esistesse. Il primo anno aveva odiato con tutto se stesso di dover dividere la camera con altre cinque persone, troppi rumori notturni per uno come lui, abituato al silenzio quasi tombale di Beco de Tritões e della sua camera da figlio unico. Quando, da lì a tre settimane sarebbe tornato a Lisbona, invece gli sarebbe mancato il lieve russare di Kuno che fungeva quasi da ninna nanna e lo scontro mattutino tra il piede di Mike e lo spigolo del suo baule che lo avvertiva che mancava mezz’ora circa al suono della sua sveglia.

Ma prima di pensare alle vacanze estive devo sopravvivere a questo super lunedì.

Si disse ironico, scalciando via le lenzuola e saltando giù dal letto. Era ormai giunto alla fine dell'anno e non aveva ancora deciso se chi aveva organizzato il loro orario scolastico fosse un genio o un sadico. A volte, sopratutto dopo aver incrociato Vastnor per i corridoi, optava per un mix di entrambe le cose. Iniziavano con un'ora di Incantesimi seguita da una di Trasfigurazione e due di Pozioni, cosa che gli risollevava non poco l'umore e gli impediva di pensare troppo al pranzo. Poi Erbologia, Alchimia e Difesa a cui spesso seguiva una puntatina in Infermeria per farsi curare abrasioni non proprio accidentali.

Il libro di Incantesimi è ai piedi del letto – fece mente locale visto che aveva ormai da tempo perso la battaglia contro il suo disordine cronico, mentre iniziava la sua routine mattutina ovviamente di corsa perché, tanto per cambiare, era in ritardo – anche se tentare di conciliare il sonno con una lettura sui Patronus Corporei non è stata un’idea molto brillante – corsa in bagno per le abluzioni con tentativo mal riuscito di togliersi il pigiama tornando al proprio letto e conseguente botta contro lo stipite della porta – Quello di Trasfigurazione è sopra il baule – biancheria intima, pantalone della divisa, camicia. Camicia nei pantaloni perché se entrava nell’aula della Vireau con un’aria trasandata quella lo spellava vivo – mentre il rotolo di pergamena con i venti centimetri di tema sulle implicazioni morali della Trasfigurazione Vegetale e Animale è rimasto in Sala Comune – estrazione da sotto il letto del libro e delle scarpe – Il tomo di Pozioni è già in borsa insieme alla pergamena sugli usi dell’anice stellato …

Ma cosa???

Borbottò, interrompendo la sua ricognizione, lo sguardo che saettava perplesso dal pugno vuoto all’altrettanto vuota spalliera della sedia. L’unica cosa che aveva sempre avuto un posto preciso nel caos del suo sesto di stanza era la divisa, perché di tempo da perdere per cercarne i vari pezzi in giro non ne aveva mai la mattina, e allora perché adesso la sua cravatta non si trovava dov’era sempre stata negli ultimi cinque anni?

Qualcuno ha visto la mia cravatta?

Chiese con una nota urgente nella voce, scandagliando con lo sguardo il baule ancora aperto e il pavimento intorno al suo letto.

Legata a una delle colonne del tuo baldacchino… Ci vediamo in Sala Grande…

Sollevò la testa da sotto il letto e ancora più perplesso si rimise in piedi, spolverandosi le ginocchia e sbattendo le mani l’una sull’altra.

Perché diamine ho fatto una cosa… - chiese al dormitorio ormai vuoto vista l’ora tarda prima di bloccarsi del tutto a un centimetri dal luogo incriminato, gli occhi puntati sulla pergamena intorno alla quale la cravatta era stata diligentemente legata - Le raccomandazioni alimentari di Vergil… - esclamò, dandosi una manata in fronte - … come ho potuto dimenticarle?

Semplicemente perché aveva rimosso la loro esistenza praticamente due secondi dopo aver lasciato la palestra il sabato precedente, preferendo dividere la propria attenzione tra cosa scrivere ai suoi genitori per poter avere il permesso di fare degli allenamenti extra e la scheda tecnica dei suddetti allenamenti.

Mi ha messo davvero a dieta!

Esclamò esterrefatto, leggendo non per la prima volta il menù a cui avrebbe dovuto attenersi per il resto dell’anno scolastico e che, con molte probabilità, avrebbe dovuto adottare una volta rientrato a scuola a Settembre.

Non c’è nessuna possibilità al mondo che io mangi questo mentre sto a casa…

Si ribellò al nulla, digrignando i denti dalla frustrazione. Aveva passato la maggior parte della sua infanzia a desiderare cibi che non poteva avere e a non poter mangiare quanto e quando voleva e di certo l’idea di dover riprendere quelle vecchie abitudini lo rendeva nervoso e irascibile.

Non è che non posso semplicemente non voglio.

Ricordò a se stesso, sfiorando con i polpastrelli la carta ruvida della pergamena. Era stato lui a chiedere aiuto a Cartwright per rimettersi in forma, lui a dichiararsi pronto a qualsiasi sacrificio pur di poter sfoggiare un fisico più tonico, scattante e muscoloso per l’estate anche se, mentre lo diceva, si vedeva a sudare le proverbiali sette camice in palestra e non a dover rinunciare alla cucina degli elfi per quella che gli appariva essere un’eternità.

E’ la cosa più giusta da fare.

E in fondo lo sapeva benissimo visto che per essere certo di iniziare bene la settimana si era assicurato di rendere impossibile recarsi in Sala Grande senza il suo vademecum alimentare.

Forza e coraggio. Alla fine è solo cibo. Non è importante come respirare.

Sbottò, irritato contro se stesso, afferrando la pergamena con una mano e la cravatta con l’altra.

[Lunedì – Sala Grande – Colazione – Fine Maggio 2107]


Vivo! Grazie Merlino!

Esclamò gettandosi sulla panca del tavolo dei Delfini, i capelli arruffati, le guance tinte di rosso per la corsa che aveva fatto e la cravatta annodata in maniera sbilenca. Nel tentativo di fare due cose contemporaneamente – correre e saltare da una rampa di scala in movimento a un’altra e sistemarsi la cravatta e il resto della divisa – era già un miracolo che fosse tutto intero, un nodo storto non lo avrebbe di certo ucciso. Il ritardo mostruoso in cui era, però, aveva due inestimabili pregi: non poteva abbandonarsi alle recriminazioni su cosa non poteva mangiare perché aveva i minuti contati e non aveva Cappie al suo fianco che lo subissava di domande sul perché il suo piatto fosse così desolatamente vuoto. Tirò fuori dalla tasca la pergamena e lesse a voce bassa quello che doveva mangiare in modo da permettere agli elfi di provvedere magicamente alle sue nuove esigenze.

Un bicchiere di succo d'arancia non zuccherato
Un bicchiere di latte scremato con mezza tazzina di caffè non zuccherato
Un Cornetto integrale al miele
Delle frutta mista fresca.
Una bottiglietta da mezzo litro di acqua naturale
.

In un batti baleno intorno al suo piatto si creò il vuoto – il burro salato, le marmellate, il cestino con i muffin e il piatto con la torta del giorno, tutto era arretrato di un paio di centimetri – che venne subito dopo riempito con quello che aveva richiesto. Assetato prese un lungo sorso di succo d’arancia e per poco non lo sputacchiò in giro quando le sue papille gustative si ribellarono a quel sapore pungente e amarognolo, costringendolo a contrarre i muscoli del viso in una smorfia di disgusto.

Va bene non zuccherato ma potevate usare almeno le arance dolci…

Si lamentò, lanciando un’occhiata nostalgica al suo dolcissimo succo di zucca. Sospirando pesantemente versò la mezza tazzina di caffè nel bicchiere di latte e, più per abitudine che per altro, girò il contenuto con il cucchiaino prima di bere cautamente. Il latte scremato aveva un retrogusto acquoso che però compensava l’amaro del caffè rendendo il tutto quasi bevibile anche se non si azzardò a intingervi dentro il cornetto che, a conti fatti, era la cosa più gustosamente commestibile della colazione. Si leccò le labbra per raccogliere le briciole del primo morso al cornetto e, dopo una valutazione veloce, decise di rivoluzionare il suo approccio alla colazione che da “casuale mirante a soddisfare le sue voglie” diventava “sistematico in modo da non avere un saporaccio in bocca dopo”. Per prima cosa bevve tutto il succo d’arancia seguito da mezzo cornetto, poi il latte macchiato e infine la seconda metà di cornetto e un bel bicchiere d’acqua per concludere.

Forza Alvares che facciamo tardi a Incantesimi.

L’esortazione di Nevyah lo spinse a prendere dal cestino della frutta una mela, il frutto più comodo tra quelli presenti nella lista da mangiare come spuntino, e metterlo in borsa insieme all’acqua e a dei tovagliolini. Sapeva perfettamente che non era previsto uno spuntino a metà mattina ma non aveva il tempo materiale per mangiare anche quello e si sarebbe fatto mangiare vivo dagli Inferi prima di rinunciare a un solo grammo degli scarni pasti che gli erano concessi.

[ Lunedì – Da una lezione a un’altra della mattina – Fine Maggio 2107]


Per Jorge la prima colazione aveva da sempre rappresentato una sorta di biglietto da visita del nuovo giorno, la trasposizione alimentare del detto babbano "alzarsi dal letto con il piede giusto", quella sferzata di energia e ottimismo sottoforma di zuccheri e carboidrati molto ma molto complessi e gustosi di cui il suo corpo e il suo spirito necessitavano dopo la quiete notturna. Non c'era quindi da meravigliarsi se, dopo quel pasto frettoloso e imposto, era entrato quasi in ritardo nella foresta di Incantesimi sbuffando come una pentola a pressione babbana e con un broncio per nulla virile che gli distorceva i lineamenti del viso. Aveva preso posto ai piedi di un albero vicino all’ingresso, dietro a un gruppetto silenzioso di Corvette, ed era riuscito a seguire la lezione senza particolari problemi, affogando le proteste improvvise del suo stomaco con dei lunghi sorsi d’acqua.

Forse sono stato un po’ pessimista stamattina…

Pensò spostandosi verso l’aula di Trasfigurazione prima che il Professor Turner li accogliesse con un:

Prima di affrontare l’argomento di oggi vorrei ripassare con voi i principi della Trasfigurazione Vegetale. Signorina O’Neill qual è la formula per effettuare questo incantesimo?

Il Planta Sit, Professor Turner.

Rispose prontamente Caroline Priscilla, seduta accanto al Delfino che iniziava a muoversi a disagio sul posto.

Benissimo, Signorina O’Neill. Potrebbe darci una dimostrazione su come si usa questo incantesimo?

Non qualcosa di commestibile, non qualcosa di commestibile…

Si ritrovò a sperare Jorge e avrebbe anche chiuso gli occhi e incrociato le dita se tutta l’attenzione dell’aula, docente in primis, non fosse stata concentrata sul posto accanto al suo. Quando vide un bellissimo e perfetto girasole comparire al posto della pallina da tennis espirò tutta l’aria che aveva inconsapevolmente trattenuto e, tranquillizzato, si apprestò a seguire la lezione quando la sua mente malata iniziò a bombardarlo con una serie di associazioni mentali da incubo.

Girasole -> Semi di girasole - > Sgranocchiare semi di girasole al parco


Scosse la testa e si scompigliò i capelli con una mano nel tentativo di cancellare quelle immagini e tornare a concentrarsi sulla lezione ma il fiore ancora sul banco sembrava emanare un profumo così inebriante da impedirgli di trattenere lo sguardo sulla pergamena per più di due minuti consecutivi.

Girasole - > Semi di girasole - > Biscotti ai semi di zucca e di girasole


Arghhh!!!

Ringhiò tra i denti, frustrato, chinandosi sul borsone per prendere la bottiglietta d’acqua “salva nervi” e trovando, al suo posto, la mela che si aveva conservato come spuntino. Lo sguardo saettò dal frutto al docente un paio di volte e solo con un enorme sforzo di volontà il Delfino riuscì a lasciarlo andare, rinunciando allo stesso tempo a ogni possibilità di seguire il resto della spiegazione. Turner poteva anche essere comprensivo e amichevole ma dubitava fortemente che avrebbe accettato di buon grado che uno studente sgranocchiasse qualcosa durante la sua lezione.
Al rintocco della Torre dell’Orologio, Jorge fu praticamente il primo a schizzare fuori dall’aula in modo da avere, durante il tragitto dal Secondo Piano ai Sotterranei, il tempo per divorare il suo “frutto proibito” e riempire la bottiglietta ormai vuota per la parte teorica della lezione della Bennet. Nulla, neanche il suo stomaco brontolante, avrebbe potuto distrarlo dalla pozione che la docente avrebbe dato loro da preparare.

Ehi Alvares ma è normale che il tuo calderone borbotti in quel modo?

No che non è normale.

Sibilò tra i denti il Delfino, cercando di rimediare a quel disastro quel tanto che bastava a impedire al tutto di esplodere. La prima ora di Pozioni se l’era cavata abbastanza bene, la mela aveva placato il suo stomaco e alcuni sorsi d’acqua gli avevano impedito di rialzare la cresta troppo presto. Man mano che si erano avvicinati all’esercitazione, e di conseguenza all’ora del pranzo, il suo autocontrollo era andato via via assottigliandosi venendo alla fine spazzato via da una zaffata di zucchero filato e biancospino proveniente da uno dei calderoni disposti davanti alla cattedra e quindi al suo naso, visto che come al suo solito si era seduto in prima fila. Da quel momento gli era sembrato di essere sprofondato in un incubo stile manga giapponese dove tutto ciò che guardava assumeva un aspetto gustoso e appetitoso. Riuscire a trovare gli ingredienti giusti per il suo Antidoto si era quindi rivelata un’impresa titanica, con il suo stomaco che brontolava in maniera terrificante di fronte al succo di melograno, al miele di castagno e persino al sangue di salamandra che, aveva sentito dire, qualcuno utilizzava nei sandwich al posto della troppo babbana maionese. Era tornato al suo posto con la sensazione di aver dimenticato qualcosa o peggio, di aver preso un ingrediente errato, e adesso la poltiglia densa che lo osservava dal suo calderone producendo bolle inquietanti stava dando ragione al suo istinto. Il fatto che il suo stomaco a quella vista si contraesse non per il disgusto ma per la fame, scambiandolo per del caramello, non faceva altro che incrementare la sua frustrazione.

[ Lunedì – Sala Grande - Ora di Pranzo – Fine Maggio 2107]


Quando finalmente riuscì a varcare la soglia della Sala Grande, il naso di Jorge venne invaso da decine di odori diversi, tutti allo stesso modo succulenti e invitanti, e il suo stomaco sembrò quasi fare le capriole dalla felicità per l’aspettativa di essere finalmente riempito a dovere. Con una luce famelica negli occhi Jorge si sedette al tavolo dei Delfinazzurri e, afferrato il primo mestolo che gli era capitato sotto mano, stava per riempirsi il piatto con del pasticcio di pasta al forno con uova, formaggio e chissà quale altro ben di Dio, quando un cardellino di carta si posò sulla mano incriminata. Irritato per quella interruzione, il portoghese la scosse nel tentativo di liberarsi di quello scocciatore, dimenticando per un attimo che si trattava di un foglio di pergamena incantato e quindi difficilmente si sarebbe comportato come un normale volatile. Con un sospiro rassegnato, posò il mestolo e disfece l’origami magico in modo da poter leggere il contenuto del biglietto.

So tutto di questa tua nuova follia.
Dubito fortemente che Vergil ti abbia dato il permesso di mangiare quella roba.
Che ne dici di un bel picnic?
Prometto di non portare troppe schifezze.



Terminato di leggere, girò la testa verso il tavolo dei Tassi da dove la sua sorellina lo stava guardando con un misto di compassione – forse per l’aver deciso di rinunciare volontariamente al cibo? - di rabbia – o forse erano i sensi di colpa per averle tenuti segreti i suoi piani a fargli vedere tale sentimento? – e di determinazione perché di certo lei non l’avrebbe lasciato solo ad affrontare tutto quello, almeno non i primi giorni. Le rivolse quindi un sorriso grato, il primo di quella mattinata, e le rimandò indietro il volatile con la risposta.

Io penso al cibo, tu alle bevande.


Subito dopo prese dalla borsa la sua dieta e con occhio critico valutò gli alimenti che gli erano concessi, chiedendosi se fosse possibile combinarli in modo da non farli apparire troppo miseri.

Ma il ripieno sarà per ogni panino o lo devo dividere per due?

Lo sguardo volò immediatamente verso il tavolo degli insegnanti dove, ovviamente Vergil non stava pranzando. Si diede un colpo forte sulla coscia destra, che avrebbe volentieri diretto verso la propria fronte se non avesse temuto di attirare un po' troppa attenzione su di sé, per poi cedere allo sconforto.

Da dividere per due. Così la prossima volta imparo a prestare attenzione solo alle cose che mi piacciono.

Decretò con un mormorio funebre prima di prendere quattro panini, due integrali per sé e due oleosi per la sua sorellina. Lei era pronta a rinunciare a quel banchetto per stargli vicino, il minimo che potesse fare era non affamarla. Riempì quindi quelli della Tassetta con qualsiasi cosa non fosse troppo sugoso da scivolare fuori dalla prigione di pane e poi si dedicò ai propri. Nel primo mise la sottiletta, una fetta di petto di pollo arrosto - che quel giorno gli ricordava molto un'ostia babbana - e, sperando di non far saltare il novero delle calorie, anche una foglia pulita di insalata. Prese poi una testa d'aglio e la strofinò all'interno del secondo panino con non poche difficoltà - il giorno dopo avrebbe chiesto agli elfi se poteva averne uno caldo - dove mise la fetta di prosciutto cotto e l'uovo sodo tagliato a fettine sottili.

Ehi sembrano buoni oltre che terribilmente salutari.

Commentò Cappie da dietro la sua spalla, con il collo di una bottiglia che faceva capolino dalla sua borsa.

É colpa tua. - rispose con il suo solito ghigno impertinente, avvolgendo i panini in dei tovaglioli. - Mentre mi sbizzarrivo a preparare i tuoi disgustosi panini mi sono ricordato di mia madre. Le diceva sempre che si può ottenere un ottimo pranzo anche da ingredienti scarsi, basta usare un po' di fantasia.

E Ana Alvares aveva sempre dimostrato di averne parecchia di fantasia in ambito culinario.

Se andiamo adesso a fare il cambio dei libri e pranziamo nei pressi della Serra numero quattro possiamo anche prendercela comoda.

E così dicendo infilò il pranzo, corredato da una banana per sè e una mela rossa per la Tassetta, in borsa e uscì dalla Sala Grande decisamente con un umore migliore rispetto a quella mattina.

[ Lunedì – Dalle lezioni pomeridiane alla Merenda – Fine Maggio 2107]


Complice la vicinanza delle Serre, Jorge aveva impiegato più tempo del solito a mangiare, masticando molto lentamente come se in quel modo potesse prolungare il senso di sazietà, e accompagnato il pasto con della semplice acqua naturale, seguendo alla lettera le istruzioni di Cartwright di consumare il bicchiere di succo di zucca alla fine. Nonostante quegli accorgimenti non proprio automatici e l'aroma di proibito che proveniva dai panini di Cappie, il pranzo si era rivelato talmente spassoso e soddisfacente da fargli dimenticare di essere a dieta. Fu quindi l'Alvares di sempre, attento e curioso, quello che prese parte alla lezione di Erbologia, anzi una sua versione "più" con buona pace della Vilvarin. Abituato a mangiare cibi super conditi e complessi a pranzo, solitamente la prima lezione del pomeriggio la affrontava con una certa sonnolenza addosso che riduceva se non proprio le sue capacità di apprendimento, di certo la sua voglia di interagire con il resto della classe. Quel giorno invece si sentiva molto più sveglio, recettivo e pieno di domande - alcune espresse ad alta voce altre appuntate al margine della pergamena - per un qualche motivo che non riusciva a spiegarsi, non avendo mai prima di allora collegato la capacità di attenzione all'alimentazione. Durante l'ora di Alchimia il suo stomaco iniziò a rendersi conto di essere stato imbrogliato e la terza bottiglietta d'acqua della giornata non riuscì a ingannare i suoi sensi o a impedirgli di trovare attraente una sostanza liquida di colore tendente al bianco che gli ricordava pericolosamente la pappa reale.

Non è commestibile. Non è commestibile.

Si ripetè mentalmente mentre tentava di emulare i gesti di Connor e allo stesso tempo di ignorare la vocina a margine della sua coscienza che gli rammentava come, la crema bianca che avevano utilizzato per preparare l'unguento di Jansen Friedh, fosse mascarpone e quindi decisamente commestibile. Il fondo, sottoforma del pavimento in pietra dell'aula di Difesa, lo toccò l'ora successiva durante l'esercitazione con la bacchetta. Aveva fatto i salti mortali, letteralmente, per non dare a Vastnor il pretesto per sbatterlo fuori dall'aula per ritardo ma una volta incassato senza alcuna grazia il primo incantesimo che gli avevano lanciato contro se ne era pentito. Forse la sua era tutta suggestione, ma aveva la sensazione di essere più fiacco, che i suoi tempi di reazione fossero più lenti e il suo corpo meno incline ad assorbire i colpi, come se avesse finito il carburante per andare avanti. Il fastidio a tratti doloroso che proveniva dal suo ventre, inoltre, sembrava ottenebrargli la mente, rendendogli difficile formulare in maniera efficace un qualsiasi tipo di incantesimo sia di difesa che di attacco, tanto che alla fine della lezione aveva perso il conto delle volte in cui era volato a terra o era stato colpito da qualcosa.

Tutto bene?

No! - esclamò irritato, zoppicando fuori dall'aula - Sento dolore ovunque, anche in posti dove non credevo ci potessero essere muscoli da stirare, Vastnor probabilmente penserà che io sia uno spreco di Trama, e ho tanta di quella fame che mi mangerei un bue intero. Non sono mai stato così ossessionato dal cibo da quando avevo dieci anni.. ma almeno allora un motivo c'era!

E c'è un motivo anche adesso!

Scoccò un'occhiataccia alla sua sorellina, perchè lei in effetti non aveva la minima idea di quello di cui stava parlando, ma si scontrò contro un muro di calda determinazione che smussò di un millimetro o due il suo nervosismo.

Senti le cose sono due: o decidi che ne vale la pena o getti la spugna.

Ecco rinunciare, in quel momento, gli sembrava un'ottima idea ed era con l'intento di esprimere ad alta voce quel pensiero che Jorge aveva dischiuso le labbra, salvo rinserrarle subito dopo.

Certo se rinunci dopo... quanto?... meno di mezza giornata non ci fai una bella figura ma contento tu...

In realtà di quel suo progetto ne erano a conoscenza in due, al massimo in tre se Cappie aveva condiviso la notizia con Kelly, eppure per un motivo non ben identificabile l'idea di mostrarsi loro come un ragazzino piagnucolone che faceva una tragedia per una fetta di torta negata gli creava un groppo in gola molto più fastidioso dei morsi della fame e gli faceva bruciare le guance per l'imbarazzo.

Bè non è che tu ti sia comportato in maniera tanto diversa nelle ultime ore.

Gli rammentò la sua coscienza con la vocetta odiosa e saputa di Lingua Argentata.

In ogni caso datti una mossa a ridarmi il mio fratellino che ho fame!

Inarcò un sopracciglio per quell'uscita decisamente fuori luogo, prima di scoppiare a ridere per l'espressione mortificata che era comparsa sul viso della ragazza.

Vai tu in Sala Grande a prendere qualcosa mentre io faccio un salto in Infermeria per questi lividi e ne approfitto per sbavare un po' sulla Moreau? - le disse allontanandosi di un paio di passi per evitare lo scappellotto che probabilmente avrebbe tentato di dargli, strizzandole l'occhio con aria malandrina. - Ah, per me 250 ml di yogurt bianco magro al succo di melograno - che era l'unico gusto di frutta senza pezzi che gli piacesse - e un'altra bottiglietta d'acqua. Ci vediamo in giardino...

[ Lunedì – Sala Grande - Ora di Cena – Fine Maggio 2107]


Bene bene. - esordì Jorge strofinandosi le mano l'un l'altra con aria cospiratrice - Vediamo come possiamo cucinare stasera.

Cucinare Alvares? Tutte le botte prese a Difesa ti hanno sconnesso il cervello? Qui sono gli elfi a cucinare.

Tzsè... al massimo hanno ampliato le mie vedute.

Rispose con aria saccente, raddrizzando la schiena e gonfiando il petto, il mento all'insù in una parodia degli aristocratici babbani, con il preciso intento di far ridere Cappie seduta al suo fianco. Fin da quando quella mattina aveva visto l'appunto di Vergil si era ripromesso di non lasciarsi condizionare dai suoi bassi istinti e nel corso della giornata era venuto meno alla parola data una dozzina di volte circa. Dopo la ramanzina che gli aveva fatto la Tassetta nel pomeriggio, aveva compreso che perseverare in quei comportamenti infantili gli avrebbe portato più danno che altro e quindi si era impegnato a riposizionare la sua vita sui normali binari che di certo non contemplavano di consumare i pasti da solo, a meno che non fosse strettamente necessario. E il suono della risata al suo fianco non faceva altro che confermare la validità della sua decisione. Sconvolgendo gran parte della tavolata dei Tassi, abituati a vederlo rimpinzarsi di ogni schifezza possibile, ignorò il pasticcio di carne per servirsi di una fetta di pollo arrosto e una fettina di vitello ai ferri, calcolando che insieme non avrebbero superato il limite consentito. Tagliò a tocchetti il pollo e lo mise nella ciotola con l'insalata, per poi condire il tutto con olio e limone. In un altro piatto mise due patate lesse e le schiacciò con una forchetta, aggiunse il cucchiaio di olio e un pizzico di sale, e riprese a manipolarle con la posata fino a quando non assunsero un aspetto omogeneo. Una volta che fu soddisfatto del risultato ottenuto, si occupò della frutta, tagliando in una coppetta tre fragole e uno spicchio di mela e irrorando il tutto con del succo di limone, e del beveraggio. Una volta terminato si spostò con la sedia un po’ all'indietro e allargò le braccia a mostrare il suo capolavoro a uno scarno e disinteressato pubblico.

Ecco a voi una insalata Cesar povera - molto povera visto che al di là del pollo e dell'insalata non vi era nulla - vitello con purè a prova di intolleranze, mini macedonia - e scoccò una occhiata ansiosa al tavolo degli insegnanti, ripromettendosi di chiedere a Vergil se quella variante fosse concessa o meno - e un dissetante bicchiere di succo di zucca.

Alcuni primini batterono le mani divertiti dall'enfasi con cui aveva parlato - da cabarettista babbano navigato - gli altri lo guardarono come se fosse completamente impazzito. Lui si sentiva molto orgoglioso di sé e a giudicare dal modo in cui lo stava guardando Cappie non era l'unico.

Sai fratellino dopo questa tua esibizione credo che tu sia sprecato come pozionista. Saresti molto più utile come cuoco dietista.

[Lunedì – Dormitorio dei Delfinazzurro – Fine Maggio 2107]


Era stata una giornata sfiancante con picchi da incubo, conclusa con una cena chiassosa e divertente al tavolo dei Tassi e una vittoria schiacciante a Spara Schiocco in Sala Comune. Allora perché si stava rigirando nel letto assillato dalla sensazione di essersi dimenticato qualcosa che gli impediva di prendere sonno?

Ho seguito tutte le lezioni - riepilogò mentalmente per l'ennesima volta - e dopo cena mi sono scusato con la Bennet e con Connor per il disastro fatto durante le loro lezioni. Vastnor l'ho saggiamente evitato ma neanche il mio subconscio può essere così suicida da pretendere che mi scusi con lui. Che abbia a che fare con Vergil?

Si chiese alla fine, prendendo la bacchetta dal comodino e appellando la pergamena ormai lisa e una piuma. Alla luce di un tenue Lumos iniziò a depennare tutto quello che aveva mangiato, segnando allo stesso tempo gli "sgarri"che si era concesso in modo da avere un promemoria da presentare al Prof il giorno seguente.

Ecco cos'é che mancava!

Esclamò una volta giunto in fondo al foglietto, dandosi una manata in fronte e sottolineando con foga i due litri e mezzo d'acqua. Tra la bottiglietta a metà mattina, quella del pranzo, di metà pomeriggio e della cena stava sotto di quasi mezzo litro!

Domani penserò a dove inserirli senza correre il rischio di saltare qualche lezione per improvvisa incontinenza!

Mormorò rimettendo a posto bacchetta e pergamena e voltandosi su un fianco. Adesso l'unica cosa che voleva fare era riuscire a ignorare i morsi della fame quanto bastava per sprofondare tra le braccia di Morfeo.

[Fine Autoconclusiva]


Promemoria presentato a Vergil il giorno dopo.


Colazione:

Un bicchiere di succo d'arancia non zuccherato V
Un bicchiere di latte scremato con mezza tazzina di caffè non zuccherato V
Un Cornetto integrale al miele V
Un frutto a scelta tra ananas, pera, mela, kiwi, prugna gialla -> Mangiata a metà mattina. Va bene?

Pranzo:

Due panini con pane integrale V
Per il ripieno: una sottiletta di formaggio e due fettine tra fesa di tacchino, petto di pollo arrosto, bresaola o prosciutto cotto -> Ho aggiunto una foglia di lattuga al panino con il pollo, va bene?
Un uovo sodo V
Un frutto a scelta tra ananas, pera, mela, banana, arancia V

Metà pomeriggio:

250 ml di Yogurt a tua scelta (possibilmente bianco o senza pezzi, magro) V

Cena:

Carne rossa o bianca di qualunque tipo, max 350 grammi V
60 grammi di insalata verde con un cucchiaino d'olio vergine e mezzo limone spremuto V
Due patate lesse con un cucchiaino d'olio vergine e due pizzichi di sale V
Un frutto a scelta tra ananas, pera, kiwi, arancia, fragola (100 grammi) -> Ho fatto una mini macedonia con tre fragole e uno spicchio di mela, va bene?

Bevande a base di zuccheri o gas: un bicchiere a fine pasto del pranzo e della cena V

Da assumere all'interno della giornata: 2 litri e mezzo d'acqua non gassata -> NO
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Messaggioda Elisabeth » 21/02/2014, 18:24

§ Sala Grande - Inizio Novembre 2107, ore 19:30 circa §

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Concluso il suo lungo pomeriggio di studi Elisabeth lasciò la Biblioteca diretta in Sala Grande per la cena.
Al suo arrivo si guardò intorno, cosa che faceva raramente e vedendo la Sala piena all'inverosimile, di ragazzini e fantasmi, sorrise ripensando alle storie che le raccontava nonno Lucius su quella particolare stanza di Hogwarts, intanto con lo sguardo i suoi amici e senza perdere tempo si diresse al tavolo verde-argento.
Quella sera la Walker voleva semplicemente trascorrere un po' di tempo con le sue consorelle e confratelli, esagerando, ma proprio esagerando sempre se fosse stata in vena di gentilezze, poteva sopportare la presenza di qualche Dragarteneo, un paio non di più.
La ragazzina era decisamente cambiata, un tempo sarebbe andata lei a salutare gli amici o forse sarebbe meglio dire quei ragazzi un po' più di semplici conoscenti, ma ora non si sarebbe scomodata, se volevano parlarle dovevano andare loro da lei.
Ormai era troppo stanca per lottare contro gli stereotopi della sua casata e lentamente si stava conformando ad essi, non che le venisse difficile farlo, solo che ora lo poteva fare platealmente e non si lasciava scappare l'occasione per lanciare frecciatine a destra ed a sinistra, in fin dei conti aveva tre anni da recuperare.

Buona sera Ragazzi.

Sera Dolcezza. Ragazzi ho appena trovato un modo per divertirci questa sera.

Fissando un ragazzino poco lontano.

Fammi il piacere Misha, quando ti vengono queste brillanti idee evita dirle quando sono nei paraggi.

Che guastafeste che sei.

Idiota, ti ha sentito tutta la Sala Grande, per lo meno evita di urlare a quel modo, ora se gli succede qualcosa daranno la colpa a noi ed addio divertimento.

Replicò Elisabeth lasciando i suoi compagni sconcertati.

Vuoi dire che ...

Domandarono alcuni dei ragazzi senza parole.

Indovinato mi sarei unita volentieri al divertimento.

Ciao posso unirmi a voi?
Io sono Aowin piacere di conoscerti.


Salutò una bambina che Elisabeth aveva incontrato solo di sfuggita per i corridoi della scuola.

Cosa te ne pare della Draghessa, secondo te possiamo divertirci un po' a sue spese?

Domandò uno dei ragazzi sperando di poter trascorrere una serata diversa dal solito.

No

Fu la risposta della Walker.

Con te non ci si può mai divertire.

Si lamentò un ragazzo allontandosi dal piccolo gruppo e portandosi dietro la sua cerchia di amici, intenta a cercare una vittima con la quale divertirsi quella sera.

Cos'hai in mente?

Facciamole vedere che le Serpi sono ben diverse da come vengono descritte, sono del parere che avere una Draghessa dalla nostra parte, la prima di una lunga seria, potrebbe tornarci utile. Mi raccomando non chiedetele se è una Purosangue - mormorò la Serpe fissando i suoi amici, per poi voltarsi sorridendo verso la bimba - Ciao cara, certo che puoi sederti qui con noi, non è vero ragazzi? - alla domanda della Walker ci fu un coro di assensi, sembrava che l'idea di Elisabeth fosse piaciuta ai presenti e chissà che in qualche modo non avesse salvato la bimba dal più stupido degli scherzi che Misha amava così tanto fare.

Piacere di conoscerti Aowin. - disse sorridendo Elisabeth - Io sono Elisabeth, loro sono Patricia, Britney e questo simpaticone - posando una mano sulla spalla del ragazzo - si chiama Misha. Accomodati pure cara. - raggiungendo la bambina e sedendsoi accanto a lei, mentre Britney e Patricia si sedevano si fronte alle due ragazze con il russo poco lontano.

Oh mamma ho una fame tremenda….

E' normale vista l'ora e scommetto che questo pomeriggio non hai nemmeno fatto merenda?

Domandò Patricia sorridendo.

Allora piccola come ti trovi a Dragargenteo? - iniziò col chiedere la Serpe per poi passare alla domanda che gli stava maggiormente a cuore - Sei una Purosangue vero? - domandò Misha a bruciapelo.

Usa il cervello Misha, secondo te se non fosse una Purosangue sarebbe seduta qui con noi? - domandò la Walker fisando il ragazzo - Allora cara, non ci hai ancora detto se la scuola ti piace e se ti trovi bene tra i draghi, su su siamo curiosi - aggiunse sorridendo la francesina aspettando di sentire la risposta della bambina.

Nel frattempo le prime portate facevano al loro comparsa sui tavoli.

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Messaggioda Aowin » 02/03/2014, 0:36

Aspettando che Elisabeth le dasse il consenso a sedersi con loro, rimase in piedi a guardare i quattro ragazzi. Si soffermò su Misha e qualcosa in lui non le piaceva ma non aveva di certo paura di quel ragazzo. Voleva cercare di conoscerli ugualmente e chissà forse avrebbe potuto cambiare idea sui Serpeverde.

Piacere di conoscerti Aowin. Io sono Elisabeth, loro sono Patricia, Britney e questo simpaticone si chiama Misha. Accomodati pure cara.

Elisabeth sembrava molto gentile ed educata che stia tramando qualcosa?la ragazzina era abituata a rimanere sulla difensiva, non si fidava ormai di nessuno e non era sua abitudine abbassare la guardia

Piacere di conoscervi spero di non avervi disturbato!

Lo stomaco ormai le brontolava da molto tempo e non vedeva l’ora di mettere qualcosa sotto i denti, appena arrivarono le prime pietanze si fiondò subito a prendere qualcosa di succulento e mentre mangiava ascoltava il dire dei ragazzi.

E' normale vista l'ora e scommetto che questo pomeriggio non hai nemmeno fatto merenda?

Già…sono stata tutto il pomeriggio in biblioteca a finire i compiti, senza accorgermi che ormai la merenda era finita.

Le sorrise cercando di tranquillizzarsi e di mettersi a suo agio ma proprio non ci riusciva.

Allora piccola come ti trovi a Dragargenteo? Sei una Purosangue vero?

Appena Misha le rivolse quelle domande ella rimase seria, per lei non era molto importante essere o no purosangue

Usa il cervello Misha, secondo te se non fosse una Purosangue sarebbe seduta qui con noi? Allora cara, non ci hai ancora detto se la scuola ti piace e se ti trovi bene tra i draghi, su su siamo curiosi .

Rispose sempre con tono garbato esponendo il suo pensiero senza paura, smettendo di mangiare. Ascoltò poi il dire di Elisabeth e sorrise.

Il cappello mi ha collocata nella casata adatta a me, mi trovo benissimo. Sai non penso che sia molto importante essere un purosangue o meno . Comunque si sono una purosangue. Sai Elisabeth anche se fossi stata una mezzosangue sarei venuta ugualmente nel vostro tavolo e perché non avrei dovuto farlo?!

Aowin non riusciva a capire l’importanza di essere una purosangue. Per lei tutti erano uguali senza distinzioni e non aveva paura a dire ciò che pensava, anche se rimaneva sempre sulla difensiva, non riuscendo a fidarsi di nessuno.

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Messaggioda Jorge » 14/09/2014, 13:36

[ 18 Settembre 2108 – Domenica – Sala Grande – ore 17.45]



Forse qui riuscirò a esercitarmi in santa pace!

Esclamò Jorge entrando nella Sala Grande con un’espressione determinata in volto diretto nell’angolo più appartato del Tavolo dei DelfiniAzzurro. Fin dal primo giorno di scuola aveva stilato un calendario preciso per distribuire il proprio tempo libero tra i compiti di scuola, le esercitazioni di disegno, i compiti come Assistente di Pozioni e la sua sorellina/ i suoi amici – giusto per non fare la figura del secchione asociale – e per quanto la sua vita in quel modo assomigliasse pericolosamente a quella di un militare babbano ne era molto soddisfatto. Riuscire a rispettare i propri propositi era per lui prova di gran maturità e per quello andava decisamente in bestia quando qualcuno o qualcosa gli metteva i bastoni tra le ruote.

Dannato Signor Gummle! Come se non fossi in grado di entrare di nascosto nelle cucine se volessi!

Borbottò tra sé tirando fuori dalla borsa che portava con sé il blocco da disegno, una matita e una gomma da cancellare. La settimana successiva avrebbe dovuto consegnare alla bella Marissa una natura morta e, nella sua ingenuità e carenza di fantasia, aveva pensato di ricopiare l’enorme ciotola di frutta a protezione dell’ingresso delle cucine del Castello, sfruttando il fatto che la Domenica pomeriggio i sotterranei sarebbero stati di sicuro vuoti e quindi nessuno lo avrebbe disturbato. Nulla di più diverso. Dopo meno di venti minuti il guardiano del Castello si era imbattuto in lui dando il via a una lunga e snervante discussione in cui il portoghese – album alla mano – difendeva la sua posizione e l’uomo sosteneva la sua accusa, terminata ovviamente con la capitolazione del più giovane. Quello che lo aveva maggiormente ferito, oltre alla perdita di tempo, era stato lo sguardo del custode che sembrava dire “ ti conosco so di cosa sei capace non mi fido”, quello stesso sguardo che lo aveva spinto a mettere la testa a posto in modo che gli adulti – o almeno quelli della cui opinione gli importava qualcosa come la Bennet o la Vireau – fossero orgogliosi di lui.

Allora allora… cosa potrei ritrarre?

Si chiese, picchiettando le dita sul tavolo mentre con la mente riandava alle esercitazioni che aveva seguito in Accademia nel mese di Agosto. Quelle erano state decisamente le vacanze estive più belle ed emozionanti della sua vita e non solo perché Marissa oltre a essere bella e simpatica si era dimostrata una insegnante strabiliante. Quell’estate aveva scoperto quanto i suoi amici fossero fidati e gli volessero bene – tutti avevano contribuito secondo le proprie possibilità per aiutarlo a pagare le tasse dell’Accademia – e anche quanto elettrizzante fosse vivere fuori casa, anche se accampato in un sacco a pelo nella camera da letto di Gorca.

Ci sono! Basta usare un po’ di fantasia…

E così dicendo diede una lunga occhiata riflessiva al tavolo imbandito per la merende pomeridiana. Svuotò quindi il cestino del pane per riempirlo con delle mele, distribuì intorno un po’ di frutta e qualche dolcetto e sistemò dietro a tutto la caraffa panciuta del succo di zucca. Subito dopo aprì l’album e, matita alla mano, iniziò ad abbozzare i contorni del suo soggetto, partendo dalla caraffa sullo sfondo e avanzando di frutto in frutto. Finito l’abbozzo con la gomma fece sparire il manico della caraffa e ne ingigantì la pancia, rendendola più tonda e simile a una zucca. Passò poi alle mele nella cesta a cui fece “spuntare” il picciolo e qualche piccolo rametto in modo che assomigliassero a dei pomodori, le pere divennero dei peperoni un po’ storti e i dolcetti castagne e ravanelli. Con una espressione concentrata in volto – molto simile a quella che gli spuntava quando era chino su un calderone - la punta della lingua che spuntava dalle labbra e gli occhi che saettavano dalla composizione sul tavolo al foglio davanti a lui, Jorge trascorse le successive due ore seduto al tavolo a disegnare, talmente concentrato su quello che stava facendo da isolarsi completamente dal resto del mondo.

Non male per un dilettante!

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Trasalì al suo della voce e al tocco sulla spalla della sua sorellina, gemendo di dolore quando i suoi muscoli si ricordarono di essere stati maltrattati tutto il pomeriggio, costretti nella stessa posizione per ore. Sbattè le palpebre più volte, ruotando il collo per sciogliere i muscoli e rendersi così conto degli studenti che alla spicciolata stavano entrando nella Sala Grande.

E’ già ora di cena?

Chiese con aria sbalordita, riponendo con attenzione il disegno nella propria borsa e alzandosi in piedi per far scricchiolare la schiena e sciogliere i muscoli.

E comunque non è da dilettanti. Tra un paio di mesi mi pregherai di disegnare un tatuaggio a posta per te.

La prese in giro, facendole la linguaccia e seguendola al tavolo dei Tassi per la cena. Per quel giorno ne aveva avuto decisamente abbastanza del tavolo dei Delfini.

[FINE AUTOCONCLUSIVA]



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Messaggioda Sandyon » 04/10/2014, 15:14

Il PG Jorge riceve un bonus di +1 al Talento/Arte a seguito dell'azione Autoconclusiva.

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Messaggioda Caroline Priscilla » 21/12/2014, 23:17

[10 Aprile 2109 - Sala Grande - Breakfast Time]


La mia chitarra è come una parte di me: vedi di trattarla bene capito?

Ora di colazione, nella scuola di magia e stregoneria europea, e la Sala Grande era un vivaio di voci assonnate, eccitate e vivaci, mentre studenti di tutte le casate si avvicinavano al tavolo della propria casata per consumare una sacrosanta colazione. Erano sette anni che quel rituale non cambiava mai per la piccola Tassorosso e come ogni mattina anche quella sarebbe iniziata con una tazza di latte fresco, brioches a non finire e quante più fette di torta possibile. Al suo fianco, il migliore amico Jorge stava ricevendo finalmente la chitarra acustica della O'Neill, che la ragazzina aveva deciso di prestargli in occasione della sua dichiarazione alla bella e dolce Victoria. Avrebbe fatto questo è altro per il suo fratellone, ma era anche divertente vederlo agitato e sulle spine a causa di una serenata che, non era sicuro, sarebbe riuscito a fare.

Se temi di andare da schifo, posso provare a incantartela per far sì che strimpelli la melodia al posto tuo.
Ma la voce la dovrai mettere comunque tu!


Gli disse con una linguaccia, prendendo una fetta di pane tostato e spalmandoci sopra una generosa dose di burro e marmellata di lamponi, la sua preferita. Aveva ascoltato il delfino cantare ogni tanto e poteva dire con sicurezza che, quando non andava fuori tempo, il suo fratellone possedeva una voce molto bella e dolce, capace di sciogliere il cuore della bella Draghessa. Ovvio che queste rassicurazioni erano già state fatte al ragazzo, ma non sarebbe stato un male ripeterglielo, così come il ricordargli che se voleva fare bella figura avrebbe dovuto trovare ogni attimo libero prima del 16 per esercitarsi e poter essere certo di riuscire a suonare e cantare la canzone senza intopparsi ogni tre per due.

Mi passi una fetta di crostata al limone?
Oh e anche un bicchiere di succo di zucca, grazie!


Si vedeva che era di buonumore quella mattina, per l'ingente quantità di zuccheri che la tassetta si accingeva ad ingurgitare. Quel giorno infatti era il giorno decisivo: quello nel quale avrebbe finalmente scritto ad Axell, buttandosi a capofitto in un flirt con un ragazzo da urlo (come avrebbe detto Kelly) e che portava inequivocabilmente il marchio Cartwright (come avrebbe sottolineato il delfino). Ciò che interessava all'irlandese invece era il modo nel quale quel ragazzone era entrato nella sua mente, senza uscirne via per tutti quei giorni. Pur tentennando se scrivergli o meno, i suoi dubbi erano stati frutto delle sue paure e non di un qualche difetto genetico che rendeva il giocatore di Quidditch poco interessante per la O'Neill. No, la Tassorosso lo trovava simpatico, spiritoso, divertente e con un lato talmente tenero e dolce che più di una volta, ripensando al loro pranzo insieme, aveva avuto l'impulso di abbracciarlo come un orsacchiotto.
Forse era meglio questo non dirlo nella lettera che gli avrebbe scritto, ma c'erano tante cose che la tassetta ancora non sapeva come scrivergli: avrebbe dovuto essere seducente o tranquilla? Mostrare un vivido interesse o cercare di contenersi? Insomma, scrivere una lettera non era mai stato così tanto difficile, ma era l'eterno dilemma della prefetta, che temeva sempre di non riuscire ad esprimere abbastanza con le parole o di esprimere anche fin troppo.

Guardate, arrivano i gufi!

Disse un ragazzino del secondo anno seduto alla destra della Tassorosso che, più per abitudine che per altro, alzò la testa verso l'alto a guardare gli splendidi volatili che entravano in massa dentro la Sala Grande, con un enorme sorriso stampato sul volto.

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Indossava già la divisa di scuola, con l'immancabile spilla di prefetta sul bavero sinistro. I capelli invece erano ritornati color biondo platino, una tonalità alla quale la ragazza faceva ancora fatica ad abituarsi. Il suo sguardo venne catturato ben presto da un enorme allocco color crema, che sembrava dirigersi proprio nella stessa direzione dove si trovava ora la Tassorosso. Lo sguardo assunse un'espressione sorpresa quando Cappie si rese conto che il volatile era proprio lei che stava cercando, posando la zampa destra sulla sua fetta di pane con sopra la marmellata e porgendole la sinistra dove era legato un rotolo di pergamena.

Sicuro che sia per me?

Chiese titubante, ma al suono stridulo di risposta dell'allocco la ragazza non ebbe più dubbi. Sfilò delicatamente la pergamena e permise al volatile affamato di rubarsi parte della sua colazione, mentre apriva incuriosita quella lettera inaspettata.

E' di Axell!

Esclamò entusiasta ma al tempo stesso perplessa, perchè ricordava attentamente ogni singola parola che il ragazzo le aveva detto e lui era stato molto chiaro da quel punto di vista: avrebbe atteso una sua lettera senza metterle alcuna fretta. In ogni caso, l'irlandese avvicinò la pergamena quanto più possibile al viso, per evitare che quell'impiccione del suo migliore amico potesse sbirciare da qualche parte, e iniziò a leggere, facendo scorrere lentamente lo sguardo sul foglio vergato con l'inchiostro. Il sorriso ben presto svanì sostituito da una smorfia non ben definita, che poteva ricordare stupore e indecisione, seguito da due guance che da pallide e delicate divennero due bei pomodori rosso fuoco, di quelli che prenderesti a morsi per quanto sono morbidi e succosi. Il culmine arrivò quando la ragazza arrivò a leggere l'ultima parte della lettera dove era indicato, chiaramente, più di un indizio sul perchè Axell si era trovato costretto a scriverle prima di lei. Le mani della Tassorosso iniziarono a tremare, mentre lo sguardo si corrucciò sostituendo quell'espressione sbalordita ad una che si poteva ben definire incazzata nera.

Quella....quella....

Il piccolo Tassorosso seduto al suo fianco, prevedendo forse una bella sfuriata, si allontanò portandosi via gli avanzi della propria colazione, mettendo qualche metro di distanza fra sè e l'irlandese, che ormai sentiva la rabbia e la vergogna colpirla come un fulmine a ciel sereno, accendendo la tempesta che stava montando dentro di lei.

IO LA STROZZO!

Non ci aveva messo molto Cappie a comprendere che cosa fosse accaduto e che Kelly Everett ancora una volta aveva messo il proprio zampino in una faccenda che non la riguardava. La O'Neill strinse la lettera nella mano, stropicciandola, immaginando che quella non fosse carta ma il collo della londinese, in quel momento lontana mille miglia da lei.

Io...io non posso crederci!
E' morta, giuro che questa volta la ammazzo, la faccio fuori con le mie stesse mani!


Coma avrebbe reagito il delfino nel vedere una Cappie arrabbiata e questa volta (per una volta!) non con lui? Sembrava che una piccola nuvoletta nera si fosse creata sulla testa della ragazzina, lanciando saette a destra e a manca, forse a causa di quello strano colore di capelli che ricordava molto quello giallo-biancastro di un fulmine.
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