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Duello: Ferdy vs. Typhon

Messaggioda Lindë » 21/10/2012, 15:17

Ferdy vs. Typhon


Location: Boschetto nascosto
Orario: Tardo pomeriggio, circa le 18.20
Meteo: Tramonto, piuttosto caldo, sui 28°
Motivazione: Cosa possono avere in comune un Corvonero ed un Dragargenteo? Nel vostro caso è presto detto... una certa Delfinazzurro che di cognome fa Parker. Ora, sappiamo bene che lei e Stone hanno fatto pace... ma se così non fosse stato? Se quella notte durante la ronda il Prefetto Cartwright non fosse intervenuto, impedendo quindi a Ferdy di comprendere il su sbaglio? Se il Corvonero se ne fosse andato lasciando Alexis in lacrime e Typhon l'avesse, in qualche modo, scoperto? Un Drago arrabbiato non può certo rimanersene fermo e buono con gli artigli al loro posto... vediamo allora cosa sarebbe successo con un Drago arrabbiato, un Corvonero ferito ed una situazione in cui amore, orgoglio e gelosia s'intrecciano.
Famigli: No
Primo Post: Ferdy


Da questo momento il primo duellante ha cinque giorni di tempo per postare la sua introduzione, il suo sfidante avrà altri cinque giorni per rispondere, e così via: per qualsiasi dubbio, vi invito a consultare il Regolamento del CdD.

In bocca al Drago ad entrambi.

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Messaggioda Ferdy » 21/10/2012, 18:30

Quando avevo lasciato la Sala Comune Corvonero l'avevo fatto con la promessa che non ci sarei più ritornato quel giorno, nemmeno per dare un'occhiata agli studenti, se tutto fosse regolare; non aveva molte motivazioni riguardo quella decisione, solo il fatto che non gli andasse e che volesse "staccare la spina" per le restanti 7-8 ore rimaste di quella calda ed insolita giornata.
Chiunque poteva sapere che in Gran Bretagna le condizioni climatiche non erano costanti, ma erano esattamente come le scale di Hogwarts: a loro piaceva cambiare.
Dovevano essere le 18:15, o qualche minuto in più o in meno, ma nemmeno il tempo riscuoteva grande importanza, ciò che contava davvero era cosa mi stesse passando per la mente, gli strani pensieri che scivolavano fuori e dentro, incontrollabili, indomabili, erano diventati tali e quali ad una fissazione: insomma, una situazione molto scomoda, quella, soprattutto quando in ballo c'era il passato, la sua vita e quella di una seconda: Alexis Parker.
Mi beavo al suo pensiero, certo, ma dentro, esattamente qualche centimetro sopra le costole, a sinistra, qualcosa mi toccava così tanto che dovevo posarmi una mano sul petto e ripetermi la solita frase:

Va tutto bene...

Chi volevo prendere in giro? Non andava tutto bene, almeno non da quando lei, Alexis Parker, era stata piantata in lacrime da quello che forse considerava come uno dei suoi migliori amici.
Ed eccomi a fare i conti con il passato.
Il passato, l'unica cosa che nella vita mi desse problemi, ovviamente: come poteva qualcosa che dovesse ancora avvenire darmi dei problemi? Come il presente poteva darmi problemi? Semplicemente il tutto non andava bene. Non mi piaceva chiamarlo passato: per passato si intendeva qualcosa di terminato, non qualcosa con cui mi ritrovavo ancora a fare i conti.
Mentre camminavo per il breve sentiero che conduceva nel "Boschetto Nascosto" (così come erano soliti chiamarlo), i freschi ricordi si ripetevano come ingiurie nella testa e l'eco doloroso delle parole era una tortura mentale, peggiore di dieci Crucio scagliati in contemporanea.
Il sole si andava nascondendo sotto le coperte, montagne scoscese che percorrevano e delimitavano il territorio prossimo alla scuola, e le curve delle alture si schiarivano lungo il proprio percorso, e davano un inizio ad una nuova montagna, così come una fenice risorgeva dalle proprie ceneri.

Immagine

[Flashback...]

Le sue lacrime erano una tortura per Ferdy, che dava le spalle alla fragile ragazzina, la quale, invano, pregava il perdono. Ma la sua presenza era solo la sua rabbia, le lacrime erano il suo dolore e i singhiozzi erano le sue ferite.
Pregava il perdono, si, ma quale perdono? Lui non doveva perdonarla, ma era così difficile dirglielo, voleva andarsene e lasciarla lì nel mezzo del nulla.
La lotta tra ragione e sentimento si faceva aspra nel corridoio del Terzo Piano, poco lontano dalla Biblioteca, ma alla fine lui aveva scelto, aveva scelto si, da egoista, aveva scelto il proprio bene e l'aveva abbandonata in quel corridoio.
Aveva girato l'angolo ed era scoppiato in un pianto silenzioso, i pugni serrati, la voglia di prendere tutto a pugni ma ciò che poteva prendere a pugni era solo il pavimento, e lo fece, fino a macchiarsi le nocche di sangue, poi si era alzato ed era corso indietro, ma lei non c'era più, e lui l'aveva persa, forse per sempre.
I giorni che trascorsero furono dominati dalla frustrazione di non aver seguito la via giusta e non quella semplice. Ma il dolore si era fatto sentire quando li aveva visti insieme: lei passeggiava beatamente con lui, Typhon Seal, Prefetto Dragargenteo, non di certo tra le persone che gli stessero più simpatiche; la loro affinità, numericamente parlando, poteva essere pari a -10.
Non la cercò più e da allora le sue giornate furono accompagnate dal rimorso di non aver preso la giusta decisione: era stata una di quelle opportunità che non si sarebbero più presentate nel lungo cammino della sua vita e solo il tempo avrebbe potuto alleviare il dolore ma non cancellarlo definitivamente, purtroppo.

[Fine Flashback...]

Quei pensieri affollavano la mia testa dal momento in cui avevo abbandonato la Sala Comune e l'avevo vista di sfuggita, ma lei non mi aveva visto, oppure aveva fatto finta di non vedermi.
Ero consapevole che lei avesse finto ma ero arrivato a tal punto da auto-convincermi della seconda alternativa.
Mi inoltrai nel Boschetto, il rumore dei miei passi assorbito dall'erba incolta che cresceva spontanea e tappezzava tutta la radura contornata di alberi, sotto i quali vi era occasionalmente una panchina per i giovani innamorati, anche se quella non era la funzione primaria.
Nessuno si aggirava nei dintorni, in effetti era quasi il coprifuoco, e gli studenti dovevano essere tutti rientrati nel castello da poco, indi per cui non c'era momento migliore per chiudere gli occhi e navigare nei miei pensieri, provando a trovare la soluzione a quella ferita.
Ma forse era una ferita causata non da lei ma dalla persona che la affiancava: Typhon; dopotutto era stato lui a intromettersi tra noi: non avrebbe dovuto, eppure lei lo aveva consentito, ma ciò non riduceva il rancore che provava nei confronti del Dragargenteo.
Non c'era mai stato un confronto diretto tra noi due, eppure la voglia di umiliarlo c'era tutta, così avrebbe abbassato le sue arie da duro.
Certo avrei commesso un ulteriore torto ad Alexis, ma la voglia e l'impulsività erano maggiori di qualunque altra cosa. Ma con che pretesto? Quello era il punto, non ne avevo motivo, o meglio, lo avevo avuto, ma non lo aveva più. Avrei dovuto cogliere al volo quell'occasione ma allora erano altri i miei ragionamenti, stavo ancora bene, avevo attutito il colpo ma, purtroppo, come una malattia, tutto era degenerato e il peggio aveva preso il sopravvento.
Mi distesi sull'erba, chiusi gli occhi, sperando che quella triste agonia, almeno quel giorno, sarebbe passata.

Sei forte, passerà...

Avevo la netta impressione che quelle parole erano tanto finte quanto il fatto che io e Typhon, un giorno avremmo potuto andare d'accordo.

[yt]http://www.youtube.com/watch?v=hLQl3WQQoQ0[/yt]


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Messaggioda Typhon » 27/10/2012, 15:28

- GIORNO PRECEDENTE -


Alexis Parker che mi chiedeva di vederla ugualmente fuori orario consentito per parlare.
Non era tanto la trasgressione in se per se che mi preoccupò, quanto il fatto che fosse stata la mia ragazza a chiederla, la Parker, ok?
Uscii dalla mia sala comune, raggiungendola abbastanza in fretta, diciamo correndo, spostandomi con discrezione per non rumoreggiare.
Non era il mio turno di ronda e nemmeno quello di lei, quindi se ci avessero beccato sai che bell'esempio, ma la stanza delle necessità era ormai vicina e di lì a poco avrei potuto scoprire cosa diavolo era successo da così grave da portare la mia angioletta a trasgredire il regolamento.
Presto detto, una volta entrato nella stanza, la vidi, era si bellissima, ma con una nota negativa e dolente che smorzava di molto quella dolcezza e meraviglia che spesso e volentieri mi avevano incantato: Alexis stava piangendo, ed anche con lacrime grosse come la rugiada mattutina.
Se ne stava ferma lì, poggiata al muro, singhiozzando, vestita con le prime cose trovate nell'armadio, in fondo non era mai stata una femmina attenta a doversi truccare anche per andare al bagno.
Mi si strinse il cuore in petto e quando ella si accorse che ero arrivato, si mosse lentamente per avvicinarsi senza ancora parlare o dire niente.

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Nel breve tempo che trascorse, mi raccontò tutto quello che era accaduto, soffermandosi sugli eventi legati al prefetto Corvonero, Ferdy Stone, sulla discussione avvenuto pochi minuti prima, sulle incomprensioni sorte e sull'atteggiamento da imbecille insensibile che il docente di Volo aveva tenuto durante tutta la loro conversazione, anche quando Alexis aveva tentato di fargli comprendere che gli voleva bene, che teneva alla sua persona come amico, al suo fianco, ma tanto quando un maschio orgoglioso e represso non ha per filo e per segno quello che desidera non può accettare nient'altro.
Capricci, solo capricci insulsi, e la mia rabbia ovviamente, nel cuore e nei muscoli saliva a livelli impressionanti.
La abbracciai, cercando di farle capire che non era il momento giusto per deprimersi, a breve ci sarebbe stato il weekend, avremmo lavorato attivamente alla costruzione del negozio e questo l'avrebbe distratta abbastanza da non pensare eccessivamente a Ferdy.
Fortunatamente Alexis era molto più incline rispetto che Arianna ad ascoltare al primo colpo i miei consigli, trovandoli di tanto in tanto risolutivi, così ci allontanammo di corsa da lì, evitando di essere beccati da qualche professore o altro nostro collega, magari proprio il Corvaccio del malaugurio, e ognuno di noi prese poi strada in direzione delle stanze da letto, l'indomani per me sarebbe stata una giornata molto, troppo interessante... Oh si perché la mia ragazza non la si fa piangere senza motivo e la si passa liscia, caro mio.

- GIORNO DELLO SCONTRO -


La mattina giunse abbastanza in fretta, meno male, avevo tenuto gli occhi spalancati per quasi tutte le ore notturne, dannate mani che prudevano, come anche la bacchetta, lo ammetto.
Avevo trascorso nel corso della prima parte della giornata delle lezioni in comune coi delfini ed altre con i Corvi, senza contare poi la lezione di volo, pensa un po' che divertimento.
Alexis per tutto il tempo aveva tenuto un viso triste, funereo, distrutto; non aveva dormito molto di sicuro nemmeno lei, non c'erano dubbi al riguardo, e più ri-pensavo ad una cosa simile e ancora più alta la rabbia mi saliva in corpo, decisamente quel pomeriggio avrei fatto una strage, anche se in fondo si sarebbe ridotta ad una persona sola, ovviamente in orario esterno alle lezioni per non incorrere nel problema di aggressione ad un docente.
Per i ragazzi più giovani la regola era semplice: fuori dall'aula sei solo uno come tutti gli altri, solo durante le tue ore di lezione sei un vero e proprio professore, e questo svantaggio di Ferdy "sfondo le porte a gratis" Stone mi avrebbe fatto davvero comodo.
In direzione del tramonto, osservai dalla finestra della torre di Astronomia l'ultimo spostamento del ragazzo, avendolo seguito con attenzione per tutta la giornata.
Il boschetto probabilmente, o almeno così sembrava a giudicare dalla direzione presa.
Annuì a me stesso risoluto, mentre mi voltavo e iniziavo la lunga e veloce traversata nel tentativo di raggiungerlo e scambiarci finalmente quelle quattro adorabili chiacchiere che da soli non ci eravamo ancora permessi.

Questa me la paghi, cazzo se me la paghi...

Per fortuna, anche non potendo contare sull'aiuto della mia lince, in quel momento in probabile caccia, riuscii lo stesso ad essere abbastanza capace di trovare la mia di preda, nel folto limitare del boschetto nascosto.
Nella fondina ascellare di pelle, la mia bacchetta in Legno di Corniolo, piuma di fenice, molto flessibile e da 9 pollici attendeva silenziosa di potersi mettere adeguatamente in mostra ed io non sarei mai potuto essere così crudele da non ascoltarla e darle ciò che desiderava.
Avanzai con calcolata lentezza, facendo un rumore leggero sulle foglie secche cadute sul letto erboso della zona, attendendo quindi che Ferdy, richiamato da un possibile pericolo, si voltasse di improvviso, intravedendomi.

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Toh, guarda chi si vede... "Perdy" Stone.
Cercavo proprio te sai?
Mi era venuta in mente una domanda proprio oggi, a lezione... Ma il tuo cognome deriva direttamente dalla materia che hai nel cranio?


Mi avvicinai di qualche passo, rimanendo comunque a debita distanza, forse tre o quattro metri.
Portavo con me una semplice maglietta a maniche lunghe, nera, sotto dei jeans e sopra la mia solita giacca lunga di pelle, quella con la quale non avevo mai perso un solo incontro del CdD... A parte quelli con Arianna, si intende.
Mi schiarii la voce, sorridendo con un volto un po' sadico, stronzo, divertito, anche se dentro di me l'ira cresceva, cresceva, oh se cresceva.
Mossi il collo a destra e sinistra, fissandolo dritto negli occhi, facendo fare qualche rumore alle ossa delle clavicole, giusto per intimorirlo un poco, qualora ci fossi riuscito naturalmente.
Stessa cosa feci dopo con le nocche dei pugni, si, avrei utilizzato anche quelli volentieri, peccato che lì si sarebbe andati a finire in qualcosa di peggiore, le lesioni fisiche di certo sarebbero state punite maggiormente, per quanto ero sicuro che semmai fossi finiti in uno scontro nessuno di noi avrebbe potuto rivelare qualcosa ad anima viva, io per non finire nei guai come studente all'ultimo anno e prefetto, e lui per non finire sbattuto fuori a calci dalla scuola a causa dell'accettazione di una rissa con un collega e studente anch'egli.

Non solo l'hai fatta star male a causa della tua incapacità ad accettare i due di picche, no, me l'hai fatta anche piangere...
... Dì un po', professore, non te ne passa abbastanza di passera sotto il naso, famoso e gonfiato come sei?
Devi per forza mortificare la mia ragazza per non esserci stata ed aver scelto un altro?
Beh nel caso hai scelto proprio quella con il fidanzato SBAGLIATO, Stone, SBAGLIATO.


Estrassi la mia bacchetta quasi al volo, facendo ondeggiare lentamente con un movimento del polso calcolato e calmo, placido, come era solitamente il mio spirito quando affrontavo una sfida.
Al contrario di Arianna io puntavo alla pace, alla riflessione, alla stabilità e alla fermezza degli intenti per affrontare un nemico, mentre lei era come un turbinio di fuoco e fiamme che avvolgevano la sua aura e la spingevano a mettercela tutta fino a quando non sfiancava l'altro... Praticamente come nel sesso!
Fissai Ferdy con intensità ancora una volta, divenendo molto, parecchio serio per alcuni secondi, con i miei occhi scuri che non lasciavano alcuno spazio a pietà o comprensione, subito dopo, infine, decisi che il primo passo per destabilizzare l'avversario e renderlo più debole era necessariamente deconcentrarlo, dunque, inizia con la mia personale tattica di schernimento.

Bene Rosalie, quando vuoi puoi andare con il culo per terra...

Nel caso avesse accettato quello scontro, quella lotta, pur non essendo completamente certo della mia vittoria, di un'altra cosa però avevo la sicurezza matematica ed assoluta: Lui si sarebbe battuto per un affronto a se stesso, per delle offese, io... Io per questo...

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Chiedo scusa a Lindë e il mio sfidante per il ritardo.
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Messaggioda Ferdy » 28/10/2012, 21:22

Inutile dire quanto fosse difficile per me scacciare tutta quella malinconia: i sensi di colpa mi aggredivano come fruste schioccanti ed io ero impotente, potevo solo subire quella tortura, me la meritavo dopotutto. Mi sentivo così egoista in quell'istante: non meritavo alcuna pietà, dovevo solo lasciarmi andare e subire, subire, finché il senso di colpa sarebbe stato talmente insistente da entrare a far parte di me e da allontanarmi in maniera totale da Alexis.
Ma perché egoista? Egoista perché l'avevo ferita nel profondo, e forse i miei dolori non erano lontanamente paragonabili ai suoi.
Eppure non riuscivo a fare mia questa trasparenza, questa realtà dei fatti: possibile che il mio egoismo era talmente forte da poter sopraffare questa verità, da tentare di camuffarla?
Lì, steso sull'erba, stavo tradendo anche la mia parola, la promessa che mi ero fatto in precedenza, ma nonostante tutto quella era la via più facile.
Le pupille bendate dalle palpebre, staccarono la spina, e la mia vista ora era il mio pensiero: camminavo sulla spiaggia, le orme dei piedi nudi si cancellavano via via che una gamba superava l'altra. Le onde carezzavano la riva dolcemente, l'acqua talmente cristallina da poter mostrare il basso fondale.
Ogni metro percorso era proporzionale alla distanza che c'era tra me e il dolore, una foresta lugubre che mi era lasciato alle spalle. La mia meta era l'orizzonte, ma lì, in quel posto era molto più facile raggiungerlo, bastava volerlo.

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Eppure, con l'animo in lotta, giusto contro facile, era ciò che desiderassi di più. Una volta raggiunto, tutto sarebbe cambiato e sarebbe stata un'altra vita, con i posti a sedere che si potevano contare sulle dita delle mani. Una vita che accettava solo la concretezza, senza falsità, solo verità, senza illusioni.
Ma quel cammino, su quella spiaggia dai granelli infiniti ed impercettibili, non era destinato al completamento totale.
Il mare si increspò e poco dopo si alzò in un'onda violenta che si abbatté su di me, trasportandomi lontano dalla riva, incredibilmente vicino alla foresta, oscura, da cui ero uscito.
Il cuore accelerò i suoi battiti e gli occhi si ripresero la percezione della vista: le palpebre si aprirono e la luce entrò dentro di me, stordendomi appena e degradando la poca quiete che ero riuscito ad acquisire.
Il rumore di alcuni passi sulle foglie secche giunsero fino ai timpani, che, seppur intorpiditi, riuscirono a captare quel movimento.
La presenza di qualcun altro mi costrinse a destarmi, avrei cercato un altro posto, ma qualcosa mi diceva che ciò non si sarebbe mai realizzato, almeno che Typhon Seal, spavaldo qual'era non stesse cercando qualcun'altro al di fuori di me, ma visto che ero solo nei dintorni dovevo presumere che stesse puntando proprio nella mia direzione. Se pensava di spaventarmi si sbagliava di grosso: la mia sicurezza di sopraffarlo, oralmente e praticamente, dominava indiscussa.

Toh, guarda chi si vede... "Perdy" Stone.

Alternativo!

Commentai io in risposta a quella che voleva essere una sua provocazione. Mi dovevo assicurare di mantenere la calma, dopotutto era risaputo che la logica batteva la forza.
Avevo un sorriso stampato in volto: dovevo prenderlo in contropiede, psicologicamente parlando: in tal modo avrei stuzzicato i suoi nervi che, se lui fosse venuto lì per motivo "Alexis", dovevano essere parecchio tesi.
Avrei pensato io a farli scoppiare una volta per tutte.
Se ciò fosse accaduto l'avevo battuto in principio, praticamente. Più il cervello si alterava e più perdeva la concentrazione.

Cercavo proprio te sai?
Mi era venuta in mente una domanda proprio oggi, a lezione... Ma il tuo cognome deriva direttamente dalla materia che hai nel cranio?


A braccia conserte camminavo su e giù lateralmente, mentre lui parlava, guardando il terreno: uno spettacolo migliore della sua faccia scarna e cerea.
Ridacchiai, quasi di gusto: si era praticamente condannato con quelle parole.
Seal credeva che fosse l'unico in grado di saper azionare la lingua tagliente? Era proprio uscito fuori dai binari. Anch'io sapevo far male con le parole: come diceva il grande Albus Silente, "Le parole sono la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo." Ne avrei avuto la prova pratica quel pomeriggio; ero praticamente certo che saremmo incorsi nello scontro, perlomeno l'avremmo sfiorato, ma in tutta sincerità non mi sarebbe dispiaciuto, anzi.

Notavo quanto fossi tentato... O forse non l'hai fatto semplicemente perché ti sei fatto sotto e avessi paura che ti avrei umiliato dandoti una punizione per un anno di fila, mmh?! Patetico...

Dissi con una risata, fermandomi di fronte a lui, la bacchetta nella tasca della giacchetta sottile blu scuro, pronta ad essere sfoderata qualora avesse tentato di attaccarmi.
L'ultimo insulto fu pronunciato con un tono canzonatorio nella voce, ci avrei scommesso che avesse spostato la sua lancetta "Adesso scoppio" di qualche livello più su.
Il caldo non era assente, anzi, contribuiva a rendere l'aria intorno a noi più focosa: a momenti avremmo potuto vedere le scintille.
Il sole calava piano, proiettando la luce sulle nuvole sovrastanti i lontani monti, che facevano da specchio e trasmettevano la luce proprio sulla radura circondata dal boschetto, quasi a voler circoscrivere la loro zona. Anche i corpi celesti si godevano lo spettacolo.
Le ossa del suo collo, come quelle delle mani, scattarono, ma quel gesto non trovò alcuna reazione in me: se pensava di mettermi in fuga con un simile gesto, o di sminuirmi, aveva proprio intrapreso la strada sbagliata. Se, e solo se, volevo le ossa potevo fargliele scattare per bene io, con un gesto di bacchetta e uno Schiantesimo preciso e potente dritto dritto nel punto in cui il cibo sfocia nello stomaco: costole rotte, stordimento, vista annebbiata, mancanza del respiro e poi dritto dritto in Infermeria. Ma ci sarei arrivato radicalmente: il pasto andava gustato e il suo punto più succulento andava studiato.

Non solo l'hai fatta star male a causa della tua incapacità ad accettare i due di picche, no, me l'hai fatta anche piangere...

Mmh... Precipitoso...

Storsi il muso e alzai le sopracciglia, mentre chinavo il capo e piegavo le dita per guardare le unghia, ignorando le sue parole ed ora anche la sua presenza. Ciò che lui stesse dicendo non lo prendevo nemmeno in seria considerazione, per due motivi: primo, lui doveva restarci fuori da quella storia, perché, io non avevo coinvolto nessuno e tanto meno sarei andato prepotente da Seal in caso Alexis avesse litigato con lui e avesse sofferto; secondo, non sapeva nemmeno un poco di ciò che era accaduto, solo i diretti interessati potevano saperlo, neppure, forse solo io. Inoltre quando si cade, ci si rialza, senza nessuno vicino, da soli, solo questo ci rendeva sempre più forti.
Mi limitai solo a sospirare.

... Dì un po', professore, non te ne passa abbastanza di passera sotto il naso, famoso e gonfiato come sei?
Devi per forza mortificare la mia ragazza per non esserci stata ed aver scelto un altro?
Beh nel caso hai scelto proprio quella con il fidanzato SBAGLIATO, Stone, SBAGLIATO.


Avanti e indietro, avanti e indietro: ricominciai a passeggiare su e giù per qualche metro, in dimostrazione di quanto non lo considerassi. Lui era zero e tale sarebbe rimasto, almeno finché non avrebbe cambiato atteggiamento nei miei confronti: mi andava bene anche l'indifferenza, sarebbe rimasto il ghiaccio tra noi due, ma almeno era un modo per non attaccarci ogni qualvolta ne avessimo l'occasione; ma a quanto pareva lui non era della stessa opinione: improvvisamente fece volteggiare la bacchetta nell'aria afferrandola morbidamente con la mano e facendola danzare con il polso.
Allora faceva sul serio; presi anche io la mia dalla tasca della giacca con tutta la tranquillità che si potesse mantenere in un momento simile.
Lui non avrebbe attaccato se non lo avessi fatto prima io: aveva adottato questa tecnica, e tanto valeva concedergli questa soddisfazione. Inoltre, inutile negarlo, fremevo dalla voglia di fargli assaggiare il sapore della terra al tramonto.
Avrebbe provato presto l'ebrezza di volare senza una scopa.

Ah... - risi di gusto, prevedendo la mia vittoria - Ma allora sputi fuoco per davvero! Non temere, penserò io ad annaffiarti la bocca.

Nessun segno di alterazione: anche se avessi tanta voglia di attaccarlo con Stupeficium a raffica, non mi potevo lasciare andare a quell'ira, l'ira che avevo accumulato in tutto quel dialogo, più vicino ad un monologo, visto che non avevo aperto bocca per una o due volte per fargli capire che non aveva a che fare con i soliti pivelli con cui si era tanto divertito.
Mi guardai ancora le unghia, sorridente. Era palese che avessi accettato la sfida.
Potevo sentire il suo sguardo fulminante addosso, attento, vigile e pronto a qualunque "sventura", e faceva bene.

Basta poco per cambiare Stone... Una "R" ed una "M" finali, ed ecco che arriva la TEMPESTA!

Bene Rosalie, quando vuoi puoi andare con il culo per terra...

I miei occhi scuri, si distolsero dalle unghie torturate e mangiucchiate, e balenarono sulla sua sagoma, precisamente, nei suoi occhi. Anche io sapevo fare quel gioco, non aveva ancora capito che doveva cambiare tattica?
Uno sguardo pesante, ma vuoto, incantato, assorto.

Sei incredibilmente seccante.

La voce atona, non una parola di più.
Il braccio armato rivolto esattamente verso il suo petto: non avrei mai tentato un attacco diretto, non così subito, sia perché fosse scontato e sia perché la distanza che intercorreva fra noi era abbastanza per prevederlo ed intercettarlo. Ci voleva più qualcosa che lo prendesse alla sprovvista, lasciandolo interdetto.
Sorrisi amaramente, per lui, non per me, ovviamente.
Alzai con uno scatto il braccio in alto, descrivendo con l'arto superiore una circonferenza precisa, la stessa voce di prima: (Cap.Mag/9 + d20/4 = 13)

Oppugno.

Oppugno

Difficoltà: 5
Tipo: Incantesimo Generico
Descrizione: Si usa per ordinare ad animali e/o oggetti di attaccare qualcuno
Genere: Offensivo
Danno: //


Le chiome degli alberi tutt'intorno cominciarono a danzare e un cinguettio assurdo si propagò tutt'intorno, così forte da costringermi a posare le mani sulle orecchie.
Lo guardai: cosa avrebbe fatto ora? Non dovevo permettermi di distogliere lo sguardo ora che il duello era cominciato, ogni minima distrazione poteva essere l'occasione da parte sua di mandarmi a tappeto. Non avrei mai accettato una simile umiliazione.
Uno stormo di uccelli di dimensioni non modeste si levò nel cielo sereno, in direzione Seal.
Chissà, non doveva essere piacevole sentire centinaia di becchi scalfire la pelle e battere sulle ossa più sporgenti.

Immagine

La velocità con cui i voltatili si muovevano era alta e se Seal non si fosse dato una mossa presto sarebbe stato tempestato dai passeri malvagi.
L'odore che questi portarono con se fu stomachevole, tanto che mi dovetti trattenere per non vomitare. Quella minima tortura sarebbe stata ripagata con un bello spettacolo se lui non avesse trovato il modo di uscirne fuori.
Chissà se si aspettava quel genere di mossa, ora come avrebbe reagito, ed in seguito, agito? Io, vigile, ero pronto a qualsiasi evenienza.
In effetti, era solo l'inizio di una tempesta... una breve turbolenza.

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Messaggioda Lindë » 31/10/2012, 14:26

Comunicazione ai Duellanti

Poiché so che almeno uno dei due Duellanti sarà sicuramente impegnato nella festa che si terrà ad Hogsmeade dal 31/10 al 10/11, CONGELO il Duello fino alla fine di questa.
Va da sé che, a partire dal giorno 11 compreso, il Duellante Typhon avrà ancora due giorni di tempo per rispondere al suo sfidante Ferdy rimanendo nei tempi previsti per il Duello.


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Messaggioda Typhon » 11/11/2012, 19:17

[newsgoth]- TEMA DELL'AZIONE -[/newsgoth]


[yt]http://www.youtube.com/watch?v=syeudRZuuMo[/yt]


Non sapevo esattamente se trovarmelo di fronte mi fornisse soddisfazione o semplicemente mi facesse crescere ancora più rabbia in corpo, mista a pena e mera compassione.
Ferdy aveva esagerato, andando a toccare la cosa per me più preziosa, ma d'altro canto non potevo di certo non capirlo.
Alexis Parker era una ragazza davvero magnifica, dolce, disponibile, con un corpo splendido... Era normale che gli bruciasse a tal punto da farlo comportare così male, tanto da portarla sull'orlo del pianto ed anche oltre.
Purtroppo, lo aveva fregato proprio quell' "oltre", facendo diventare il fidanzato della delfina, me, il peggiore drago sulla faccia della Terra.
Voleva spegnere le mie fiamme il professore, già, peccato che non si ricordasse di non avere nulla in più di me se non qualche anno da giocatore professionista in una squadra di Quidditch.

Ah... Ma allora sputi fuoco per davvero!
Non temere, penserò io ad annaffiarti la bocca.


Può darsi che tu sappia volare meglio di me, ed avrei dubbi anche su quello...
Ma ti ricordo che sei al settimo anno di Hogwarts, non ci separa nemmeno una virgola dal punto di vista di conoscenza magica, quindi abbasserei le piume, pulcino nero, ed eviterei di spararla grossa... Ma se proprio ci tieni a finire in forno con patate... Prego!


Sei incredibilmente seccante.
Oppugno.


Ma che fa?
Chiama i suoi rinforzi personali?


Assurdo e tendenzialmente simile ad una battuta di un film comico babbano di terza o quarta categoria.
Sfruttare, lui un Corvonero, uno stormo di uccelli per attaccarmi e farmi del male.
Scelta azzardata, ed anche molto, visto che a tutti gli effetti per scendere in picchiata gli animali volanti ci mettevano comunque del tempo, ed io grazie alla mia capacità e velocità tentai di puntare subito la bacchetta verso l'esercito in arrivo, pronto a mandarli via immediatamente, per dimostrare alla "Tempesta" che tutt'al più poteva definirsi una "Brezza primaverile".
Ruotavi il polso facendo fare alla bacchetta un movimento rotatorio in senso anti-orario per due volte, e orario altre due, mentre dalla punta di essa si iniziava ad intravedere una scia di colore trasparente che con il suo suono a fischio ricordava molto il sibilo del vento.
Gli uccelli sfruttavano chiaramente l'aria per librare e darsi una traiettoria, ma che succedeva se gli arrivava di improvviso una brutta folata di contrasto a deviare la loro direzione?
E poi, oh no, non era mica finita lì, perché a me non bastava difendermi, no, desideravo deriderlo in tutto e per tutto, così, non appena osservai che lo stormo era abbastanza vicino a me, spostai di circa dieci centimetri il braccio lanciando il mio incantesimo, scandendo a voce alta il nome della magia, con tutta l'intenzione di vendicarmi a dovere.

VENTUS!


Ventus

Difficoltà: 6 (complesso)
Tipo: Incantesimo Generico
Descrizione: Genera una sfera di vento di grandi dimensioni che può anche abbattere arbusti di medie dimensioni
Genere: //
Danno: 18


Immagine

Spoiler:
Riflessi 10 + d20 11 = 21


La sfera di grandi dimensioni che feci scaturire dalla bacchetta avrebbe dovuto generare una forte onda d'urto d'aria in grado di deviare il volo degli stessi uccelli scagliati da Ferdy, così da farli finire inevitabilmente, indovinate contro chi?
Certo, non era sicuro che la mia strategia fosse riuscita, ma un Drago non si chiamerebbe tale se non fosse nato per osare, per dare il tutto per tutto durante uno scontro, una sfida, cercando la vittoria con la strategia quanto con gli artigli.
Adesso dovevo solo stare a vedere che fine avrebbero fatto i simpatici amici col becco e in picchiata, ma di certo non rimanendo con le mani in mano, anzi, concentrandomi sull'utilizzare un vero e proprio incantesimo offensivo da sparare a Stone in risposta a quello scherzetto animale che stava per farmi poco prima.

Sai che pensavo quando hai detto che avresti spento le mie fiamme?
Che purtroppo hai completamente sbagliato sul tipo di Drago che ti trovi di fronte...
Ricordando la conferenza del professor Sykes, direi che mi sento molto di più un drago blu, ricordi che soffio hanno?
... Ah ma tranquillo, nel caso avessi un vuoto di memoria, te la rinfresco subito io!


Scrocchiai il collo, muovendolo a destra e sinistra, sorridendo più sadico che mai, sempre più ansioso di darmi da fare, in fondo era da quando ero partito al suo inseguimento che mi prudevano le mani e non me ne sarei andato senza aver sistemato quel prurito adeguatamente.
Feci un mezzo salto all'indietro, volendo aumentare di poco ma ulteriormente la distanza tra noi, per non dovermi mai ritrovare nella condizione di dover attutire per forza un incanto con il mio corpo ma sempre con la possibilità di provare a schivarlo.
La bacchetta eseguì grazie al movimento del polso, una matrice ondulatoria, cominciando ad illuminare la propria punta di un colore tra il bianco perlaceo acceso ed il giallo intenso, come quello dei lampi.
Gliela facevo vedere io la tempesta...
Lo fissai intensamente, socchiudendo gli occhi per prendere la mira, facendo un movimento scattoso in avanti con il braccio, distendendolo del tutto e piegandomi sulle ginocchia così da essere molleggiato e non teso, lasciando che una scia fulminea e tonante si dirigesse sul mio nemico per dargli la dovuta scossa, acquistando durante il suo tragitto la forma di una sfera allungata ed ovale caricata al massimo.

ELETTRO!


Elettro

Difficoltà: 6
Tipo: Incantesimo di Evocazione
Descrizione: Emana una sfera elettrica in grado anche di paralizzare animali e/o persone
Genere: Offensivo
Danno: 12


Immagine

Spoiler:
Capacità Magica 12 + d20 6 = 18


Non avrei di sicuro cantato vittoria molto presto, infatti fino a quando la sfera non avesse colpito il mio avversario non mi sarei messo l'anima in pace, rimanendo completamente allerta attendendo la sua prossima mossa nell'eventualità che egli avesse schivato o assorbito bene il mio colpo.
Una cosa era certa, potevo anche essere uguale a lui magicamente, ma era anche vero che a livello di possenza muscolare, essendo stato un atleta professionista, mostrava una ipotetica maggiore predisposizione alla Resistenza Magica rispetto a quanto potessi averne io, ma non era escluso che mi stessi sbagliando e quella fosse tutta apparenza.
Rimasi accorto, quindi, guardando tutta la scena con gli occhi scintillanti e predatori che solo un vero Drago poteva possedere.

Ecco cosa accade quando si tocca la Dama di un Principe delle Creature Magiche, pivello...


Immagine

Spoiler:
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Messaggioda Ferdy » 13/11/2012, 20:09

Non ero un tipo che si arrabbiava con facilità, tuttavia quando la prepotenza e l'intromissione erano due concetti estranei al mio vocabolario cerebrale, e se notavo uno di quei comportamenti nei miei riguardi non impiegavo molto a perdere le staffe, ma ciò non mi ostruiva di certo la ragione.
Seppur oppresso dal nervosismo nella mia testa si apriva ancora uno spiraglio, uno spiraglio emettente luce, e seguendo quella luce avrei potuto uscirne immune da quello che si prospettava un duello con i fiocchi.

Può darsi che tu sappia volare meglio di me, ed avrei dubbi anche su quello...

Prego!?!

Sbottai in una sonora risata; con questo non volevo dire che ero meglio di chiunque altro sulla scopa, ma era assurdo pensare che lui di fama a stento scolastica, voleva mettersi al confronto con me, di fama internazionale, e non era tutto, riguardo chi fosse più abile sulla scopa?
Ora l'aveva detta grossa, e questo non faceva che aumentare la voglia di fargli cadere qualche incisivo e renderlo irriconoscibile: la risata era il giusto sfogo per trattenere quel piacevole impulso: non sempre ciò che piaceva era la cosa giusta da fare.
Strinsi la mano libera della bacchetta in un pugno, giusto per alleviare un altro po la voglia di prenderlo a calci per tutta la radura del boschetto.

Ma ti ricordo che sei al settimo anno di Hogwarts, non ci separa nemmeno una virgola dal punto di vista di conoscenza magica, quindi abbasserei le piume, pulcino nero, ed eviterei di spararla grossa... Ma se proprio ci tieni a finire in forno con patate... Prego!

Quell'ultima sciocchezza che fuoriuscì dalla sua bocca, nota anche come fogna, mi fece perdere la pazienza: avevo capito che finché non davo inizio alle danze lui non avrebbe osato attaccarmi, forse per "tentato omicidio ad un alunno/insegnante" chissà, non me ne intendevo di "questioni burocratiche". Ma ora era di irrilevante importanza, in quanto gli avevo quasi dato il permesso di reagire non appena scagliai contro di lui uno stormo di uccelli vogliosi di carne fresca, anche se, ahimè, ne avrebbero trovata ben poca: avrebbero dovuto accontentarsi dei rimasugli incastrati tra le ossa che spiccavano tanto su quel corpo magro, che se l'avessi incontrato durante la ronda notturna, l'avrei scambiato per uno dei fantasmi che circolavano nella scuola.
Così mi godetti lo spettacolo: era ovvio che quello era solo un piccolo riscaldamento, anche perché se volevo partire spedito e diretto avrei agito diversamente, con un attacco diretto, ma ero un tipo che con il cibo ci giocava prima di mandarlo giù.
Prima lo avrei reso una poltiglia e poi gli avrei inflitto l'ultima umiliazione, l'ultimo boccone.
Se volevo che qualcuno infangasse il mio nome di mago non avrei di certo lasciato a lui il piacere.
Cosa avrebbe detto mio padre?
Papà: quanto avrei voluto che fosse lì con noi, ad assistere, a spalancare gli occhi guardandomi nell'arena, nella fossa dei serpenti, in silenzio e annotando come il suo "prediletto" fosse cresciuto, con ideali ben migliori da quelli del male e del potere, ma con io postumi del mestiere.
Il Quidditch non era stato solo divertimento per me: ma anche un modo per trovare soluzioni e idee alternative a qualunque situazione, un lavoro che aiutasse anche a ragionare, la gloria non era il trofeo da portare a casa, quello era secondario, la gloria era la riuscita della tattica, del processo elaborativo, quello era il Quidditch per me!

Sa usarla bene la bacchetta...

Pensai, un ghigno stampato sul viso.
Il mio incantesimo era stata un'arma a doppio taglio: il cinguettio dei volatili copriva la sua voce, ma ciononostante il "ruggito" del drago si impose sul resto e quel che ne uscì fuori fu un Ventus.
E non mi ero sbagliato: l'aria tutt'intorno cominciò a vibrare e le foglie già cadute sul prato cominciarono a girare vorticosamente, in cerchio, per poi alzarsi e, infine, mimetizzarsi con quello che aveva tutta l'aria di essere una sfera di dimensioni abbastanza grandi per potermi indebolire quanto bastasse a rendermi un avversario da mandare al tappeto con un niente.
Indietreggiai con due falcate indietro, riparandomi con la boscaglia, in particolare dietro un tronco rientrato e abbastanza possente: era una sfera si, grande, ma non abbastanza per abbattere tutti gli alberi presenti intorno.
Ma il suo scopo non era quello di attaccare: Typhon stava utilizzando quell’incantesimo per proteggersi dagli uccelli in picchiata, i quali ritrovarono un effetto boomerang e si scagliarono contro il terreno o contro gli arbusti schierati in prima linea del boschetto.

Furbo... Ma non abbastanza!

Cominciavo a pensare che tutta quella storia mi stesse divertendo, in realtà: forse la controparte che avevo dentro che voleva la sua umiliazione stava prendendo il controllo, e ciò non doveva assolutamente accadere. Dopotutto, non dovevo riservargli così troppa importanza.
La perseveranza negli obiettivi era fondamentale, tuttavia non dovevo farlo divenire un accanimento. Quello era uno dei punti deboli nel duello: se avrei dato troppa retta a quell'impulso avrei ignorato i dettagli che, in una situazione di lucidità e calma interiore, mi avrebbero conferito la vittoria.
E per come si erano messe le cose quello era appunto il gioco di Typhon: stava commettendo degli errori in partenza; quello non doveva essere un duello tra me e lui, ma un duello con me stesso.
Dopo che gli effetti del "Ventus" si dissolsero, uscii nuovamente allo scoperto, mettendolo nuovamente a fuoco nel mio obiettivo.
Da quel momento in poi non dovevo più perderlo di vista: avevo permesso ciò per far fronte ad una mancanza più importante.
Dovevo ammettere che mi aveva messo leggermente in difficoltà.
La bacchetta ancora nella mano destra, avvicinai le mani in un applauso, ovviamente ironico. Dovevo stuzzicarlo per fargli abbassare ulteriormente la guardia, non che ne avessi bisogno, ci sarei riuscito anche con la forza se sarei dovuto ricorrere ai rimedi estremi.

Sai che pensavo quando hai detto che avresti spento le mie fiamme?

Sono tutto orecchie!

Che purtroppo hai completamente sbagliato sul tipo di Drago che ti trovi di fronte...
Ricordando la conferenza del professor Sykes, direi che mi sento molto di più un drago blu, ricordi che soffio hanno?


Un attimo di incomprensione: a cosa stava alludendo? Non capivo quale gioco volesse iniziare, e questo non poteva che costituire una minaccia. Il fatto che non riuscissi ad integrarmi con il suo discorso non poteva che essere un pericolo in quanto non potevo prevedere la sua mossa d'attacco.
Inarcai le sopracciglia, come se volessi concentrarmi ulteriormente su quelle parole; sembrava quasi che avessi trovato un filo conduttore a tutto il discorso.

... Ah ma tranquillo, nel caso avessi un vuoto di memoria, te la rinfresco subito io!

Un bagliore nei miei occhi marrone intenso.
Ora capivo.

Elettricità!

Avevo capito cosa stesse escogitando Seal, ma in questo caso non riuscivo a trovare una via di fuga; la nostra distanza - seppur lui l'avesse allungata di pochi metri - era ancora poca per poter sfuggire ad un attacco fulmineo e paralizzante come...

Elettro!

Una sfera blu intenso avvolta da fulmini bianchi e gialli si dirigeva a tutta velocità verso di me: non avevo via di fuga, quello che potevo fare era solo attutire il colpo con il corpo.
Seal aveva vinto?
Incredibilmente, mentre con gli occhi sbarrati osservavo la sfera avanzare verso di me, la quale scandiva gli attimi che restavano affinché mi mandasse al tappeto, un'ultima risorsa rabboccò dalla mia laboriosa mente. Se c'era un modo per placare la forza della sfera era quella di anticipare il suo effetto con un agente atmosferico.
La bacchetta danzò nuovamente nell'aria ad eseguire i comandi del polso, che si mosse, come la lancetta di un'orologio di tre quarti in senso antiorario; gli occhi si chiusero e nella sua mente elaborò l'immagine di un individuo abbattuto da una bolla d'acqua.

Aguamenti!

Aguamenti

Difficoltà: 6 (complesso)
Tipo: Incantesimo di Evocazione
Descrizione: Genera una sfera acquatica di alta velocità e dalle dimensioni raddoppiate rispetto ad una Pluffa
Genere: Offensivo/Difensivo
Danno: 15


Spoiler:
Res.Mag/10 + d20/2 = 12


Immagine

Qualcosa andò storto: forse non avevo accumulato abbastanza concentrazione perché preso dalla fretta e dal panico.
La sfera non era abbastanza nitida e sferica, appunto, ma era come ondulata qua e là sulla superficie, come se il potenziale magico incanalato non era stato abbastanza.
Mi allineai in direzione delle due sfere, in modo da sparire dalla visuale di Seal: avrei sfruttato appieno la confusione che si sarebbe creata una volta che i due incanti si sarebbero scontrati.
Chiusi gli occhi e portai le braccia sul viso non appena le due sfere si lambirono, la distanza da me e dall'impatto era così poca che fu inevitabile riportare qualche striatura e qualche graffio sulla pelle, dentro non riuscivo ad avvertire niente, poiché troppo preso dal momento fuggente da cogliere.
Ero a terra, aprii gli occhi, e mi mossi di soppiatto nel caos momentaneo per raggiungere un punto favorevole per attaccare Seal senza che questi se ne accorgesse.
Le ferite bruciarono ancora di più a contatto con la sporcizia e la polvere, e le ossa mi dolevano un poco, ma non tanto da costringermi a mollare.
Lo aggirai, e azzardai un attacco che se riuscito non avrebbe che potuto mandarlo a terra, forse con qualche giorno in infermeria e, ancora più affliggente, la consapevolezza di essere stato battuto.
Alzai a fatica il braccio, mentre la polvere cominciava ad ancorarsi nuovamente al terreno, non sapevo se lui avesse percepito il mio movimento, o che avesse previsto la mia posizione tanto da poter schivare l'imminente attacco.
Era ora di giocarsi l'ultima carta!
Con il polso designai quello che voleva essere uno spirale in senso orario, poi, trattenendo il fiatone pronunciai l'incantesimo:

Stupeficium!

Stupeficium

Difficoltà: 5
Tipo: Schiantesimo
Descrizione: Lancia il bersaglio designato ad alcuni metri di distanza. Ai livelli magici più alti può anche farlo svenire
Genere: Offensivo
Danno: 13


Spoiler:
Cap.Mag/9 + d20/17 = 26


Immagine

L'avevo inquadrato, il raggio partì a raffica dalla bacchetta, la maggiore quantità possibile di potenziale magico incanalato: era la resa dei conti; se l'avessi colpito ne sarei uscito vittorioso, con la soddisfazione non di averlo battuto, quella era una causa minoritaria per cui battersi, ma con la soddisfazione, come sempre, come sulla scopa, come sul lavoro, come nella vita... di aver trovato e compiuto la tattica.

Spoiler:
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Messaggioda Typhon » 18/11/2012, 23:59

Era avvenuto tutto così velocemente che in un primo momento nemmeno compresi pienamente tutta la dinamica dei fatti.
Avevo sfruttato la forza del vento per deviare gli uccelli dalla mia traiettoria, sperando di spedirli al mittente e fargli fare del male con il suo stesso incanto ma evidentemente qualcosa non andò come avevo premeditato.
Gli animali volanti si andarono ad infrangere tra le fronde e al terreno ed io purtroppo vidi quella possibilità di ridicolizzare il mio avversario svanire miseramente, preparandomi comunque a scagliare il secondo e più importante attacco magico, quello che proveniva ancora una volta dalla rabbia repressa nei confronti di quel damerino che osava definirsi uomo.

Sei solo un coniglio, un fottutissimo coniglio!

Non attesi ulteriormente, più che altro perché avevo estrema necessità di vantare dell'attacco sorpresa, così agitai la bacchetta lasciando scorrere una grande e fluida linea elettrica verso "Perdy", si, adoravo quel soprannome che gli avevo dato.
La scarica che lanciai però, venne parzialmente bloccata dal mio avversario grazie all'ausilio di una magia che avrebbe dovuto fungere da scudo.
Per quanto lo considerassi spesso e volentieri un vero imbranato, non avrei mai pensato che mostrasse così apertamente la sua inettitudine come mago, decidendo addirittura di sfruttare un incantesimo di acqua contro uno elettrico.
Era ovvio che si sarebbe fatto male da solo, avendo utilizzato contro l' "Elettro" il suo principale e devastante conduttore.

Tsk, pivello...

Era a terra, evidentemente intontito da quell'errore madornale che gli sarebbe costata molta concentrazione per l'offensiva successiva, ma per me era soltanto un bene, visto che, ghignando, adesso era decisamente pronto a non terminare lì quel nostro incrocio di bacchette.
Scrocchiai il collo e la nocca sinistra, quella della mano che non teneva la bacchetta, mentre lo vedevo rialzarsi con uno scatto veloce, volendo forse cogliermi di sorpresa.
Lui, cogliermi di sorpresa? Andiamo, era pura follia, infatti per quanto volesse a tutti i costi darmi una dimostrazione pratica della sua eccelsa bravura nell'arte magica, dovette per forza scontrarsi con la mia capacità di essere sempre pronto a schivare gli attacchi nemici che ancora una volta mi salvò da un brutto colpo ed un volo di parecchi metri indietro.

Stupeficium!

Puntai gli occhi su quella scia veloce ed intermittente di colore blu scuro e argento che si diresse verso di me, indomabile e retta.
Fu solo un secondo e il mio corpo si mosse fluido, come una molla contenuta da un grande controllo muscolare e così feci una capriola in aria roteando il busto verso sinistra, atterrando prima con il piede destro in avanti e successivamente con il sinistro leggermente indietro, appena abbassato con il busto e le ginocchia piegate per attutire il colpo del ritorno sul terreno, con un sorriso affabile e decisamente stronzo in volto.

Spoiler:
Riflessi: 10 + d20: 18= 28


Ebbene si, avevo schivato il colpo e senza nemmeno eccessivi problemi.
Era comunque abbastanza normale, visto e considerato che per anni avevo affrontato una sfidante del calibro di Arianna Ricciardi che mi aveva del tutto temprato nel combattimento fino a farmi affinare a livelli esorbitanti la mia resistenza e i miei riflessi.
Per quanto ne volesse dire, Ferdy Stone non era minimamente al livello della mia acerrima ed eterna rivale e quella schivata ne era la piena prova, non c'erano dubbi al riguardo.
Non era tutta via il momento per ripensare a certe cose, avrei avuto tutto il modo una volta uscito da quella foresta con la vittoria in tasca e più andavamo avanti in quella sfida e più percepivo il mio trionfo maggiormente vicino.

Si, hai ragione, sono un Drago Blu abbastanza atipico, mi muovo piuttosto velocemente!
Mi sono decisamente stancato di questa faccenda, adesso facciamola finita una volta per tutte...


Lo guardai piuttosto duramente, più che altro perché non avevo più voglia di giocare, saltellare e proseguire ancora quella storia oltre un certo periodo di tempo, avevo bisogno di un incantesimo che non solo chiudesse difinitivamente la questione ma anche che lo costringesse a starsi zitto e non parlare più di quella sfida tra loro né con me per vergogna né con il resto del castello per non farsi deridere.
La mia mente viaggiò piuttosto svelta alla ricerca di una magia che potesse rendere pienamente il mio pensiero, sopratutto perché le cose andavano fatte ora e di impulso per non perdere l'attimo buono della stanchezza del mio avversario, forse provato per i colpi subiti, oltre che furioso probabilmente per aver mancato ancora una volta il bersaglio.
Il fatto di schernirlo, anche quello faceva parte di una strategia. Più il nemico è su di giri e trema di ira e più è facile che perda la stabilità e soccomba alle tue mosse, e adesso volevo proprio vedere se ero riuscito nel mio chiaro intento di portare a casa il trofeo del "Fidanzato vendicativo vincente".
Sorrisi tra me e me, si, avevo scelto cosa, fare, allacciandomi perfettamente ad un mio ragionamento interiore espresso poco prima e di certo non incline a complimentarmi con il Prefetto dei Corvi davanti a me.
Cominciai a fare qualche passo indietro, volendo finire dietro il tronco di un albero, così da confonderlo e disorientarlo, poiché da quel momento in poi sarei potuto uscire allo scoperto da destra o da sinistra, ma certo stava a lui sperare di vedermi al momento giusto e per tempo.

Oh oh... E adesso da dove arriverà il mio prossimo attacco?
Posso sentire la tua agitazione nell'aria, la tua finta aria sicura non mi inganna...
Mostri tanto coraggio, ma in realtà tremi, perché come fai con le ragazze stesso fai con un vero nemico...
Preferisci scappare, preferisci evitare problemi e messo alle strette non sai più cosa fare...
Sei proprio un coniglio...


Mostrai un braccio dalla parte sinistra del tronco ma poco dopo mi lanciai con tutto il corpo in avanti verso destra, con il voluto intento di disorientarlo, e dopo appena un secondo, dalla mia bacchetta puntata verso di lui mentre ero in volo a mezz'aria, spuntò un fascio simile ad una sfera con una coda sfrangiata di colore verde chiaro e giallo paglia, che prese la sua direzione volendo colpire in pieno il petto del mio nemico per porre fine definitivamente allo scontro più patetico che avessi mai affrontato.

LAPIFORS!

Lapifors

Difficoltà: 5
Tipo: Incantesimo di Trasfigurazione
Descrizione: Trasforma un oggetto e/o persona in coniglio
Genere: Offensivo
Danno: //


Spoiler:
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Messaggioda Lindë » 02/12/2012, 21:07

POICHE' FERDY NON HA RISPOSTO AL DUELLO PER 14 GIORNI CONSECUTIVI SENZA AVVISARE NE' ME NE' GLI AMMINISTRATORI DELLA SUA ASSENZA, DICHIARO CONCLUSA LA SFIDA PER ABBANDONO.

Decreto come Vincitrice del Duello Typhon

- PREMIO DI STILE ASSEGNATO A TYPHON -



TYPHON RICEVE : 20 Galeoni - 5 PX - 25 Punti alla Casata + 3 Galeoni (PdS)

Ferdy non ottiene alcun galeone/px/punto alla Casata.

DUELLO CONCLUSO
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Data Utente Tipo Dado Risultato  
2012-11-18 23:22:47 Typhon d20 20  
2012-11-18 16:02:55 Typhon d20 18  
2012-11-11 18:19:54 Typhon d20 1  
2012-11-11 17:51:12 Typhon d20 6  
2012-11-11 17:50:47 Typhon d20 11  

 

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