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Auditorium - Sala Musica

Dirett.ce Artistica: Monique Vireau

Messaggioda Monique » 21/09/2012, 16:58

[Venerdì - ore 15.20]


Serena.
Ecco come si sentiva per una volta Monique Vireau, mentre metteva piede in Auditorium: respirò a pieni polmoni l'aria racchiusa in quel luogo, e sorrise ad occhi chiusi per quel gesto; per molti, anzi, per la maggior parte degli studenti, quello era un luogo come un altro.
Ma lei, che aveva la musica nell'anima, sentiva la melodia in ogni angolo, ovunque intorno a lei quando si ritrovava lì, riusciva persino a percepirne l'odore, un odore che sapeva del legno del suo violino, della pergamena degli spartiti, e della sua tata Rose, naturalmente.
Entrare in Auditorium voleva dire mettere da parte, almeno per qualche istante, tutti i pensieri ed i problemi che affliggevano la Vice Preside: non era lì per una visita di piacere, però, non aveva deciso di fare una capatina nell'enorme sala semplicemente per rilassarsi... aveva infatti ricevuto un biglietto via gufo da Emma Kathrine, dove la studentessa di Corvonero le chiedeva di poter effettuare un provino per il coro.
E come dire di no ad un potenziale talento? Monique le aveva perciò risposto di farsi trovare in Auditorium per le 15.30, il che significava che mancavano ancora una decina di minuti prima del suo arrivo: procedette lungo lo spazio tra le file di poltroncine che costituivano la sala fino ad arrivare alla prima fila, quella proprio di fronte al palco; lì si sedette, accavallando le gambe e posandosi sopra quella sinistra una cartellina con pergamena e piuma incantata, in modo da poter prendere appunti durante la performance della Corvetta senza dover avere sempre bisogno dell'inchiostro.

Chissà se riuscirà a stupirmi...

Si domandò la Vireau, persa per un momento nei propri pensieri con un sorriso nostalgico e malinconico sulle labbra, la mano che, stretta a pugno, si appoggiava sulla cartellina col gomito ed andava a sostenerle il viso.

Immagine


Finora poche persone l'avevano davvero impressionata, e questo forse perché la Vice Preside era fin troppo esigente: ma quando una persona aveva Rose Dubois per maestra, non si poteva certo pretendere di meno.
In ogni caso, la piccola cantante sarebbe arrivata di lì a poco e Monique avrebbe così avuto modo di capire subito di che pasta fosse fatta.
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Messaggioda Emma Kathrine » 23/09/2012, 12:07

Entrando nell' auditorium, Emma provò un misto di sensazioni indescrivibile.
Da una parte era emozionata, come non esserlo, avrebbe finalmente avuto finalmente l' occasione di coltivare il suo amore per la musica apertamente, niente più sotterfugi per andare a lezioni di piano, niente più stupide bugie per giustificare le ore che trascorreva fuori casa, ore passate tra il dolce sostegno di un' accordo, l' irriverente magia di una dissonanza o la nascente e fioca luce cristallina di un canto.
Eppure era spaventatissima. D'altronde stava per ritrovarsi faccia a faccia con la vicedirettrice, la signorina Monique Vireau.
Non aveva mai cantato difronte a qualcuno che non fosse la sua insegnante o Primrose, la piccola sorellina, perciò si sentiva spaesata alla sola idea di esibirsi per qualcun altro, specialmente se quel qualcuno era la vicepreside.
Nonostante l' ansia la rodesse dall' interno, pensò a sua sorella, a quanto fosse felice quando Emma cantava. Chise gli ochhi per un lungo istante.Li riaprì. Sorrise.


Immagine


3...2...1.......VIA!

Si diresse spedita direttamente verso il palco, a capo chino, non notando nemmeno che in prima fila vi fosse seduto qualcuno.....
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Messaggioda Monique » 23/09/2012, 16:27

Dei passi, alle sue spalle: Monique però non si volse, immaginando che solo una persona poteva trovarsi lì a quell'ora, ovvero la studentessa che stava aspettando per il provino.
Silente, attese che questa si palesasse di fronte a sé, e quando vide Emma Kathrine prendere passo dritta verso il palco senza nemmeno guardarsi intorno un piccolo sorriso le curvò le labbra verso l'alto.

Sono felice di vedere quanto sia ansiosa di cantare, signorina Keyns.

Commentò la Vice Preside, così da farle presente che lei si trovava già lì e magari chissà, strappandole anche un sorriso con quel piccolo commento ironico.
Se la bambina si fosse voltata verso la donna, Monique avrebbe ampliato la curvatura delle labbra, cercando di farla sentire il più a suo agio possibile: lei per prima, da piccola, si sentiva sempre molto in soggezione quando doveva parlare di fronte a qualcuno, quindi poteva tranquillamente immaginare come si sentisse lei.

E' stata puntuale, molto bene.

Aggiunse, controllando l'ora: amava la puntualità, la considerava una grande dote di educazione e rispetto altrui, quindi sicuramente col suo arrivo all'orario stabilito le aveva fatto guadagnare già qualche punto.

Immagino si sia già scaldata la voce - disse poi, tornando appena più seria e lanciando un'occhiata eloquente alla Corvetta che significava qualcosa tipo "spero che sia così, sennò partiamo male" - Quindi quando se la sente può salire sul palco ed iniziare la sua prova. Può cantare a cappella se vuole, altrimenti se preferisce avere una base musicale di sottofondo le basterà dirmi il titolo della canzone o, in alternativa, darmi lo spartito musicale con la base corrispondente.

Già, belle cose la comodità della magia... grazie ad essa infatti, i maghi musicisti potevano semplicemente acquistare gli spartiti musicali con le basi delle loro canzoni preferite - o in alternativa comprare gli spartiti vuoti e scriverci sopra le basi delle canzoni che componevano in prima persona - ed in questo modo ricreare la musica con un colpo di bacchetta.
Dopo quelle parole, Monique si zittì, lasciando che la bambina decidesse in che modalità cantare ed iniziasse poi a seguito la sua prova.
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Messaggioda Emma Kathrine » 24/09/2012, 16:39

Sono felice di vedere quanto sia ansiosa di cantare, signorina Keyns. E' stata puntuale, molto bene.

Una voce femminile dalle sue spalle la portò a voltarsi di soprassalto.
La vicepreside era proprio lì, difronte a lei, sorridente. Ogni muscolo del suo corpo si irrigidì, e sulle candide guance affiorò un vago rossore.

Buongiorno, signorina Vireau...
Disse imbarazzata come non mai.

"Concentrati. Andrà tutto bene, anzi benissimo." pensò, cercando di auto convincersi.

Infondo, anche la vicedirettrice doveva essere un' amante della musica, perciò, di cosa aveva paura?
Ma più ci rifletteva, più cadeva nel panico.

Immagino si sia già scaldata la voce. Quindi quando se la sente può salire sul palco ed iniziare la sua prova. Può cantare a cappella se vuole, altrimenti se preferisce avere una base musicale di sottofondo le basterà dirmi il titolo della canzone o, in alternativa, darmi lo spartito musicale con la base corrispondente.

Io.... ecco.... la canzone...il brano che vorrei cantare.. si chiama Bad day...-poi, sorridendo, le porse i fogli che fino a quel momento aveva tenuto in mano.- E' uno spartito di accompagnamento per pianoforte. Ma, se preferisce, posso cantarla a cappella...

Si diresse verso la scaletta laterale che permetteva di salire sul palco. Quel brano era l' ultimo che aveva imparato prima di andare ad Hogwarts. Era sorprendentemente riuscita ad imparalo in breve tempo, ma, infondo la rappresentava così bene. Amava come la musica si amalgamasse con le parole....

Però, se possibile, ammetto che mi piacerebbe suonarla io stessa...
Si lasciò sfuggire di botto.



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Messaggioda Monique » 24/09/2012, 17:57

L'imbarazzo che si palesò sul volto di Emma Kathrine fece comprendere perfettamente a Monique come la bambina non si fosse accorta della sua presenza e si sentisse ora un poco a disagio per essere stata colta, per così dire, in flagrante.
Non che ci fosse niente di male nello stare in Auditorium, per quanto questo rimanesse quasi sempre chiuso quando la Vireau non vi si trovava all'interno, giusto per evitare che diventasse vittima di qualche scherzo a danno degli studenti più indisciplinati.
Subito dopo, al Vice Preside domandò alla bambina cosa volesse cantare e come, così da darle modo di sentirsi il più a proprio agio possibile.

Io.... ecco.... la canzone...il brano che vorrei cantare.. si chiama Bad day...

Rispose la Corvonero, porgendo alla donna i fogli su cui era scritta la base con un piccolo sorriso.

E' uno spartito di accompagnamento per pianoforte. Ma, se preferisce, posso cantarla a cappella...

Va bene in entrambi i modi signorina Keyns, scelga lei cosa preferisce in base a come si sente più tranquilla.

Rispose Monique con un sorriso in rimando a quello della bambina, osservandola poi salire la scaletta che dava l'accesso sul palco: ne studiò silenziosamente i movimenti mentre prendeva piede in quella postazione gigantesca che per la donna metteva soggezione a qualsiasi età.
Ogni aspirante musicista, che fosse un cantante o un suonatore, doveva ogni volta fare i conti col palco quando si voleva esibire, ed in quel confronto doveva per forza uscire vincitore.

Però, se possibile, ammetto che mi piacerebbe suonarla io stessa...

Quelle parole fecero alzare un sopracciglio a Monique, che rimase per un momento interdetta da quell'affermazione: non erano molti i bambini di quell'età che non solo avevano una bella voce, ma sapevano anche suonare uno strumento; una novità sicuramente per la francese, che ora era più che mai curiosa di mettere la Corvonero alla prova.

Se è ciò che vuole, signorina...

Commentò infatti la Vice Preside, prendendo la sua bacchetta - così diversa da quella di qualsiasi altra persona lì nel Castello e forse anche nel mondo - per agitarla appena, quel tanto che bastò per far comparire un pianoforte proprio al centro del palco.

Immagine


Cominci pure quando si sente pronta.

Un lieve sorriso d'incoraggiamento in sua direzione, dopodiché Monique accavallò le gambe ed incrociò le braccia all'altezza del petto, lo sguardo di ghiaccio fisso su Emma in attesa che la sua prova avesse inizio.
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Messaggioda Emma Kathrine » 25/09/2012, 17:23

La richiesta della bambina sembrò, per un attimo spiazzare la donna, la quale, però poi rispose:


Se è ciò che vuole, signorina...

Agitando appena la sua bacchetta, fece comparire al centro del palco un meraviglioso pianoforte a coda nero, il più bello al quale Emma si fosse mai anche soltanto avvicinata.

Cominci pure quando si sente pronta.

Pronunciando queste parole la vicedirettrice sorrise alla ragazzina, quest' ultima si sentì incoraggiata, per quanto possibile data la situazione, da quel gesto.

La ringrazio molto.

Giunta accanto allo strumento, si sedette sullo sgabello foderato, assunse una postura più fiera e aggraziate che poté, avvicinò le mani ai tasti....


L' auditorium non esisteva più. L' enorme stanzone pieno di poltroncine si era trasformato in una stanza molto, molto più piccola. Lei era seduta ad un vecchio pianoforte verticale, accanto, su una sedia dello stesso colore dello strumento, vi era la signora Quimbly, sua vicina nonché insegnante di piano e canto. La stanza era stata, in gioventù, la camera da letto della sua maestra, che adesso usava per dare lezioni ad Emma. Le pareti, tinte di rosa antico, erano ricoperte da poster e quadri, sul letto giaceva, impolverato, un peluche più vecchio della bambina stessa. Sullo sbiadito tappeto dietro di lei stava giocando la piccola Primrose. Lei prese a suonare...
Prima i primi accordi... che poi si unirono alla sua voce....
era lì, e non voleva essere in nessun altro posto.
Le parole si univano alla musica, alla sua anima, creando un gioco pazzesco.
Si sentiva esplodere il petto: che fosse gioia? O era forse malinconia?
Poco importava, era il suo momento e lei lo avrebbe vissuto.

...So where is the passion when you need it the most
Oh you and I
You kick up the leaves and the magic is lost...



Immagine

E continuava a cantare, lasciando la non meglio identificata emozione prendesse il sopravvento......


Le sua mani erano ferme a mezz' aria.
Era di nuovo nell'auditorium. Ed aveva appena finito di suonare. Aveva appena lasciato che l' ultimo dolce accordo si perdesse nell' aria...
Sentì che una goccia calda formarsi all'angolo dell' occhio destro. Per evitare che la vicepreside l o notasse portò la manica a tamponare la ancora non nata lacrima, con più disinvoltura possibile.

Guardò la donne e sorrise, spontaneamente.
Ma che ci poteva fare se la musica la emozionava?

//OFF
Eccco il link... http://www.youtube.com/watch?v=HFSNJt83ZtM


Spoiler:
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Messaggioda Monique » 25/09/2012, 18:09

La ringrazio molto.

Monique rispose a quelle parole della bambina con un semplice cenno del capo: lei che amava la musica in ogni sua forma ed espressione non avrebbe mai potuto negare ad un'aspirante membro del coro di cantare la sua canzone nel modo che preferiva, nel modo che la faceva sentire più in sintonia e simbiosi con la musica.
Rimase in silenzio quindi, e quando lei iniziò a suonare e poi a cantare lo sguardo della donna semplicemente si assottigliò, facendosi più intenso e concentrato; per tutta la durata della performance, la Vice Preside non mosse quasi un muscolo salvo, ogni tanto, scrivere qualcosa sulla cartellina che aveva sulle ginocchia.
Al termine della prova, a Monique non sfuggì come Emma Kathrine si asciugò gli occhi: sorrise dolcemente a quel gesto ma senza farsi notare, non volendo far comprendere alla bambina che l'aveva vista.

Molto bene, signorina Keyns.

Disse solo dopo che la Corvetta si fosse voltata verso di lei, abbassando lo sguardo sui propri appunti per annuire leggermente. Rimase in silenzio per alcuni istanti, come se fosse intenta a riflettere, dopodiché tornò a guardare la bambina con aria piuttosto seria.

Cosa la spinge a cantare?
Qual è il motivo per cui sente che per lei la musica è importante?
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Messaggioda Emma Kathrine » 26/09/2012, 12:58

Molto bene, signorina Keyns.

disse la vicepreside al termine del' esibizione di Emma.

Cosa la spinge a cantare?
Qual è il motivo per cui sente che per lei la musica è importante?


Davvero una bella domanda.

Ecco, tutto è iniziato quando avevo circa sei anni. Io, i miei genitori e mia sorella ci eravamo fermati qualche giorno a Londra. Girando per la vie della città ci ritrovammo in un piccolo negozio d' antiquariato gestito da un vecchietto. In mezzo a tutte quelle cianfrusaglie impolverate c'era un meraviglioso vecchio pianoforte. Mia madre chiese se poteva provarlo, ed il signore acconentì, a quel punto lei iniziò a suonare. Nonostante lo sytumento fosse molto vecchio, era perfettamente intonato... chissà perchè, forse le venne naturale, ma mia madre si mise a cantare.
Trovai incantevole come il suono di quello strumento fosse così simile, eppure tanto differente dalla voce umana, così tanto da entrare in simbiosi con essa.
Comprammo il pianoforte e ce lo portammo ad Oxford, dove mio padre fa il professore.
Mamma mi insegnò a suonare, o, almeno le basi, visto che... non ne ebbe il tempo.
Poi... ecco... diciamo che a mio padre iniziò a non piacere tanto che io passassi molto tempo a suonare, lo riteneva una perdita di tempo.


E poi gli ricordava troppo la mamma... Avrebbe voluto continuare.

Un giorno lui fu costretto a fermarsi a scuola fino al pomeriggio, perciò io e mia sorella andammo a pranzare dalla signorina Quimbly, una vicina.
Lei, per farci divertire mentre cucinava ci portò in una stanza in cui teneva un pianoforte. Rivelatole che lo sapevo suonare, mi offrì di darmi delle lezioni gratuite, all' insaputa di mio padre...... e da lì in poi iniziai il mio percorso.




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Messaggioda Monique » 26/09/2012, 13:12

Ecco, tutto è iniziato quando avevo circa sei anni. Io, i miei genitori e mia sorella ci eravamo fermati qualche giorno a Londra. Girando per la vie della città ci ritrovammo in un piccolo negozio d' antiquariato gestito da un vecchietto. In mezzo a tutte quelle cianfrusaglie impolverate c'era un meraviglioso vecchio pianoforte. Mia madre chiese se poteva provarlo, ed il signore acconsentì, a quel punto lei iniziò a suonare. Nonostante lo strumento fosse molto vecchio, era perfettamente intonato... chissà perchè, forse le venne naturale, ma mia madre si mise a cantare.
Trovai incantevole come il suono di quello strumento fosse così simile, eppure tanto differente dalla voce umana, così tanto da entrare in simbiosi con essa.


Raccontò la bambina sotto lo sguardo attento di Monique che, pur rimanendo in silenzio, osservava ogni reazione della Corvonero al proprio racconto, l'intonazione della sua voce ed i cambiamenti nel suo sguardo, come a voler comprendere attraverso essi quali emozioni e sensazioni lei stesse provando.

Comprammo il pianoforte e ce lo portammo ad Oxford, dove mio padre fa il professore.
Mamma mi insegnò a suonare, o, almeno le basi, visto che... non ne ebbe il tempo.
Poi... ecco... diciamo che a mio padre iniziò a non piacere tanto che io passassi molto tempo a suonare, lo riteneva una perdita di tempo.


Quella storia aveva molto di familiare con la propria: anche lei aveva perso sua madre - non quella biologica certo, ma quella affettiva - quando era piccola, quando Nicholas aveva deciso di cacciare Rose da Château Vireau perché non gli piaceva quello che la tata insegnava alla figlia, e come per Emma Kathrine anche il padre della francese riteneva la musica inutile, a meno che non servisse per esercitarsi nell'arte delle illusioni, certo.
Monique poteva dunque capire molto bene cosa la studentessa avesse passato, ma non ne fece parola perché non le sembrava il caso, non avevano quella confidenza che, ad esempio, si era permessa di prendersi col proprio apprendista, Robyn.

Un giorno lui fu costretto a fermarsi a scuola fino al pomeriggio, perciò io e mia sorella andammo a pranzare dalla signorina Quimbly, una vicina.
Lei, per farci divertire mentre cucinava ci portò in una stanza in cui teneva un pianoforte. Rivelatole che lo sapevo suonare, mi offrì di darmi delle lezioni gratuite, all' insaputa di mio padre...... e da lì in poi iniziai il mio percorso.


Concluse Emma, mentre la Vice Preside annuiva lentamente, passandosi una mano sulle labbra prima d'incurvarle in un piccolo sorriso: si alzò in piedi e fece cenno alla Corvonero di scendere dal palco, così da potersela ritrovare di fronte.

Le basi ci sono, ed anche se ci sarà molto da lavorare credo lei possa fare un buon lavoro nel coro - le disse poi, ampliando quel sorriso che raggiunse così anche gli occhi, illuminandoli - Congratulazioni signorina Keyns, ha appena superato la prova.

Una piccola spilla comparve nelle mani di Monique, che la consegnò alla studentessa con aria poco più seria ora.

Questo è il simbolo di appartenenza al coro della scuola, oltre che il modo attraverso cui verrà avvisata degli incontri qui in Auditorium ogni volta che ne verrà organizzato uno. La invito perciò a portarlo sempre con sé e a fare attenzione di non perderlo.
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Messaggioda Emma Kathrine » 26/09/2012, 16:14

Le basi ci sono, ed anche se ci sarà molto da lavorare credo lei possa fare un buon lavoro nel coro. Congratulazioni signorina Keyns, ha appena superato la prova.

A queste parole, il cuore di Emma fece un tuffo, inabissandosi nelle sue viscere per poi risalire fulmineamente in gola.
Cercò di non tradire nessuna emozione, ma fu costretta a mordersi un labbro, il quale tentò di incurvarsi verso l' alto, così assumendo un' espressione buffa.
Recuperando poi la serietà tornò a guardare la vicepreside.

Questo è il simbolo di appartenenza al coro della scuola, oltre che il modo attraverso cui verrà avvisata degli incontri qui in Auditorium ogni volta che ne verrà organizzato uno. La invito perciò a portarlo sempre con sé e a fare attenzione di non perderlo.

La Vireau le porse una piccola spilla che aveva appena materializzato.

Io la ringrazio ancora. Davvero, grazie di aver speso il suo tempo.
Lei non ha idea di quanto ciò sia importante per me.






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