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Messaggioda Lindë » 26/07/2013, 19:24

[Sabato 8 Ottobre - ore 10.21 - Foresta Proibita]


Una giornata come altre, lì ad Hogwarts.
Il weekend, il momento più tranquillo della settimana in cui tutti, professori compresi, si potevano rilassare.
Così probabilmente avrebbe voluto fare il professor Simon McDullan, impegnato in una passeggiata solitaria ai margini della Foresta Proibita.
Un uomo silenzioso, il professore, poco incline alla compagnia, apparentemente incapace di relazionarsi col prossimo, a meno che non si trattasse di animali e creature magiche.
Una persona quasi asociale per scelta propria, che pareva fare uno sforzo solo coi propri studenti, forse perché, essendo il loro insegnante, doveva parlare per forza.
Possibile, allora, che la Terra avesse scelto proprio lui?
D'altronde, si sapeva, gli Elementi non badavano certo alla simpatia del mago, alla sua forza o al suo passato... essi scavavano nel profondo dell'anima, cercando quella in cui potersi insinuare per vivere in essa.
Che Simon fosse o meno simpatico, abile o chiacchierone, dunque, non aveva alcuna importanza: se fosse stato degno o meno della Terra, questo si sarebbe scoperto in ben altro modo.
Il professore stava perciò passeggiando tranquillamente per la Foresta, solo ed immerso nei suoi pensieri, quando un improvviso terremoto sembrò scuotere improvvisamente l'intero ambiente a lui circostante e solo l'utilizzo tempestivo dell'equilibrio [Talento (Fisico) + d20 = o + 40] gli avrebbe evitato di cadere col sedere per terra, in una posa ben poco virile.
Indipendentemente dalla caduta o meno, quel terremoto improvviso durò appena un paio di minuti, ma quando l'uomo avesse rialzato gli occhi - ed eventualmente si fosse rimesso in piedi, tutto intorno a lui sarebbe stato diverso.

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Non più la Foresta Proibita dunque, ma un ambiente che si presentava del tutto differente, per quanto sempre verde e lussureggiante.
Eppure non aveva preso nessuna Passaporta, ne si era smaterializzato: cos'era potuto succedere? Un qualche attacco al Castello di Hogwarts?
Forse, eppure voltandosi, Simon si sarebbe potuto accorgere di un piccolo particolare... la scuola non c'era più.
Niente più Castello, niente più Serre, niente più studenti e niente più Foresta Proibita, solo il verde, tutto intorno a lui: l'unica cosa che poteva fare, dunque, era cominciare a camminare avanti a sé, sperando magari d'incontrare qualcuno, o qualcosa, che potesse dargli qualche indicazione.
E così accadde, in effetti.
Non appena il professore avesse fatto circa quattro, cinque passi in avanti, si sarebbe trovato di fronte tre diverse creature: la prima sarebbe sbucata dal fogliame alla sinistra dell'uomo...

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La seconda dal centro del fitto della Foresta...

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Mentre la terza tra i cespugli sulla destra...

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Tutti e tre si fermarono di fronte a Simon, fissandolo intensamente.
Dopo alcuni istanti, la prima creatura, la rana verde, spalancò la bocca, ma invece di gracchiare, formulò delle parole che sembravano essere pronunciate in lingua umana, visto che l'uomo avrebbe potuto capirle alla perfezione.

Se in terra c'è un inferno, si trova certamente nel cuore di un uomo melanconico.
Seguimi!


Pronunciò la rana, saltellando sul posto.
Poi toccò alla tigre parlare, o meglio ruggire, anche se come prima Simon avrebbe potuto comprendere ogni parola.

Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.
Seguimi!


E mosse la zampa sul terreno, con impazienza.
Per ultimo, fu il panda rosso a prendere, per così dire, parola.

La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra.
Seguimi!


E mosse le zampe anteriori come a fargli cenno di muoversi: tre animali, con tre pensieri diversi e tre direzioni da prendere.
Quale avrebbe scelto Simon?
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Messaggioda Simon » 27/07/2013, 2:16

Aria fresca. Quiete. Suoni familiari. Ecco quello che cercava Simon McDullan. Si sentiva a suo agio, lui e la Foresta da soli. Camminava a passo lento facendo dei lunghissimi respiri profondi. Si sentiva ringiovanire ogni volta che passava vicino quel posto. Non prendeva mai impegni per il fine settimana, dedicato alla sua passione più grande: il suo "Ritorno alla Natura". Nessun compagno d'avventura. Nessuna destinazione. Solo lui. In quei frangenti Simon cercava sempre di liberare il suo malessere interiore. "Rinascere" per poter affrontare una nuova settimana. Si stava abituando a convivere con le altre persone del castello, cercando sempre di migliorare un po' la sua scarsa dote nel socializzare. Quando però si trovava vicino o all'interno della foresta non poteva non sentirsi a casa, se stesso. Era come tornare indietro nel tempo, quando viveva con Nyssa in quella piccola capanna nel centro del loro territorio. Si sentiva libero di poter correre tranquillo tra quegli arbusti, osservare la flora e la fauna, esplorare nuove zone sconosciute. Molti potrebbero dire che ogni week-end Simon effettuasse una sorta di "viaggio sciamanico". Questo non era del tutto falso. Il viaggio aveva come obbiettivo l'introspezione, cercare se stessi e comprendersi sempre di più. Molte volte la Centaura lo mandò a vagare per la foresta senza una meta fissa. Quella volta si era vestito in modo più comodo: una maglietta nera a maniche corte, una tutta ed un paio di scarpe da ginnastica ai piedi. Sul naso aveva i suoi fidati occhiali da sole e sulla testa un berretto. Hesna si trovava dietro la sua schiena, sempre pronta ad essere impugnata per proteggere il suo compagno di avventure. Era Autunno certo, ma Simon voleva essere il più comodo possibile. Era sopravvissuto alle tremende nevicate invernali, poteva entrare nella Foresta anche con una maglietta ed una tuta. Rimase fermo davanti all'entrata della Foresta Proibita, Hogwarts alle spalle ed il Sole sulla testa. Decise quindi di entrare.

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Il passo rimase comunque lento. Con la mano destra spostava delicatamente i rami bassi in modo da non intralciargli la vista. Quando sentì la morbidezza di quelle foglie sulle falangi non poté che mostrare un tenero sorriso. Alzò la testa verso dei piccoli uccelli che stavano cantando. Rimase fermo per qualche secondo prima di continuare il suo viaggio. Quella volta sarebbe andato più lontano, fino ai confini della vegetazione. Non stava pensando a niente il Professore. Camminava, passo dopo passo, dritto per una strada immaginaria. Alla fine decise di riposarsi. Trovò in quelle vicinanze un albero più massiccio dei precedenti. Non voleva sedersi, ma soltanto usarlo come punto di riferimento. Fermo in quella posizione cominciò a guardarsi intorno. Era passato molto tempo da quando quella aberrazione aveva distrutto quasi tutto con il suo soffio infuocato. Simon poté affermare con certezza e grande gioia che la Foresta si stava risanando. La vegetazione cominciava a ricrescere, le creature ad abitarla di nuovo. Tutto stava tornando alla normalità. Quello era l'importante per lo scozzese. Ma qualcosa accadde in modo molto improvviso. Una scossa di terremoto, furente, grande. Simon fu preso alla sprovvista e cadde a terra. [Talento fisico = 28 + 1 = 29]

Ouch!

Si fece uscire colpendo con l'osso sacro un sasso che si trovava incastonato nella terra. Chiuse gli occhi sia per il dolore che per la sorpresa. Passarono pochi minuti e tutto cessò. Cosa diavolo era successo? Simon non poteva rispondere a quella domanda. Ancora con gli occhi chiusi lo scozzese cercò lentamente di alzarsi in piedi. Si tolse i suoi occhiali da sole ed aprì i suoi profondi occhi verdi. Fortunatamente la Foresta non era stata...un momento! Simon cominciò a guardarsi intorno. Sembrava diversa dal solito. Le piante erano di una tipologia differente, anche il suono dei volatili là intorno gli davano il sentore di una biosfera differente. Come poteva essere? Simon alzò gli occhi in direzione del castello che... era sparito! Si grattò la nuca con la mano destra. C'era qualcosa che non andava. Qualcosa che da una parte lo rendeva particolarmente nervoso. Non si era smaterializzato, no. Lui non lo faceva mai. Non aveva neanche usato nessuna Passaporta. Allora, come ci era finito lì?

C'è nessuno?

Cominciò ad urlare utilizzando le mani a coppa per amplificare il suono della sua voce. Nessuna risposta, nessuna persona in vista. Un cenno di diniego con la testa. Cominciò a guardarsi intorno, cercando magari degli indizi o una strada da percorrere. Nulla di questo riuscì a trovare. Decise dunque di camminare avanti a sé. Forse più avanti avrebbe trovato qualcuno o qualcosa. La cosa che gli parve strana era il fatto di non sentirsi a disagio in quel posto. Era una foresta diversa, ma comunque accogliente. Si umettò le labbra facendo soltanto cinque passi prima dei sentire dei rumori nel sotto bosco. Rimase in silenzio facendo scivolare lentamente la mano destra verso la sua bacchetta. Non voleva usarla ma preferiva essere pronto ad ogni evenienza. Alla sua sinistra apparve un piccolo e grazioso animale che Simon poteva tranquillamente accomunare ad un panda rosso. Rilassò i muscoli facendogli un piccolo sorriso. Trovava simpatici quei piccoli animali. Docili e teneri. Poi sentì un altro rumore, questa volta dal centro della foresta. Vide quella maestosa creatura apparire davanti ai suoi occhi. Il professore fece un passo indietro. Ecco quella era una figura un poco più terrificante di un panda rosso. Fissò la tigre attento ad ogni suo movimento, ma ella si fermò lì. Simon non riusciva a capire cosa stava succedendo. Si umettò il labbro superiore quando un rumore sulla destra lo fece sobbalzare. Osservò quella piccola ranocchia facendo un leggero respiro di conforto. Era certo di trovare una creatura ancora più grande di quella bellissima tigre al centro tra gli altri due animali. Tutti e tre le creature erano ferme davanti a lui. Simon dal canto suo si grattò la nuca una seconda volta. Era davvero confuso. Lui fissò gli animali come loro fissavano lo scozzese. Un attimo di silenzio, di stallo prima che Simon potesse sentire la rana parlare.

Se in terra c'è un inferno, si trova certamente nel cuore di un uomo melanconico.
Seguimi!


"Un momento, la rana ha parlato? Come può essere? Che Incanto è mai questo?"

Queste furono le parole nella testa del professore. Inarcò un sopracciglio destro fissando ancora la ranocchia che saltellava sul posto. Rimase impietrito dalla cosa. Lui, professore di Cura delle Creature Magiche, sorpreso da una rana parlante. Davvero il colmo. Non poté però rimanere ad assorbire quella novità quando sentì un ruggito dal centro del trio. La tigre stava parlando.

Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso.
Seguimi!


"Va bene, anche la tigre ha parlato..."

Disse in modo meno sorpreso. Gli occhi verdi di Simon si soffermarono sul felino prima di girarsi verso la sua sinistra, il panda rosso. Era sicuro che avrebbe parlato anche lui. Deglutì sonoramente. Certamente non era una cosa che succedeva tutti i giorni. Attese qualche altro minuto fissando il piccolo animale. Alla fine anche lui decise di dire la sua.

La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra.
Seguim
i!

"Bene, adesso che devo fare? Simon devi smettere di bere troppo thè! Vedi che succede?"

Queste furono le prime parole che vennero alla mente del nostro professore. Rimase fermo ad osservare le tre fiere. Erano rimaste immobili, forse stavano attendendo la scelta di Simon. Lo scozzese strabuzzò un attimo gli occhi cominciando a riflettere su quello che avevano detto. C'era qualcosa di davvero strano in quella situazione. Simon dal canto suo poteva però sentire dentro di se tutte e tre le frasi. Erano tutte sfaccettature del suo modo di essere, di pensare, di vivere. Forse per una volta il suo viaggio sciamanico l'aveva portato in un posto tutto fuorché normale. Incrociò le braccia all'altezza del petto. Chiuse per un attimo gli occhi cominciando a riflettere sulle tre frasi.

"La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra. Risposta verissima. Ma l'uomo appartiene anche al cielo, al mare, al vento, al fuoco... La terra è solo una delle madri dell'uomo."

Scartò la frase detta dal panda rosso. Lo osservò comunque facendogli un sorriso. Gli dispiaceva aver rifiutato quel invito. Chiuse di nuovo gli occhi. Questa volta si concentrò sulla frase detta dalla tigre.

"Tutte le cose sono collegate, come il sangue che unisce una famiglia. Qualunque cosa capita alla terra, capita anche ai figli della terra. Non è stato l’uomo a tessere la tela della vita, egli ne è soltanto un filo. Qualunque cosa egli faccia alla tela, lo fa a se stesso. Anche questo è un assioma verissimo. Io stesso ritengo che siamo tutti una grande famiglia. Ma ritenere l'uomo come solo un filo non è del tutto corretto. L'uomo è come una medaglia a due facce. Può aiutare a sostenere la tela come a distruggerla. Purtroppo ha anche questo potere."

Osservò la Tigre al centro del trio. Chinò la testa in segno di rispetto. Infine si girò verso la rana. La più piccola delle tre creature. Poteva essere considerata anche la più debole. Simon si sentiva come quella ranocchia. Indifeso al confronto con gli altri. Chiuse di nuovo gli occhi ripetendo mentalmente la frase detta dall'anfibio.

"Se in terra c'è un inferno, si trova certamente nel cuore di un uomo melanconico. Quanto sono vere queste parole. L'inferno che ho dentro non riuscendo ad integrarmi con il resto delle persone. Il sentirsi sempre l'estraneo in un mondo che mi dovrebbe essere aperto dalla nascita."

Schiuse di nuovo gli occhi verdi, verdi come era il colore della pelle della rana. Osservò le altre due creature. Aveva fatto la sua scelta, camminò lentamente verso la rana. Fissò dolcemente quella piccola creatura prima di piegarsi verso di lei. Le sorrise in modo delicato prima di prendere fiato.

Allora, fammi strada signora ranocchia...


Spoiler:
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Messaggioda Lindë » 28/07/2013, 16:57

Allora, fammi strada signora ranocchia...

Simon McDullan aveva fatto la sua scelta, una scelta che l'avrebbe portato in un viaggio introspettivo, nel quale la Terra avrebbe sondato la sua anima, scavato a fondo in essa, e forse chissà, lo stesso professore avrebbe imparato qualcosa da quella esperienza.
La rana verde gracidò e prese a saltellare silenziosa da una foglia all'altra delle piante esotiche che costituivano l'ambiente intorno a Simon, dando così modo all'uomo di seguirla: non parlava più, procedeva a passo, per così dire, piuttosto spedito, saltando a destra prima e a sinistra dopo, in uno zig-zag che comunque manteneva alla fine una strada piuttosto dritta, quella che avrebbe condotto McDullan... già, dove l'avrebbe condotto?
Camminarono - anzi, lui camminò e la rana saltellò - per un quarto d'ora buono, fino a che il paesaggio non si aprì di fronte a lui ed una scena quanto mai familiare si sarebbe palesata sotto i suoi occhi: un gruppo di bambini che giocavano tutti insieme, ridendo e scherzando, ed uno solo, con gli occhi verdi, che guardava il gruppo in silenzio ed in disparte, come fosse fuori dal mondo.

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Quel bambino altri non era che Simon McDullan da piccolo, già allora estraniato dal mondo intorno a sé, dalle normali attività che sarebbero state quasi ovvie per un ragazzino, come giocare coi propri coetanei: ma c'era qualcosa nel suo modo di fare che lo rendeva diverso, asociale, isolato.
Vuoi per la timidezza, vuoi per la sua tendenza a balbettare, farsi degli amici era qualcosa di difficile, se non impossibile, per lui, ed il fatto che fosse lì da solo ne era la prova.

Solo fin da bambino, colui che non sa aprire il proprio cuore...

Commentò enigmaticamente la rana verde, avvicinandosi al piccolo McDullan mentre rimaneva da solo, in quella scena surreale, con gli altri bambini che lentamente scomparivano e il tempo che pareva fermarsi, intorno al ragazzino, rendendolo immobile: intorno a lui, davanti, dietro e ai lati, comparvero quattro fiori diversi.
L'Adoxa di fronte...

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La Lavanda dietro...

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La Ginestra sul lato sinistro...

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La Campanula sul lato destro...

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Allora non avresti nemmeno fatto caso ad un particolare come questo, ma ora che puoi farlo... quale fiore scegli, possibile figlio della Terra?

Un'altra decisione da prendere, dunque, quella che era appena stata posta di fronte a Simon, una decisione importante perché altrimenti non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione dall'Elemento che lo stava esaminando: ma con quale criterio l'uomo avrebbe potuto scegliere?
Certo, sarebbe potuto andare a semplice gusto personale, ma forse sforzandosi un po' avrebbe potuto cogliere di sfuggita il significato di uno o più fiori, e questo avrebbe forse potuto permettergli di riflettere con più sicurezza sulla scelta da prendere.

Spoiler:
Elaborazione + d20 = 18 -> Simon non ricorda il significato di nessun fiore
Elaborazione + d20 = 23 -> Simon ricorda il significato di un fiore
Elaborazione + d20 = 26 -> Simon ricorda il significato di due fiori
Elaborazione + d20 = 29 -> Simon ricorda il significato di tre fiori
Elaborazione + d20 = 31 -> Simon ricorda il significato di tutti i fiori
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Messaggioda Simon » 28/07/2013, 23:46

Così cominciarono a camminare all'interno della foresta. Prima di lasciare quel luogo Simon diede un'ultimo sguardo alle altre due creature, un sorriso, un cenno con la testa e scomparve nella fitta vegetazione. Gli sembrava quasi surreale quello che stava succedendo. Simon McDullan, professore di Cura delle Creature Magiche, che seguiva una ranocchia parlante. Quasi gli venne da ridere al solo pensiero. Ma anche se da una parte questa cosa gli provocava ilarità, dall'altra continuava ad alimentare la sua curiosità. Dove avrebbe portato la rana il nostro scozzese? Continuarono per un buon quarto d'ora. Nessuno dei due parlò in quell'avventurarsi sempre più all'interno. Simon si cominciò a guardare intorno. La cosa stava diventando sempre più strana. Non riusciva a riconoscere dove si trovava in quel frangente, come se fosse un luogo fuori dal Mondo. La cosa non lo fece sentire a suo agio. Era in pensiero per il castello ed i suoi abitanti. La mente andò verso suoi studenti, cosa stavano facendo nel frattempo? E se tutto questo fosse una farsa per attaccarli? Simon si morse il labbro inferiore cercando di scacciare quei pensieri dalla sua testa. Era in ansia, ma questo non lo fece desistere dal continuare a seguire il piccolo anfibio. Spostava lentamente con le mani la vegetazione in modo da non trovare intralcio nel suo addentrarsi. Ecco però che, superati alcuni alberi in lontananza, vide una scena piuttosto singolare. Notò un gruppetto di ragazzi giocare tranquilli tra di loro. fece un ampio sorriso notando come quegli stessi ragazzini erano studenti della sua scuola. Fece un passo in avanti palesandosi all'interno di quello spazio dedicato al gioco. La cosa che fece inarcare un sopracciglio allo scozzese erano due differenti osservazioni: prima di tutto non lo avevano notato. Sembrava quasi che Simon fosse invisibile a quegli studenti. La seconda era che avevano un viso familiare ma non erano alunni del suo corso di Cura. Si umettò le labbra continuando a fissare quel piccolo gruppetto, quando in lontananza scorse un bambino in disparte. Povero ragazzo. Simon cominciò a fissarlo meglio, sembrava qualcuno di davvero familiare. Ebbe un sussulto quando i suoi occhi verdi incrociarono quelli del piccolo. Era lui? Era Simon ai tempi di Hogwarts! Ma come poteva essere? Era un'allucinazione? Magari aveva aspirato qualche spora particolare. Le labbra si schiusero lentamente, il mento cominciò a tremare per la sorpresa. Vedere se stessi non era poi una cosa di tutti i giorni. Seguì la rana verso di lui. Arrivato nei pressi del piccolo Simon, il grande si girò di centottanta gradi osservando meglio quella scena. Le labbra si spalancarono del tutto quando un lampo saettò nella sua mente. Si ricordò improvvisamente di quella scena. La mano destra corse al petto per stringere la maglietta e Nyssa in contemporanea. Il cuore gli doleva. Non avrebbe mai immaginato di rivivere certi momenti della sua vita. Simon rimase fermo, impassibile. La mente stava tornando indietro nel tempo. Retrocesse fino al terzo anno di scuola. Si vide di nuovo con la vecchia divisa da Tassorosso. Si trovava in un angolo del cortile di Hogwarts.


*Inizio Flashback*


Tre bambini di casate diverse stavano giocando facendo volare una piuma con l'incanto Wingardium. Fu uno dei primi incantesimi padroneggiati dallo scozzese. Lui si trovava da solo, senza un amico con cui ridere o chiacchierare. Quel giorno fu diverso. Quel giorno decise di provare a farsi degli amici. Chiuse i libri di Erbologia e prese la bacchetta in mano. Si diresse verso quei tre bambini, gli stessi che il non più giovane Simon aveva intravisto all'interno di quella Foresta. Aveva un bel sorriso stampato in volto.

Ehi, vi dispiace se faccio volare anche io quella piuma?

I tre studenti si fermarono a guardare Simon. Rimasero in silenzio, come se lo stessero studiando. Poi uno dei tre ragazzi, un Serpeverde, si mise davanti al Tassorosso con aria di sfida. I suoi occhi erano neri come la notte, così diversi da quelli del Purosangue.

No, non vogliamo che uno come te giochi con noi! Mio padre ha detto che non devo giocare con chi piace vivere in mezzo ai Babbani, altrimenti divento come loro! Andiamo ragazzi non voglio restare qui.

Disse con tono cattivo. Il giovane Simon sussultò. Sentì quella frecciata raggiungergli il petto. I tre ragazzi se ne andarono velocemente, mentre Simon rimase in mezzo al cortile. La piuma lentamente tornò a seguire la gravità fluttuando di nuovo verso il terreno. il bambino cominciò a cercare con i suoi grandi occhi verdi il cadere di quella delicata piuma. Quando toccò il terreno anche le ginocchia del Tasso fecero la stessa cosa.



*Fine Flashback*


Simon ritornò in sé. Era in ginocchio, con la mano destra a stringere la maglietta all'altezza del petto. Gli occhi erano lucidi. Dentro di lui montava una rabbia inaudita. Ancora provava dolore per quelle parole? Ancora dava peso a tre ragazzini di tredici anni? A quanto pare... Si. Sentì il muoversi della rana. Ascoltò le sue parole.

Solo fin da bambino, colui che non sa aprire il proprio cuore...
Allora non avresti nemmeno fatto caso ad un particolare come questo, ma ora che puoi farlo... quale fiore scegli, possibile figlio della Terra?


Allora non avrei neanche provato a fare una scelta del genere!

Pensò il professore nel suo dolore. Si stava pian piano riprendendo da quel ricordo così forte. Lentamente si rialzò in piedi. Mise a fuoco i quattro fiori che si trovavano intorno a lui. Un'altra scelta. Simon fece un respiro profondo. Tutto intorno a lui era fermo, immobile, come fuori dal tempo. Il sorriso era scappato via dal suo volto. Si morse il labbro inferiore continuando a fissare le piante. Due di quelle non le conosceva per niente. Le altre due invece sapeva del loro significato. Lo sguardo si fermò su una di quelle, la campanula.
La conosceva bene. In Scozia si chiamava "Old man bell" ed aveva un duplice significato: da una parte significava perseveranza e speranza dall'altra...beh veniva chiamata chiamata la "campana dei morti" per un motivo no? Rimase fermo a fissare quella pianta violacela. Dopo qualche minuto si voltò verso la seconda pianta che conosceva, la lavanda.
Un cenno d'assenso ricordandosi che la lavanda significava "diffidenza." Rimase un attimo in silenzio. Lo sguardo verso la ranocchia, un'altra verso il giovane Simon rannicchiato in un angolo. Deglutì sonoramente rimanendo fermo in mezzo ai quattro fiori. Fece un lungo sospiro. Suo suo volto tornò quel leggero sorriso.

Vuoi che scelga, signora ranocchia?

Fece un passo in direzione della sua schiena. La lavanda si trovava lì, ferma. Rimase un attimo in silenzio. No, non l'avrebbe estirpata dal terreno. Si sedette per terra invece, a gambe incrociate. Osservava quella bellissima pianta che si trovava vicino alle sue gambe. Chiuse gli occhi e fece un bel respiro profondo.

La lavanda ha anche un'altro significato. Il tuo ricordo è la mia unica felicità.

La sua mente tornò alla fine della scuola, L'incontro con Nyssa, il ritorno come professore. Aveva vissuto tante cose ingiuste nella sua infanzia. Ma non per questo doveva intaccare anche il suo presente ed il suo futuro. Aveva deciso di lasciarsi tutto alle spalle. Simon McDullan avrebbe continuato ad essere così introverso, così timido, ma non con il dolore nel cuore. Un dolore che si portava dietro da ancor prima che Courtney nascesse.


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Messaggioda Lindë » 29/07/2013, 15:09

Quattro fiori, quattro possibilità.
Ognuna di esse poteva essere quella giusta, perché ciascuna rappresentava un aspetto del professore: era di Simon la scelta, solo lui poteva decidere a quale fiore avvicinarsi, e sarebbe stato lui, con quella scelta, ad impostare il percorso di quel viaggio che l'avrebbe portato, forse, ad abbracciare la Terra, alla fine.

Vuoi che scelga, signora ranocchia?

La ranocchia non parlò né emise versi, si limitò a fissarlo profondamente negli occhi, attendendo che lui prendesse la sua decisione: lasciò che McDullan si avvicinasse al bambino, senza però studiarlo troppo o rimuginare troppo su quella figura che altri non era se non se stesso da piccolo, e lo osservò silenziosa sedersi di fronte alla lavanda, la sua scelta.

La lavanda ha anche un'altro significato. Il tuo ricordo è la mia unica felicità.

E così aveva deciso, infine.
Il bambino scomparve, sbiadendosi per poi svanire come un ricordo, e così anche gli altri tre fiori: solo la lavanda rimase lì, di fronte a lui, radicata nel terreno.
La rana verde gracidò e si avvicinò a lui, fino a fermarglisi accanto, al lato destro, indicando col capo prima il fiore e poi Simon stesso, come ad invitarlo silenziosamente ed esplicitamente a raccoglierla, perché era lei che l'avrebbe condotto al prossimo punto di quel viaggio: un invito che McDullan non avrebbe potuto non comprendere, e che non avrebbe soprattutto potuto evitare, se voleva davvero proseguire in quel percorso a lui sconosciuto.
Non appena il professore l'avesse tenuta stretta tra le mani, la lavanda sarebbe scomparsa, svanendo tra le sue dita per poi ricomparire sul terreno, tracciando una scia lunga e perfettamente visibile che altro non era se non il sentiero che Simon avrebbe dovuto seguire: a ben guardare, anche la rana verde era scomparsa.
Non aveva più bisogno di lei, Simon, per proseguire, non ora che il sentiero era così chiaro ai suoi occhi: avrebbe dovuto percorrerlo tutto, il docente di Cura, fino in fondo, mentre il paesaggio cambiava e si faceva più libero, meno fitto di piante, rami e foglie, fino a che non arrivò ad un secondo spiazzo, libero quasi del tutto, eccezion fatta per un singolo albero, verde e rigoglioso, sotto ad un cui ramo si trovava un animale.
Anzi, l'animale per eccellenza, quello più amato da Simon.

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Un Collie stava placidamente sdraiato sotto quel ramo... troppo placidamente, in effetti.
A ben guardare, infatti, Simon si sarebbe potuto accorgere di come, in realtà, l'animale fosse ferito ad un fianco, e stesse perdendo molto sangue: avvicinandosi, forse di corsa, chissà, si sarebbe allo stesso modo reso conto che non c'erano più speranze per lui, che l'animale ormai era in fin di vita e niente avrebbe potuto salvarlo, una realtà di cui era consapevole anche il Collie che uggiolava debolmente e con sofferenza.

Stagli accanto fino a che non si spegnerà del tutto... fagli compagnia!

Alla sua destra, una voce familiare lo avrebbe scosso, attirando la sua attenzione.

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Di nuovo il se stesso bambino che fissava tristemente l'animale, suggerendo alla propria versione adulta di stare con l'animale fino alla fine, anche se ciò significava guardarlo spegnersi agonizzando.

Guarda, lì sulla destra, accanto a te, c'è una pianta che può aiutarlo... se la mangiasse si addormenterebbe e morirebbe subito, senza sentire più alcun dolore... dagliela, così potrà lasciare questo modo senza soffrire ancora!

Questa volta la voce sarebbe provenuta dalla sua sinistra, ma ancora una volta quella che aveva parlato era una figura conosciuta fin troppo bene da Simon, che si sarebbe trovato accanto un altro se stesso, questa volta adolescente.

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Lui, il se stesso 17enne, gli stava proponendo invece di essere il fautore della morte del Collie, in un certo senso, ma una morte che gli avrebbe evitato altro dolore, permettendogli di spegnersi all'istante.
Una nuova scelta che questa volta non riguardava solo Simon stesso, ma un'altra creatura: stargli accanto mentre moriva soffrendo, o togliergli la vita per farlo smettere di soffrire?
Una terza voce s'innalzò nel silenzio di quel luogo, spezzato solo dagli uggiolii sofferti del cane, una voce che sembrava provenire direttamente dall'albero sotto il quale i quattro, Simon nelle tre versioni e il Collie, si trovavano.

Spesso fare una scelta è difficile, per questo tentiamo di scappare da essa, chiudendoci nel nostro bozzolo e pensando che se tanto non scegliamo noi, lo farà qualcun altro al posto nostro: in questo modo prendiamo la via più semplice e comoda, ma dimostriamo anche la nostra viltà.
Ci sono però situazioni in cui non si può scappare, non si può semplicemente chiudere gli occhi ed attendere... bisogna raccogliere il proprio coraggio, fare una scelta ed accettarne le conseguenze: solo così si può imparare a crescere.


Un discorso pronunciato da quella voce misteriosa con severità e tono solenne, un discorso che sarebbe rimbombato come un eco direttamente nel cuore di Simon: egli stesso non aveva forse, negli anni, lasciato che fossero gli altri a scegliere di allontanarsi da lui perché semplicemente si chiudeva in se stesso, evitando un confronto?
Non era forse quello un atto di codardia, non mettersi mai in gioco o rischiare per timore, per paura, per imbarazzo o timidezza?
Eppure ora niente e nessuno avrebbe potuto scegliere per McDullan, solo lui sarebbe stato il fautore di quella decisione che riguardava non se stesso, ma il Collie agonizzante di fronte a lui: da essa sarebbe dipesa la fine della sua vita.
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Messaggioda Simon » 30/07/2013, 17:08

Rimase seduto davanti a quella lavanda. Fece un mezzo sorriso verso il fiore. Non sapeva ancora bene quello che stava succedendo in quella strana foresta. Forse qualcuno si stava divertendo alle sue spalle, come uno scienziato alle prese con una cavia in un labirinto. Per adesso non ci pensava. Continuò a fissare quella piante, quasi gli portasse serenità. Sentì i movimenti della rana che apparve alla sua destra. Erano rimasti solo loro ed il fiore, il resto sembrava quasi non essere mai esistito. Fece un cenno con la testa, la ranocchia, Simon capì quello che intendeva dire e lentamente prese quel fiore tra le sue mani. Era morbido al tatto, vellutato, una sensazione che non fece altro che farlo sorridere ancora di più. La ritrovò per terra, non più tra le sue mani. Una scia luminosa indicava un sentiero ben preciso. La rana non era più accanto a lui, forse il suo compito era giunto al termine. Un cenno di diniego con la testa per poi alzarsi in piedi. Avrebbe seguito quella scia. Il passo fu lento all'interno di quella foresta, attento forse ad ogni cosa che poteva uscire fuori dal sottobosco. Notò infine che la vegetazione stava diminuendo e si ritrovò in una bellissima radura. Gli occhi verdi del professore girarono in quel luogo, incantato forse da quella bellezza. Notò solo alla fine quel Collie sotto l'albero al centro della radura. Un bellissimo esemplare, Simon non poté non pensarlo. Se ne stava lì sdraiato, forse stava prendendo un po di fiato per una lunga corsa. Ma qualcosa non lo convinceva, sembrava troppo placido per essere un Pastore Scozzese. Si umettò le labbra continuando a fissarlo, si avvicinò lentamente notando il suo bel manto. Notò però che una parte di quel pelo era di un colore ben diverso dai soliti, un rosso... sangue! Simon sgranò gli occhi correndo verso di lui. Scivolò quasi in ginocchio accanto notando sol ora quella grande ferita che aveva al fianco. Il Collie stava soffrendo tantissimo per quel taglio. Con le mani velocemente spostò il manto per osservare meglio quella ferita. Era davvero troppo estesa. Sulla fronte del professore cominciarono a crearsi perle di sudore.

Ehi, non ti preoccupare piccolo, ci penso io a te!

Disse poi tirando fuori la sua bacchetta. Era sicuro di poterlo guarire con un'Incanto. Si morse il labbro inferiore muovendo la bacchetta ed infine puntarla verso la ferita... niente. Riprovò una, due, tre volte ma niente, Hesna per la prima volta non stava ubbidendo a quello che il professore stava chiedendo con tutto il cuore. Guardò per alcuni secondi la sua bacchetta, quasi per sincerarsi che non sia rotta ed infine, come una persona che decide di amputarsi un braccio, lasciò la sua appendice per terra tornando a preoccuparsi dell'animale. Le mani corsero subito sulla ferita. Se la magia non l'avesse aiutato, ci sarebbe riuscito da solo. Convinto di questo Simon si tolse la maglietta. Decise di metterla sulla ferita per tamponarla e per non permettere al sangue fuoriuscire in grande quantità. Niente però di tutto questo sembrava aiutare il povero animale.

Su, resisti! Ce la puoi fare bello!

Stagli accanto fino a che non si spegnerà del tutto... fagli compagnia!

Gli occhi si girarono verso destra, osservando il suo piccolo sé stesso in piedi. Lo sguardo divenne duro verso di lui. Un cenno di diniego con la testa distogliendo lo sguardo dal ragazzino.

No! Non bisogna perdere la speranza! Ce la farà, ne sono certo!

Disse, forse più per convincere se stesso che la sua forma più giovane. Continuò a premere quella ferita, gli occhi divennero di nuovo lucidi. Notava quanto stava soffrendo quel povero Collie. Si morse il labbro inferiore tirando su con il naso. Stava veramente male nell'osservarlo. Chiuse le palpebre continuando a premere sulla ferita, ma più premeva più sangue usciva.

Guarda, lì sulla destra, accanto a te, c'è una pianta che può aiutarlo... se la mangiasse si addormenterebbe e morirebbe subito, senza sentire più alcun dolore... dagliela, così potrà lasciare questo modo senza soffrire ancora!

La voce giungeva dalla sua sinistra. Lo sguardo si soffermò sulla sua figura di quando aveva diciassette anni. Lui disse una cosa più dura. Il labbro inferiore si increspò per qualche secondo osservando quella pianta che si trovava lì vicino. Doveva essere lui il fautore della morte di quel Collie. No! Non poteva essere! Non doveva essere quella la soluzioni, c'era sempre un'alternativa.

Spesso fare una scelta è difficile, per questo tentiamo di scappare da essa, chiudendoci nel nostro bozzolo e pensando che se tanto non scegliamo noi, lo farà qualcun altro al posto nostro: in questo modo prendiamo la via più semplice e comoda, ma dimostriamo anche la nostra viltà.
Ci sono però situazioni in cui non si può scappare, non si può semplicemente chiudere gli occhi ed attendere... bisogna raccogliere il proprio coraggio, fare una scelta ed accettarne le conseguenze: solo così si può imparare a crescere.


Alla fine una voce raggiunse il cuore di Simon. La creatura stava morendo tra le sue mani. Lui doveva fare una scelta. Un cenno di diniego con la testa. La rabbia che imperversava nel suo animo alla fine uscì fuori in un grido di disperazione e di dolore.

A che gioco stai giocando eh? Ti sembra umano fare una cosa del genere? O sei solo un sadico che si diverte ad osservare queste cose? Dannazione!

Il pugno sinistro colpì il terreno erboso. Anche lui, con le sue conoscenze, aveva capito che non c'erano speranze per il cane. Eppure ci ha provato, ha tentato di salvarlo anche se non ci sarebbe riuscito. Fece un respiro profondo appoggiandosi a quell'albero e portandosi dietro il cane. Si sarebbe seduto con l'animale vicino al petto. La mano che scivolava sul suo pelo, morbido, candido. Sentivo il verso affannato del Collie per via del dolore. Gli occhi divennero ancora più lucidi. Cominciò a piangere lo scozzese. Il dolore esplose in un pianto silenzioso stringendo l'animale tra le sue braccia.

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Mi...dispiace... non sono riuscito a salvarti...è tutta colpa mia...

Singhiozzò all'orecchio del cane. Il labbro inferiore si increspò ancora di più. Non riusciva a trattenere tutto il suo dolore. Accanto a se aveva quella pianta. La mano tremante andò a raccoglierla. La osservò per qualche secondo. Era quella la scelta che avrebbe fatto il nostro Simon? Strinse ancora di più il corpo dell'animale. Fare una scelta del genere. Il cuore di Simon cominciò a battere più forte. I rantoli dell'animale divennero più forti, era quasi arrivata la sua ora. Staccò una foglia e l'avvicinò al muso dell'animale. Lo osservò masticare quella pianta che l'avrebbe portato alla morte. Avvicinò il viso al collo dell'animale accarezzando il morbido mante. Attese, attese il momento fatidico.

Ehi, ora puoi lasciarti andare...hai combattuto abbastanza, rimarrò qui con te finché non sarà finito tutto, te lo prometto...

singhiozzò nel dire quelle parole. Il respiro del cane divenne sempre più lento, i movimenti sempre più rari. Il collie chiuse gli occhi placidamente, entrando in quel sonno eterno alla quale lo aveva portato proprio il professore. Continuò ad accarezzarlo per altro tempo, minuti, ore, non era importante. Sentì il calore scivolare via dal suo corpo. Quando realizzò quello che aveva fatto, ruppe quel silenzio con un forte pianto. Strinse ancora di più quell'animale verso il suo corpo, non voleva lasciarlo, non voleva. Dopo qualche minuto si staccò dal corpo freddo del cane. Lo sguardo distrutto si mosse verso il cielo, stava soffrendo. Per la prima volta si sentì veramente inutile, veramente incapace di poter fare qualcosa. Con i palmi delle mani si asciugò le lacrime. Si alzò in piedi spostando delicatamente il Collie. Ora sicuramente non stava più soffrendo. Si mise in ginocchio e, a mani nude, cominciò a scavare per terra, sotto quell'albero. Scavò tanto, talmente tanto fargli sanguinare le mani, già coperte del sangue del cane. Quando riuscì a fare una fossa abbastanza profonda, adagiò lentamente il corpo all'interno. Continuò a piangere anche mentre lo seppellì. Finito quel rituale funebre, si guardò intorno. Tornò indietro cercando di prendere uno di quei fiori che lo portarono in quella radura. Lentamente, in ginocchio, lo pose sulla tomba di quel Collie. Era una bellissima giornata, anche se nel cuore del professore aleggiava aria di tempesta. Osservò la tomba ancora per qualche minuto. La mano destra, tremante da prima, andò a scivolare sul terreno smosso.

Addio...

Sussurrò poi alzandosi in piedi. Tirò su con il naso. Si guardò intorno. Lo sguardo era duro, serio, arrabbiato come non mai. Un altro momento di silenzio prima che lo scozzese lo ruppe con la sua voce.

Sei soddisfatto ora? Fatti vedere! Avanti!

Urlò verso il nulla. Neanche più osservò se i due suoi sé stessi erano ancora presenti in quel luogo. Ora albergava solo dolore nel cuore del professore. Il suo animo si struggeva al pensiero di quello che aveva fatto. Abbassò lo sguardo osservando le sue mani sporche di terra e sangue. Si sentiva un assassino, si sentiva sbagliato.


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Messaggioda Lindë » 30/07/2013, 21:57

Scelte.
Si trattava sempre di scelte, alla fine, poiché la vita, che una persona se ne rendesse conto o meno, era fatta di esse, in ogni caso: Simon era stato chiamato a fare la sua, per quanto dolorosa potesse essere.
Era un uomo, non certo un ragazzino o uno sprovveduto, avrebbe dovuto sapere che spesso si dovevano prendere decisioni sofferenti, decisioni che facevano male e da cui dipendevano anche le vite altrui, non solo le proprie: quella era la vita, e non c'era modo di scappare da essa.
Così, anche McDullan aveva preso la propria decisione, dando la pianta al cane così da porre fine alle sue sofferenze, scavando anche una buca dove poterlo seppellire e posando sulla tomba improvvisata anche della lavanda, salutandolo con le lacrime agli occhi prima d'inveire contro il cielo, contro chi l'aveva costretto ad una tale scelta così dolorosa, per lui.

Sei soddisfatto ora? Fatti vedere! Avanti!

Sicuro che sia davvero ciò che vuoi?
Vuoi scoprire chi ti ha costretto a scegliere?


Di nuovo la voce misteriosa che sembrava provenire dall'albero di fronte a lui, ma il cui riverbero si espandeva ovunque intorno al docente fin dentro la sua anima: non appena Simon avesse annuito o comunque sottolineato nuovamente la sua decisione di capire chi fosse stato a fargli tutto ciò, tutto intorno a lui sarebbe scomparso.
La foresta, l'albero, la lavanda, il verde, la tomba, tutto: intorno al docente, solo una stanza dalle pareti grigio scuro, molto spaziosa; e di fronte a lui, in lontananza... un uomo, seduto su una sedia.

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Sono io la persona che cercavi.

Se stesso.
Un se stesso più maturo, però, e non certo per una questione di età, si vedeva che era praticamente la copia esatta del Simon McDullan attuale... eppure, allo stesso tempo, era tutta un'altra persona: emanava un'aura di serietà, di compostezza, di decisione che l'attuale Simon non aveva.

Eccomi, sono qui.
Sei arrabbiato, non è vero? Non ti piace fare delle scelte... non ti piace dover decidere per te stesso, figuriamoci per gli altri. Eppure guarda, guarda dove sei arrivato, dove ci hai fatto arrivare.


Si alzò in piedi, lentamente, camminando verso di lui a passo deciso ma non accelerato, come se avessero tutto il tempo del mondo: gli si fermò davanti e non si mosse ulteriormente, gli occhi smeraldini puntati nei suoi.

Non abbiamo amici, non abbiamo una compagna, non abbiamo delle relazioni tra colleghi: è perché siamo antipatici? E' perché non sappiamo stare in mezzo alle persone? E' perché non abbiamo argomenti di cui parlare?
No... il problema è che non sei intenzionato a metterti in gioco, hai paura di farlo.
Meglio di stare da soli, vero Simon? Hai dimenticato quanto abbiamo sofferto?


Lo scenario cambiò nuovamente: erano ad Hogwarts, all'epoca nella quale McDullan era un Tassorosso adolescente; per la precisione si trovavano, in quel momento, nel giardino della scuola, con un Simon seduto sotto un albero ed un gruppo di ragazzi Grifondoro vicino a lui.

Ciao Simon! Ti va di giocare a Quidditch con noi?

C-come? Dici a me? Ah... ecco... non.... non sono molto b-bravo... ma grazie lo stesso...


I ragazzi se ne andarono, lasciando Simon da solo, col capo chino e lo sguardo triste, di chi sapeva di aver appena voltato le spalle ad una possibilità di farsi delle nuove amicizie.

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Quanto sono stupido... cosa mi sarebbe costato dire di sì? Cosa sarebbe potuto succedere di così grave, che non fossi bravo quanto loro? Sei proprio senza speranza, Simon...

Affermazioni solo pensate, quelle del giovane McDullan, ma che quelli attuali poterono sentire distintamente, come fossero nella sua testa.

Già, hai sempre evitato il confronto, il dialogo, per paura di non essere all'altezza.
Credevi fosse la scelta più saggia, ma dentro di te sapevi di sbagliare... e ti dirò di più: pensavi anche che, evitando le persone, facessi un torto solo a te stesso, ma... indovina...


Un altro cambio di scenario, ma lieve, visto che ora i due adulti non si trovavano di fronte al Simon adolescente, ma davanti al gruppo che gli aveva rivolto la parola poco prima.

Visto cosa ci guadagni a perdere tempo con lui?
Non vuole avere amici, gli piace stare da solo!


Ma io... volevo solo essere gentile...

E' inutile essere gentili con persone così...


Il gruppo si allontanò, e i due Simon tornarono nuovamente soli, all'interno della stanza dalle pareti grigio scuro, l'uno di fronte all'altro, come in una sfida dove però era impossibile che uno vincesse e l'altro perdesse, visto che si trattava della stessa persona.

Comportandoti in quel modo non hai fatto un torto solo a noi, ma anche a chi ti circondava: quante volte hai ferito le persone senza accorgertene per... cosa? Paura? Imbarazzo? Disagio? Ma disagio per cosa, poi?
Siamo adulti ormai, Simon, è ora di darsi una svegliata! Ma tu sei pronto? Vuoi finalmente imparare a crescere o no?


Era quella, in realtà, la prova finale: un'altra scelta, la più importante di tutte, quella che McDullan avrebbe dovuto prendere.
Si sentiva pronto a cambiare, a migliorare? O preferiva continuare a rimanere chiuso nel suo bozzolo sicuro, al riparo dal resto del mondo, per tutta la vita?
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Messaggioda Simon » 04/08/2013, 16:37

Sicuro che sia davvero ciò che vuoi?
Vuoi scoprire chi ti ha costretto a scegliere?


Eccola la domanda fatidica. Lo scozzese rimase fermo in quella posizione. Tentennò realizzando davvero quello che stava per accadere. Deglutì sonoramente rimanendo in silenzio. Voleva davvero vedere? Voleva davvero sapere? Gli occhi verdi si girarono verso la tomba del pastore. La lavanda era ancora lì placida, come ricordo di quel momento così doloroso per il professore. Si umettò il labbro superiore. Voleva davvero scoprire? I pugni si strinsero in una morsa. Non poteva rimanere nell'ignoranza, doveva sapere. Poi tutto cominciò a sparire, come se quella voce avesse inteso la risposta del professore come un'affermazione. Si cominciò a guardare intorno, era confuso, impaurito a suo modo. Si sentiva in balia di qualcosa più grande di lui quando al posto della bellissima foresta dove aveva fatto quelle stranissime scelte si ritrovò in una stanza grigia. Gli occhi smeraldini scivolarono su quelle pareti di un unico colore, un colore neutro, freddo. Non si accorse della sedia, né dell'uomo seduto su di essa. Almeno non subito.

Sono io la persona che cercavi.

Le iridi si spostarono su...Simon? il nostro professore sgranò gli occhi. Aveva davanti ai suoi occhi una sua copia perfetta. Aveva però un qualcosa di diverso. Lo scozzese continuò ad osservarlo anche quando si alzò dalla sedia. Pure nei suoi movimenti si differiva dal Simon reale. Era più deciso, più sicuro di se. Assolutamente non era una copia perfetta, magari fisicamente, ma caratterialmente erano l'opposto. Un cenno di diniego con la testa. Tutto era surreale per Simon, non poteva essere vero, non poteva essere la realtà. Si sentì a disagio improvvisamente, come se qualcuno gli avesse tolto una parte di anima e resa fisica. Non gli piaceva, non gli piaceva per niente. Ancor di meno gli piacque quello che disse.

Eccomi, sono qui.
Sei arrabbiato, non è vero? Non ti piace fare delle scelte... non ti piace dover decidere per te stesso, figuriamoci per gli altri. Eppure guarda, guarda dove sei arrivato, dove ci hai fatto arrivare.


Non quando devo decidere la morte di un essere vivente!

Ringhiò quasi al suo se stesso. L'istinto, l'impulsività stava prendendo il sopravvento. Non riuscì a controllare la rabbia, il dolore che provò pochi minuti prima. Gli occhi erano ancora lucidi, pronti a far sgorgare di nuovo lacrime amare. Si sentiva sporco, si sentiva...sbagliato. Tutto per colpa di quella persona, se stesso, la voce che sentiva nella testa e che cercava di spronarlo. Si morse il labbro inferiore talmente forte da spaccarselo. Cercava in tutti i modi di non saltare addosso al suo interlocutore, di non ferirlo... ancora.

Non abbiamo amici, non abbiamo una compagna, non abbiamo delle relazioni tra colleghi: è perché siamo antipatici? E' perché non sappiamo stare in mezzo alle persone? E' perché non abbiamo argomenti di cui parlare?
No... il problema è che non sei intenzionato a metterti in gioco, hai paura di farlo.
Meglio di stare da soli, vero Simon? Hai dimenticato quanto abbiamo sofferto?


Stai zitto!

Un sussulto a quelle parole, si strinse nelle braccia. Tremava, tremava di paura, tremava di dolore. Quella persona pareva conoscerlo bene. Chiuse gli occhi, si strinse ancora di più. Dolore, tanto dolore cominciò a salire ed a pervadere tutto il corpo del professore. Ricordi che ritornavano alla mente. Momenti che aveva rimosso o semplicemente dimenticato. Come quella scena della partita di Quidditch. Si rivide adolescente, vide come allontanò i ragazzi che l'avevano invitato. A quei tempi pensava di aver fatto la cosa giusta. Pensava di non aver fatto un torto a nessuno. Poi quella voce nella sua testa, quello che non l'aveva mai lasciato. Poteva sentire i pensieri del giovane Simon.

Quanto sono stupido... cosa mi sarebbe costato dire di sì? Cosa sarebbe potuto succedere di così grave, che non fossi bravo quanto loro? Sei proprio senza speranza, Simon...

Già, era proprio senza speranza. E lo era sia a diciassette anni che a trenta. Non era cambiato di una virgola. Aveva sempre rinunciato al confronto. Non voleva mettersi in mostra, non voleva essere al centro dell'attenzione. Almeno era quello che pensava a quei tempi. Forse, non era tutto giusto...

Già, hai sempre evitato il confronto, il dialogo, per paura di non essere all'altezza.
Credevi fosse la scelta più saggia, ma dentro di te sapevi di sbagliare... e ti dirò di più: pensavi anche che, evitando le persone, facessi un torto solo a te stesso, ma... indovina...


Un'altra scena. Erano i ragazzi di prima. Ascoltò i loro discorsi e piano piano sgranò gli occhi. Voleva solo essere gentile nei confronti di Simon. Perchè non ci aveva pensato? Cadde in ginocchio, sempre stringendosi nelle braccia. Non ce la faceva più, era arrivato al limite. Le lacrime tornarono a scendere copiose, indisturbate. Provava un dolore immenso, una delusione nei suoi stessi confronti. Singhiozzò nel frattempo puntando la fronte verso il pavimento lucido, grigio come erano le mura. La copia invece era in piedi davanti a lui. Indifferente a tutto quel dolore che forse era lui stesso a voler fargli provare. Era un'altra prova? O era semplicemente sadismo?

Comportandoti in quel modo non hai fatto un torto solo a noi, ma anche a chi ti circondava: quante volte hai ferito le persone senza accorgertene per... cosa? Paura? Imbarazzo? Disagio? Ma disagio per cosa, poi?
Siamo adulti ormai, Simon, è ora di darsi una svegliata! Ma tu sei pronto? Vuoi finalmente imparare a crescere o no?


Le ultime parole furono come una pugnalata alla sua schiena. Chiuse gli occhi. Stava cadendo in un oblio senza fine. Non sarebbe più stato lo stesso dopo quell'esperienza, sempre se fosse tornato... Fece diversi respiri profondi. Alla fine aveva tirato fuori tutto il dolore che provò negli ultimi vent'anni. Lentamente mosse una gamba, piegandola per farsi da leva. Le braccia scesero lungo il corpo. Ritornò eretto con la schiena, lo sguardo sempre verso il pavimento.

Noi?

Disse con voce atona, davvero diversa dalla sua calda e gentile. Domanda semplice alla sua copia mentre alzava lo sguardo per fissarlo. Occhi glaciali i suoi. Non l'avrebbe mai perdonato per quelle parole, però... aveva ragione. Fece un passo in avanti non distogliendo lo sguardo cupo. Gli occhi verdi erano più spenti, non avevano quella luce intensa che era solito mostrare agli altri.

Vero, ho sempre rifiutato qualsiasi relazione. Ho sempre pensato che da solo non avrei mai fatto un torto a nessuno. Poi sono successe tante cose, tanti avvenimenti che mi hanno fatto vedere anche un'altro lato di me stesso. Ho conosciuto molte persone importanti, come tutti i miei collegi e gli studenti. Ho combattuto contro creature che non avevo mai visto in tutta la mia vita. Mi sono cominciato ad aprire con gli altri, ho anche insegnato gli scacchi a Tisifone!

Fece una piccola risata, una risata divertita e triste allo stesso tempo, il dolore che provava per quei ricordi per tutta quella prova aveva segnato il cuore del povero professore, ci sarebbero voluti giorni per farlo ritornare lo spensierato professore di sempre. Si umettò le labbra non staccando gli occhi dalla sua copia, fece un altro passo in avanti verso di lui.

Sto crescendo, ma lo sto capendo piano piano, non c'è bisogno che sia un'avvenimento così veloce. Come per un bruco, anche per me c'è bisogno di tempo per uscire dal mio bozzolo, ma il mio momento sta per arrivare, me lo sento. Sono sveglio ora, e sto guardando il Mondo con occhi diversi, ma voglio crescere a modo mio.

Fece un altro passa in avanti, quasi a imporre la sua presenza su quella dell'altro, infondo era quasi un combattimento all'interno della sua essenza.

Tu hai ragione e grazie alle tue parole ho capito quello che devo fare, devo smetterla di mettermi in disparte, devo iniziare a mettermi in gioco. Devo viverla la mia vita!

Concluse ora fissando il se stesso più maturo, ora, forse, sembravano quasi la stessa persona, lo sguardo del nostro Simon si rifletteva in quello della sua copia. Non aveva più niente da dire. La prova era finita, aveva scelto, voleva crescere!


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Messaggioda Lindë » 04/08/2013, 20:18

L'atto finale.
Simon McDullan contro... Simon McDullan.
Due lati della stessa medaglia, due sfumature della stessa anima.
Aveva visionato il proprio passato, ed aveva parlato col proprio futuro.
Un futuro incerto, perché al momento di quel Simon, sicuro di sé, fermo e deciso, non c'era niente o quasi.
Si erano confrontati, insieme avevano rivissuto il senso di disagio provato dall'uomo nell'adolescenza, l'uno aveva provocato l'altro, non certo per cattiveria o sadismo, ma per spingerlo a reagire.
E ce l'aveva fatta.
Alla fine le parole di Simon avevano assunto una sfumatura diversa.
Consapevole.
Adulta.
Matura.
Qualunque fosse stato il motivo di tutto quello che gli era successo, era chiaro che qualcosa era cambiato.
Che lui era cambiato.
Ma non era stato solo un gioco, un passatempo.
No, affatto.
C'era un motivo per tutto, e così anche per il viaggio di Simon.
Dopo la sua ultima affermazione, tutto scomparve.
La propria copia, la poltrona, la stanza grigia, e così anche la foresta tropicale in cui era finito all'inizio.
Era di nuovo nella Foresta Proibita di Hogwarts, e non un secondo era passato da quando il terremoto l'aveva fatto barcollare.
Tutto sembrava essere tornato alla normalità...
O quasi.
Per terra, accanto a Simon, c'era di nuovo una rana verde.
Ma non una qualsiasi, bensì la stessa che l'aveva accompagnato all'inizio del suo viaggio.
La rana verde lo stava fissando, col muso rivolto all'insù, come se volesse comunicargli qualcosa, ma stesse aspettando solo il momento giusto: e quel momento sarebbe arrivato non appena Simon avesse abbassato lo sguardo al terreno, su di lei.

La tua prova è finita, e la Terra ha deciso.
Quando incontrerai la tua Guida, lei lo sentirà, e dentro di te saprai cosa fare: ascoltala, cercala, rispettala e venerala, come il seme di un fiore appena sbocciato s'inchina di fronte ad un Baobab.
La riconoscerai, perché ella ti sembrerà Madre Natura: sarà lei a guidarti, lei a spiegarti il tuo nuovo cammino, lei a proporti di accettarlo.
Questo non era che l'inizio, Simon McDullan... presto sarai nuovamente chiamato a scegliere.


La rana verde si mise a saltellare in avanti, come a volersi allontanare da lui: ma prima di scomparire in mezzo al fogliame della Foresta Proibita, volse il muso un'ultima volta verso il docente, fissandolo coi suoi grandi occhi rossi e neri.

Ma per allora sarai pronto a farlo.

Furono le ultime parole che la rana verde pronunciò nella mente del docente Simon McDullan prima di sparire definitivamente dalla sua vista e lasciarlo solo, completamente, nel bel mezzo della Foresta non molto lontana da Hogwarts.
Una scelta, un'altra decisione da prendere, si profilava dunque nel futuro prossimo del professore, ma secondo la rana per allora sarebbe stato pronto.
Di quale scelta si trattasse nessuno poteva saperlo, non al momento, ma le cose sicure erano due.
La prima, era che quando Simon avesse incontrato questa sua "Guida", questa sorta di Madre Natura riconosciuta come tale dal suo animo, avrebbe saputo rivolgersi a lei come si confaceva ad un possibile Terran, ed avrebbe riposto in lei la sua fiducia.
La seconda, era che se, trovandosela davanti, avrebbe saputo come comportarsi, era perché nel suo animo era nato qualcosa di nuovo, di piccolo, di delicato ma presente, un nuovo Elemento che si era radicato in Simon.
E che aspettava proprio lui per poter sbocciare.

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Messaggioda Simon » 06/08/2013, 23:11

Ce l'aveva fatta. Si era risvegliato. Sul suo viso vi era un mezzo sorriso. Fece un altro passo verso la sua copia, la sua anima. Sentiva il cuore battergli nelle tempie, sentiva il sangue ribollire nelle sue vene. Aveva vinto. Aveva preso coscienza di sé. Era riuscito a fuggire da quel suo bozzolo. Quante occasioni aveva perso? Quante opportunità? No. Non avrebbe più fatto il suo solito errore, avrebbe invece cominciato a dire si, a mettersi in gioco. All'improvviso tutto quello che aveva intorno svanì come in un vortice. Simon si ritrovò nella sua conosciuta Foresta Proibita. Tutto era rimasto come prima, le stesse piante, gli stessi animali nel sottobosco. Il sorriso si espanse sul suo volto. Fece un respiro profondo assaporando quell'odore così familiare. Era a casa ma sentiva che non era la foresta ad essere cambiata, ma lui stesso. Simon portò una mano verso il suo petto, dove si trovava Nyssa, e la strinse. Lo scozzese si era liberato dalle catene, catene messe da lui stesso. Ora si sentiva libero, libero da principi e paure, da dubbi e incertezze, si sentiva come quando girava come Collie tra quegli ettari di verde. Abbassò lo sguardo e chiuse i suoi occhi smeraldini. Non riusciva ad intendere bene quello che era successo pochi minuti prima. Non sapeva dove fosse stato, ne se quel cane era reale o solo un'illusione, ma ancora ci pensava. Ancora provava un poco di vergogna per non essere riuscito a salvarlo, a curarlo nel momento del bisogno. Era ritornato alla terra, era diventato di nuovo tutt'uno con la natura. Simon, dal canto suo, decise che non avrebbe più commesso lo stesso errore e si sarebbe allenato, si sarebbe migliorato sempre di più non solo come allevatore, non solo come mago, ma anche come persona. Avrebbe ritrovato finalmente tutto quello che aveva perso in questi anni. Si sarebbe ripreso tutto il tempo perduto. Davanti a lui c'era la rana che lo aveva portato alla scelta dei fiori. Gli occhi verdi del professore si fermarono su quella figura. Magari era una semplice rana.

La tua prova è finita, e la Terra ha deciso.
Quando incontrerai la tua Guida, lei lo sentirà, e dentro di te saprai cosa fare: ascoltala, cercala, rispettala e venerala, come il seme di un fiore appena sbocciato s'inchina di fronte ad un Baobab.
La riconoscerai, perché ella ti sembrerà Madre Natura: sarà lei a guidarti, lei a spiegarti il tuo nuovo cammino, lei a proporti di accettarlo.
Questo non era che l'inizio, Simon McDullan... presto sarai nuovamente chiamato a scegliere.


Ella...quindi era una donna. Simon annuì tranquillo a quelle parole. Il suo viaggio sciamanico non era ancora finito. Sorrise alla rana prima che essa scomparve all'interno della fitta foresta. Aveva raggiunto la prima tappa. Aveva scoperto un lato di se che non sapeva esistesse. Simon era rinato. No, non era un'altra persona, sarebbe rimasto il buon e comprensivo professore di Cura delle Creature Magiche. Sarebbe stato più deciso, meno timido. Si girò di spalle, osservando ora il castello in lontananza, una vista davvero magnifica. Mise una mano vicino alla fronte per coprirsi gli occhi dai raggi solari che incontravano il suo sguardo. Il loro tepore, comunque, fece soltanto piacere allo scozzese. Un respiro profondo abbassando la sua linea visiva. Sembrava non essere passato neanche un minuto da quello strano terremoto, tutto era al suo posto. Il professore fece un altro respiro profondo e sorrise brillante.

Bene Simon, il week-end è appena iniziato!

E detto questo riprese il suo cammino all'interno della Foresta Proibita come da programma, osservando piante ed animali ed esplorando nuovi posti. Qualcosa era sbocciato nello spirito di Simon McDullan, ma neanche lui poteva sapere che cosa fosse. Il passo era svelto, saltando qualche masso e superando qualche piccolo dirupo. Lo scozzese aveva deciso di superare i suoi limiti, di varcare l'orizzonte che si parava davanti a lui, di scoprire cosa si provava nel superare quei monti lontani e vedere finalmente cosa si scorgeva dietro quelle vaste cime. Magari, un'orizzonte ancora più lontano... ma Simon avrebbe superato anche quello.


Fine


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